Senatùr contro Emma «l’abortista»

Umberto Bossi ostenta sicurezza sul sorpasso della Lega sul Pd1 al Nord Con Antonio Di Pietro è difficile parlare «con tutto il suo abbaiare» E ancora: la Chiesa dovrebbe preoccuparsi davvero se a conquistare la poltrona di presidente della Regione Lazio fosse «l’estremista abortista» Emma Bonino. Umberto Bossi rilascia un’intervista a Sky,tg24 e, toccando uno dopo l’altro i temi della scottante attualità politica, scalda in motori in vista del comizio di chiusura della sua campagna elettorale, oggi a Milano, insieme al governatore uscente (e pronto alla riconferma) della Lombardia, Roberto Formigoni.

Il leader del Carroccio comincia parlando della squadra di governo, sostenendo che non cambierà nulla dopo il voto, perché patta serranda sunt- il premier, afferma, «ha sempre mantenuto la parola con noi, il federalismo fiscale lo abbiamo fatto con i suoi voti e ora chiederemo i decreti applicativi. Il Sud è stato rovinato da una classe politica sprecona, che invece di investire i soldi che prende dallo Stato li butta via. Il federalismo fiscale mette fine a questa mala politica». Quanto alle consultazioni del 28 e 29 marzo, Bossi parla con sicurezza di uno scavalcamento dei leghisti al Nord a scapito dei pidiellini, puntualizzando che il voto è assolutamente politico.

E nessuno, perciò, si azzardi a valutarlo come un test locale. Del resto, le ampie divergenze in tema di immigrazione fra ciò che propugna il Carroccio – maggiore sicurezza alle frontiere e severità contro i clandestini – e Gianfranco Fini – fautore della concessione della cittadinanza ai bambini figli di extracomunitari regolari – non turbano il leader. Anzi. «Vedremo i risultati elettorali. Serviranno anche a far capire chi aveva ragione» ribatte sornione Bossi, alludendo all’influenza sempre più risicata del presidente della Camera e dei suoi "seguaci" nel partito unico del centrodestra. Ben altro è il tono che riserva al presidente del Consiglio – «sono suo amico» – fa bene a non voler duellare in tv con i leader dell’opposizione ed ha, fra i vari meriti, quello di non aver «firmato la legge proposta da un ministro in Europa perla "famiglia orizzontale’’, scongiurando il caos nel Paese, perché ci sarebbe stato «il pieno» di «matrimoni omosessuali»; facendo questa affermazione, il numero uno leghista coinvolge Piero Fassino, accusandolo di aver celebrato unioni di questo genere e incassando, nei giro di pochi minuti, la secca smentita a mezzo stampa dell’esponente del Partito democratico.

Guardando poi dall’altra parte della barricata, il Senatùr un uomo, peraltro, non proprio noto per le espressioni e i modi delicati – va all’attacco dell’impetuoso leader dell’Italia dei Valori. «Con tutto l’abbaiare che fa è difficile seguire Di Pietro, sedersi a parlare. Ha troppa rabbia e ira contro Berlusconi» che «avrà le sue colpe, ma tutto sommato è un leader eletto democraticamente da milioni di elettori e va rispettato». Senza Di Pietro, Bossi ne è convinto, «la sinistra sarebbe in grossa difficoltà». L affondo più duro, infine, è dedicato alla candidata del centrosinistra nel Lazio, la radicale Bonino. Se vince, si sfoga Bossi, «la Chiesa dovrebbe preoccuparsi» perché si tratta di «una estremista abortista».

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