Sempre più necessaria una indagine parlamentare sulla Ru486. Lo sottolineano il sottosegretario alla Salute, Eugenia Roccella, ed il presidente dei senatori del Pdl, Maurizio Gasparri, in base ad un’inchiesta del settimanale Tempi tra gli operatori sanitari sull’uso del farmaco, il cui senso, secondo una delle risposte, è «prendere la pillola per abortire a casa».
«Hanno aggirato la legge 194 sfruttando l’obbligo di rilasciare i pazienti che firmano la richiesta di dimissioni volontarie», è il commento all’inchiesta di Romano Colozzi, assessore della regione Lombardia, unico membro dell’Aifa ad avere votato contro la commercializzazione. Per fare luce sia sui pericoli effettivi della Ru486, osserva la Rocella, sia sulla compatibilità con la legge 194 e il rispetto dei pareri espressi nel merito dal Consiglio Superiore di Sanità, è bene che l’indagine prospettata dalla commissione Sanità al Senato «si faccia e che ogni scelta avvenga in piena trasparenza».
Infatti «il timore», spiega il sottosegretario, che con la diffusione della pillola una parte delle forze politiche punti «a smontare le garanzie» della legge sull’aborto è «ampiamente giustificato». L’inchiesta di Tempi, secondo Gasparri, «dimostra in maniera inoppugnabile che attualmente chi vuole utilizzare la pillola abortiva lo può fare senza ricovero e quindi aggirando totalmente la legge». È una realtà la banalizzazione dell’aborto «trasformato in una pratica domestica», perciò « quanto più necessaria» è l`indagine. «Da qui al 30 settembre, quando saranno operative le linee guida dell`Aifa – osserva il capogruppo pdl -, la commissione avrà il tempo per fare le audizioni e tutto quello che vuole per verificare la compatibilità» tra 194 e Ru486. «E indispensabile un ampio e approfondito confronto nelle sedi parlamentari competenti», ribadisce Barbara Saltamartini, responsabile Pari opportunità del Pdl, sottolineando che l`inchiesta «getta luci inquietanti» sulle procedure di molte strutture italiane nella somministrazione della pillola, col rischio di pericoli per la salute femminile.
«Non sta al Parlamento pronunciarsi su un singolo farmaco», ribatte sempre nel Pdl, Maria Ida Germontani che, pur convinta che la diffusione della pillola non deve comportare il minimo «indebolimento» dei «presidi» della 194, sottoscrive quanto affermato da Gianfranco Fini. «Solo pretestuose le ragioni di chi chiede una indagine parlamentare», concorda nel Pd Livia Turco, sostenendo che «per tutelare la salute della donna, occorre che governo e regioni dettino le linee guida» per la somministrazione della Ru486 secondo la 194. Si sta facendo una politica di commercializzazione della pillola, obbietta nel medesimo partito Paola Binetti, per cui «tra i vantaggi che propagano c` è la semplicità d`uso. C’ e il progresso tecnologico che ti fa pensare che abortire in questo modo possa essere meno doloroso e più discreto.
Ma i fatti sono molto diversi». L’udc Luca Volontè considera «ottima l`idea» di una iniziativa del Senato analoga dell`indagine conoscitiva della scorsa legislatura alla Camera, che però «non esime» il governo dall`emanare le linee guida sulla 194 e misure «a favore della maternità». Infine la deputata Isabella Bertolini e il consigliere regionale del Pdl, Andrea Leoni, presentano rispettivamente un`interrogazione parlamentare e la richiesta di una commissione regionale di inchiesta, per verificare il rispetto della 194 nelle pratiche degli ospedali modenesi `e dell`Emilia-Romagna per la somministrazione della Ru486.