Lo chiamano il «lato oscuro dell’open access» e i praticanti di questo mondo sono stati battezzati i «predatori dei giornali open access». L’accesso libero che Internet mette a disposizione a tutti sta creando guai seri ai ricercatori. In rete si moltiplicano i giornali scientifici che propongono la pubblicazione dei risultati. La necessità e l’interesse a diffonderli da parte dei protagonisti ovviamente è notevole per molti aspetti. Ci sono riviste illustri come la britannica Nature e l’americana Science che compiono questo lavoro ma per accettare le proposte si avvalgono di specialisti esterni nei vari settori che le valutano (è la cosiddetta Peer Review). La selezione è ardua. Ma accanto alle testate note e autorevoli ne sono nate numerose altre, magari simili per giocare sugli effetti dei nomi. Secondo un’indagine dell’Università del Colorado, i nuovi editori che erano 20 nel 2010 sono diventati ora 300. E i giornali online che sfornano sono calcolati in circa 4 mila. Chi ha accettato l’invito a pubblicare, senza limiti nel numero delle proposte e nella quantità delle pagine, in seguito si è però visto arrivare a casa una nota da pagare. Su Nature anche di recente sono apparsi allarmi per il fenomeno che sembra dilagare rapidamente tanto da arrivare a proporre la compilazione di una «lista nera» di queste testate. Ma sono ormai così tante e soprattutto in rapida crescita che forse — si dice — è più semplice stilare una «lista bianca» di quelle serie e credibili. Soltanto I’Omics Group produce 250 giornali e per la pubblicazione di un «paper scientifico» chiede 2700 dollari. Talvolta è difficile riuscire a scoprire l’identità e il valore della testata e questo facilita l’adesione di frettolosi studiosi. Ma la fretta del pubblicare può diventare un problema serio; prima di tutto per i ricercatori, perdendo credibilità. Inoltre la mancanza di una profonda verifica dissemina in rete un fiume di presunte se non false scoperte che non solo creano confusione ma fanno perdere la necessaria fiducia. Insomma, la «democrazia della rete» può essere un pericolo per la scienza.

L’Associazione Luca Coscioni è una associazione no profit di promozione sociale. Tra le sue priorità vi sono l’affermazione delle libertà civili e i diritti umani, in particolare quello alla scienza, l’assistenza personale autogestita, l’abbattimento della barriere architettoniche, le scelte di fine vita, la legalizzazione dell’eutanasia, l’accesso ai cannabinoidi medici e il monitoraggio mondiale di leggi e politiche in materia di scienza e auto-determinazione.