SLA, via libera ad una ricerca ma nessuno lo sa

Silvia D’Onghia

laboratorioIn Italia potrebbe partire  già tra qualche settimana  un nuovo protocollo di ricerca, sulla base di cellule staminali, da cui ci si possono aspettare risultati nella lotta alla  Sclerosi laterale amiotrofica  (Sla). Nessuno però lo sa, e soprattutto  non lo hanno saputo i  malati di Sla. Perché finora tutto  è stato discusso nelle stanze  della Consulta ministeriale delle  Malattie neuromuscolari,  dove il protocollo ha ottenuto  un primo via libera.  

A dare il nome alla ricerca è Mario  Melazzini, un oncologo che  nel 2002 si è ammalato di Sla.  Melazzini ricopre una serie di  cariche: oltre ad essere presidente  della Consulta ministeriale,  è presidente di Aisla (Associazione  italiana sclerosi laterale  amiotrofica), presidente  di Arisla (Agenzia di ricerca per  la Sla) e direttore scientifico  del Centro clinico Nemo, che  si trova all`interno dell`ospedale  Niguarda di Milano.  Il protocollo porta il suo nome  perché è lui ad averlo sperimentato  per primo su se stesso.  "Grazie alla mia competenza  in campo ematologico spiega  Melazzini – quando mi  sono ammalato, ho intrecciato  le ipotesi immunomediate e infiammatorie,  che vengono dalla Scuola Americana del professor  Appel, con gli studi effettuati  anni fa e poi abbandonati  con un farmaco immunoregolatore,  che aveva dimostrato  per un periodo transitorio un  recupero di funzioni".

Nessun  conflitto d’interesse, però:  "Non ho portato io il protocollo  alla Consulta, sono stati alcuni  malati a scrivere al ministro,  per chiedergli di avviare la sperimentazione,  e il ministro ha  fatto intervenire la Consulta".  Guai poi a parlare già di risultati:  "Ci sto lavorando da anni  con i neurologi. Sono convinto  che sia una strada da perseguire,  sono un ricercatore che  vuole continuare a stimolare  questo meccanismo, ma fino a  quando non ci sarà una sperimentazione  scientifica non si  possono illudere le persone".  "Certo non deve passare come  un protocollo di staminali commenta  Letizia Mazzini,  neurologa dell`Ospedale Maggiore  della Carità di Novara – si  potrebbe usare soltanto con  un`ipotesi di tipo immunitario.  Negli Stati Uniti il protocollo  Appel è stato eseguito su sei pazienti,  ma in maniera molto rigorosa  e, purtroppo, non ha  dato risultati. Speriamo che in  Italia si possa usare lo stesso rigore".  

Adesso la sperimentazione potrà  partire: lo scorso 8 marzo,  in una riunione della Consulta  durante la quale era assente  l’istituto superiore di Sanità  (che finora ha preferito non  esprimersi nel merito), il protocollo  ha avuto un primo via libera. "Manca l’autorizzazione  dell`Iss – prosegue Melazzini  – poi gli esperti dei comitati  etici dovranno decidere se partire  dalla fase 1 (quella che verifica  la pericolosità sull`uomo,  ndr) o 2. Il protocollo sarà  poi sperimentato in sei centri  italiani, coinvolgerà una trentina  di pazienti e costerà 12.000  curo a paziente". Naturalmente  con soldi ministeriali.  

Mario Melazzini è un paziente  diverso da quelli che II Fatto ha  finora descritto: la sua malattia  avanza più lentamente, dopo quasi otto anni riesce ancora,  anche se in parte, a muovere le  mani (ne è felice testimonianza  un video proprio di una riunione  della Consulta postato su  YouTube). Qualcuno ha pensato  che a "fare il miracolo" sia  proprio il protocollo. "In realtà  la mia è una delle tante facce  della Sla – spiega il professore per  fortuna 1`80% dei pazienti  ha una vita come la mia. Soltanto  il 20% va incontro a tracheostomia:  le loro storie fanno notizia,  soprattutto quando lanciano  un grido di allarme, e  vengono conosciute. Ma pensi  che c`è addirittura un malato di  Sla che a novembre andrà a fare  la maratona di New York. Il nostro  obiettivo è quello di rendere  migliore la nostra vita,   quella dei malati".  Sono parole, ma soprattutto  numeri, che non piacciono a  Mauro Pichezzi, presidente  della onlus "Viva la Vita" : "Solo  nella Asl Roma A ci sono 26 tracheostomizzati,  il loro numero  negli ultimi due anni è raddoppiato  solo perché riusciamo a  garantire loro un`elevata assistenza.  Altrove le famiglie sono  costrette a vendersi la casa o un  organo pur di sopportare le  spese che un malato richiede".  

La Sla è una patologia rara (e  per questo orfana di farmaci)  che colpisce ogni anno in Italia  circa mille persone. Il decorso medio va dai tre ai cinque anni,  il 50% dei malati muore entro  18 mesi dalla diagnosi, soltanto  il 10% supera i 10 anni. La  morte avviene nella maggior  parte dei casi per insufficienza  respiratoria. Pichezzi non si  sbilancia sul protocollo Melazzini,  ma lancia un allarme:  "Vorremmo saperne di più,  l`impressione finora è che la  Consulta si stia occupando di  una cosa oscura alla comunità  dei malati. Noi ci sentiremo garantiti  sulla sicurezza della sperimentazione  solo se verrà affidata  al controllo degli organi  competenti, tra cui l`Iss". Sulla  stessa linea anche Chantal Borgonovo,  moglie del calciatore  malato: "La garanzia la darà  l`Istituto. Ricordiamoci poi  che la Sla è una malattia mortale,  Stefano è la rappresentazione  della Sla".   

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