Entra in vigore la nuova legge sull’aborto e tre comunità autonome si ammutinano all’istante, mentre il Partito popolare – all’opposizione – si appella al Tribunale costituzionale. E i vescovi la condannano senza possibilità d’appello. Da ieri, in Spagna, una gravidanza può essere legalmente interrotta, senza spiegazioni né condizioni, entro la 14esima settimana di gestazione; ed entro la 22esima in caso di pericolo perla vita o la salute della madre odi anomalie gravi al feto.
Le minorenni, a partire dai 16 anni, possono ricorrere all’intervento, informandone i genitori (o eventuali tutori legali) e facendosi accompagnare da almeno uno di loro. Ma se dimostra che la sua decisione può provocare un grave conflitto famigliare, una ragazza sotto i 18 anni può (dopo un colloquio con lo psicologo) tenere all’oscuro padre e madre sia della gravidanza sia dell’aborto.
Questo è effettivamente, anche nella classe medica, uno degli aspetti più controversi della nuova normativa, che sostituisce la vecchia legge in vigore dal 1985. Negli ultimi 25 anni l’aborto non era legale, ma era depenalizzato in tre casi: se esistevano gravi rischi per la vita o la salute fisica o mentale della madre (senza limiti di tempo), se la gravidanza era frutto di uno stupro e l’aborto si realizzava entro la 12esima settimana, se venivano diagnosticate gravi anomalie al feto (entro la 22esima settimana). La legge prevede lezioni di educazione sessuale a scuola fin dagli 11 anni, ammette l’obiezione di coscienza per il personale sanitario, ma obbliga le facoltà di medicina e le scuole per infermieri a impartire corsi sull’intervento.
Sulle nuove norme pende ancora una sentenza del Tribunale Costituzionale al quale si sono rivolti sia il Pp sia il governo della Navarra. Che non è l’unica comunità autonoma a respingere la legge messa a punto dalla ministra dell’Uguaglianza, Bibiana Aido. Si ribellano anche le comunità di Murcia e di Madrid, rette dal Pp, annunciando che non applicheranno le nuove disposizioni almeno finché non si saranno pronunciati i giudici costituzionali. Ed è probabile che la Galizia e Valencia si uniscano presto ai dissidenti. Per il premier socialista, José Luis Rodriguez Zapatero, la rivolta è ingiustificata: «E una legge di prevenzione e sicurezza, a garanzia delle donne e dei medici, che ci mette in linea con la normativa europea» ha detto. Dalla Conferenza episcopale, un no su tutta la linea: «Oltretutto si impone così già nel sistema educativo l’ideologia abortista».
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