
«Il presidente Napolitano non ha alcuna facoltà di intervento su questioni che attengono, per un verso, all’esercizio autonomo e indipendente della funzione giudiziaria e, per altro verso, alle attribuzioni proprie delle autorità preposte alla tutela della salute». Così, in una lettera, il Quirinale risponde al messaggio inviato al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano dal movimento politico Io Cambio, per chiedere lo sblocco delle infusioni di cellule staminali preparate secondo il metodo Stamina. «Nell’impossibilità di poter corrispondere alla sua richiesta di incontro» con Napolitano, scrive il segretario generale della Presidenza della Repubblica Donato Marra, in risposta all’avvocato Agostino D’Antuoni, segretario generale di Io Cambio (movimento con cui il presidente di Stamina Davide Vannoni si è candidato alle Europee), «desidero anzitutto parteciparle l’umana vicinanza del presidente Napolitano e mia personale alle sofferenze delle famiglie dei bambini affetti da gravi patologie». L’appello inviato dal segretario di Io Cambio il 6 maggio riguardava in particolare il caso di Daniele Tortorelli, il bambino di Matera affetto da malattia di Niemann-Pick A, per il quale un’ordinanza del Tribunale ha disposto la ripresa delle infusioni agli Spedali Civili di Brescia.
«Conflitto» tra magistrati
Il Quirinale ricorda poi che della questione è stato investito il Consiglio superiore della magistratura, che ha aperto una pratica a riguardo, e il Ministero della Giustizia, a seguito di una richiesta dell’assessore lombardo alla Salute Mario Mantovani. Quest’ultimo sottolineava il «conflitto» fra magistrati che impongono il trattamento e altri che indagano i medici che somministrano le infusioni Stamina. D’Antuoni intanto è tornato a chiedere un «incontro urgente» per discutere del caso Stamina e «consentire la ripresa delle cure presso gli Spedali Civili di Brescia» al presidente del Consiglio Matteo Renzi e al leader di Forza Italia Silvio Berlusconi. I pro-Stamina non si limitano però a lanciare appelli alle istituzioni e annunciano per sabato 17 maggio una manifestazione davanti alla sede della Regione Lombardia a Milano. «Ci incateneremo, non possiamo lasciar morire più nessuno. Difenderemo il valore della vita ad ogni costo» spiega D’Antuoni.
L’ipotesi del decreto
Ma come uscire dall’impasse tra le ordinanze dei giudici a favore della ripresa dei trattamenti e l’impossibilità di somministrare gli stessi? Negli ultimi giorni è circolata l’ipotesi – avanzata dal Pd lombardo – di un decreto per bloccare le infusioni, ma il ministro della Salute Beatrice Lorenzin si è affrettata a ribadire di voler aspettare le conclusioni del secondo comitato scientifico che dovrà esprimersi sul «metodo». «Ho sempre pensato che dovevamo chiudere questa vicenda in modo naturale e quindi con un provvedimento di tipo scientifico e non legislativo. Aspettiamo di vedere come si esprimerà il comitato in modo che qualunque sia la sua valutazione sarà quella condivisa da tutti» ha spiegato. L’ipotesi di un decreto che blocchi i trattamenti Stamina raccoglie l’appoggio della presidente della commissione Sanità del Senato, Grazia De Biasi (Pd): «La scelta di un decreto è auspicabile, perché si tratta di un atto immediatamente esecutivo». Viceversa, l’Umi (Unione medici italiani) ritiene che un decreto non sia la soluzione ottimale, perché «sarebbe un atto squisitamente politico simile a quello che ha avviato questa assurda vicenda». Secondo il sindacato di categoria, piuttosto, «la Regione Lombardia potrebbe assumere una decisione di blocco dei trattamenti con una delibera di Giunta vincolante». Al momento, agli Spedali Civili di Brescia i trattamenti Stamina sono sospesi, in attesa proprio della pronuncia del comitato scientifico, ma decine di malati sono in lista di attesa avendo ottenuto una pronuncia favorevole dei giudici per l’accesso alle infusioni.
Bergamo rifiutò le cure di Stamina
Intanto nuovi elementi si aggiungono a un puzzle che appare sempre più intricato. Antonio Spagnolo, presidente del Comitato Etico degli Ospedali Riuniti di Bergamo, ha raccontato davanti alla Commissione Sanità in Lombardia come il nosocomio bergamasco abbia rifiutato il metodo Stamina. Vannoni infatti, prima di approdare a Brescia, si è rivolto agli Ospedali Riuniti. Qui il suo «metodo» è stato respinto «perché mancava di scientificità», senza che la questione venisse neppure posta all’attenzione del comitato etico. «Mettendo staminali nell’uomo, attraverso infusioni anche per via intratecale, si perde il controllo delle cellule che possono andare ovunque – ha riassunto Spagnolo -. Non sono stati fatti test sugli animali e non è assolutamente documentato che queste cellule si siano trasformate in neuroni».

L’Associazione Luca Coscioni è una associazione no profit di promozione sociale. Tra le sue priorità vi sono l’affermazione delle libertà civili e i diritti umani, in particolare quello alla scienza, l’assistenza personale autogestita, l’abbattimento della barriere architettoniche, le scelte di fine vita, la legalizzazione dell’eutanasia, l’accesso ai cannabinoidi medici e il monitoraggio mondiale di leggi e politiche in materia di scienza e auto-determinazione.