
BASILEA Continuare a lavorare il più a lungo possibile è la principale aspirazione dei 2,5 milioni di persone nel mondo affette da Sclerosi Multipla (SM), circa 70 mila in Italia. Colpite da questa degenerazione del sistema nervoso su base autoimmunitaria (innescata da meccanismi ancora non chiari) quasi sempre tra i 20 e i 40 anni, nel pieno dell’attività lavorativa; e proprio in relazione al lavoro subiscono un drammatico impatto in ben tre casi su quattro. Sintomi come problemi alla vescica e all’intestino, disturbi visivi, motori, sensoriali, nel parlare, grave affaticamento e la depressione che inevitabilmente segue, li costringono a ridurre le aspettative e, a volte, a rinunciare al lavoro. Non a caso è una delle malattie socialmente più costose: secondo l’Associazione italiana sclerosi multipla (Aism) in Italia il costo sociale della SM è di circa 2,5 miliardi di curo l’anno. E quanto risulta da recenti indagini raccolte dalla Multiple Sclerosis International Federation, illustrate ad un recente summit di esperti a Basilea, sull’andamento della disabilità e delle sue conseguenze sull’attività lavorativa, uno dei parametri più sensibili per valutare la progressione della SM. E quanto le cure riescono a contrastarla. L’altro parametro, sempre più studiato per gli stessi scopi, è l’atrofia cerebrale misurata con Risonanza Magnetica Nucleare (RMN). La perdita di volume del cervello, infatti, nei malati di SM segna un meno 0,5-1% all’anno rispetto al meno 0,1-0,3% dei sani. Anche se non è indicativa di per sé di deterioramento cognitivo, è invece strettamente , conseguente all’intensità dei processi di distruzione e poi di riparazione del tessuto nervoso. Per questo la misura dell’atrofia cerebrale con RMN sta assumendo un ruolo sempre maggiore nella valutazione degli effetti dei trattamenti per la SM. Progressione della disabilità e dell’atrofia cerebrale sono proprio i – principali parametri che evidenziano i buoni risultati della prima terapia per bocca della Sclerosi Multipla a circa due anni dalla sua entrata nella pratica clinica. «di confronto sia con il placebo e sia con la terapia standard (interferone beta-1a IM) del fingolimod — ha spiegato Sven Schippling, responsabile del centro clinico e di ricerca sulla SM dell’ospedale di Zurigo — ha rilevato una minore perdita di volume cerebrale del 40% rispetto ad interferone beta- 1a a un anno e del 38% rispetto al placebo a due anni; una riduzione del rischio di progressione della disabilità del 37% e dell’attività infiammatoria di malattia alla RMN del 55%, ambedue rispetto a placebo. Il farmaco messo a punto dalla Novartis è disponibile in Italia (a carico del Servizio Sanitario Na zionale) dal 2011 per la SM di tipo recidivante-remittente grave a rapida evoluzione. Sul tipo primariamente progressivo invece la sperimentazione è in corso.

L’Associazione Luca Coscioni è una associazione no profit di promozione sociale. Tra le sue priorità vi sono l’affermazione delle libertà civili e i diritti umani, in particolare quello alla scienza, l’assistenza personale autogestita, l’abbattimento della barriere architettoniche, le scelte di fine vita, la legalizzazione dell’eutanasia, l’accesso ai cannabinoidi medici e il monitoraggio mondiale di leggi e politiche in materia di scienza e auto-determinazione.