Sinistra creativa sul “fine vita” per scavalcare il Parlamento

Giacomo Susca

Che noia attendere le lungaggini del Parlamento  quando a casa propria si può prendere  la scorciatoia.

Appena il dibattito sulla «dolce  morte» è finito dentro i municipi delle città  rosse, dalla teoria si è passati ai fatti. A Vicenza  si sono inventati una commissione di esperti  per l’istituzione di un «registro delle dichiarazioni  anticipate delle volontà relative ai trattamenti  sanitari». Locuzione attorcigliata per dire  testamento biologico:la possibilità che i cittadini  possano mettere nero su bianco, in un  documento custodito all’Anagrafe del Comune,  l’intenzione di rifiutare o no il mantenimento  in vita per nutrizione e idratazione dall’esterno in caso di patologie terminali. Insomma,  i tecnici vicentini (la commissione è composta  da funzionari dell’ente, avvocati e dirigenti  dei servizi sociali, ma non da medici o   scienziati) si stanno portando avanti: per favore,  diteci adesso cosa fareste voi se vi trovaste  nelle condizioni della povera Eluana Englaro.  Poi si vedrà.  E pensare che il sindaco di centrosinistra  Achille Variati s’era dichiarato «contrario»,  salvo assecondare quanto stabilito in assemblea.  Tuttavia la mozione fatta passare sul  filo della maggioranza con Pdl, Lega Nord e  Udc fuori dall’aula a protestare – proviene proprio  dalla lista che porta il suo nome, dai democratici  e da altri movimenti di «area». Sullo  sfondo c’è una petizione per conto della cellula  locale dell’associazione Coscioni, in cui si  fa esplicito riferimento ai precedenti Englaro  e Welby. C’è pure chi, la consigliera Lorella  Baccarin, arruola come testimonial per la causa  nientemeno che Papa Giovanni Paolo II: «11  nostro amato ha liberamente scelto di fermare  le cure che lo tenevano in vita, scegliendo  per il non accanimento terapeutico… ». Revisionismi.  In Veneto, l’avanzata delle norme fai-da-te  sul fine vita passa anche da Padova. Dove sta  per essere discussa la mozione targata Sinistra  e libertà, forza dell’ultrasinistra che in  giunta Zanonato ha piazzato il presidente regionale  Arcigay, Alessandro Zan. Il Pd segue a  ruota e nomina un gruppo di «saggi» col compito  di studiare una posizione condivisa quando  ci sarà da litigare in consiglio. D’altronde in  assenza di una legge nazionale occorre arrangiarsi,  e in fretta. Prima che qualcuno faccia  chiarezza: tenere un elenco sui «sì» e i «no» al  biotestarnento non spetta ai sindaci. I moderati  si sgolano, il fronte laicista insiste: «Muoviamoci,  pensiamo alle altre Eluana… ».  Appunto. La creatività viaggia veloce. In  venti città il sondaggio su «chi vuol staccare  la spina» è già istituzionalizzato, in altre 50 il  blitz è alle porte. Le prossime città da conquistare?  Perugia e Terni. Il confine tra la vita e la  morte oggi sta in una delibera. Come sulle strisce  blu.   

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