Ricerca sulle cellule tumorali – Iavarone rimette in gioco l’Italia

Eugenio Occorsio

 Ricerca scientifica"In America non ci sono i fondi perle applicazioni farmacologiche, e così le proporrò alle joint-venture pubblico-privato dei nostro paese", dice lo scienziato che ha scoperto i geni che "programmano" le staminali e a volte le fanno degenerare

In un certo senso, è un bene che la clamorosa scoperta di Antonìo lavarone e Anna Lasorella, i due ricercatori italiani della Columbia University, ovvero l’identificazione di una nuova funzione per la proteina Huwel che permette di comprendere finalmente i meccanismi che portano al tumore del cervello, sia avvenuta proprio nell`estate 2009. Perché? «E` un momento difficilissimo per l’industria farmaceutica americana – risponde lo stesso Iavarone – e la prosecuzione delle ricerche che dovrebbero portare a una soluzione farmacologica che applichi in pratica la nostra scoperta, è tremendamente costosa». Insomma non si vede come di questi tempi qualsiasi azienda, anche la più grossa e solida, possa intraprendere quest’ambiziosa e fatalmente lunga ricerca. E` quindi il momento più adatto per la carta a sorpresa che ora gioca Iavarone: provare ad "importare" le ricerche in Italia. Lo scienziato approda mercoledì mattina a Roma per presentare alla comunità scientifica, agli enti pubblici e soprattutto alle industrie, la sua scoperta. Le prospettive? Tutte da verificare, ma Iavarone è ottimista, o perlomeno non demorde. Sarebbe un epilogo clamoroso per una vicenda che ha portato alla ribalta il problema dell’emigrazione delle migliori teste pensanti dal nostro paese.

Professore, prima di tutto ci riassume in sintesi la vostra scoperta, annunciata il 17 agosto sulla rivista scientifica Developmental Cell? «Durante la formazione del cervello nell’embrione, le cellule staminali che risiedono nel sistema nervoso si dividono ad una velocità molto alta prima di trasformarsi dando origine alle cellule nervose mature, i neuroni. Perché questo processo avvenga in maniera corretta, le proteine che mantengono le cellule nello stato staminale ed immaturo devono essere eliminate. A questo complesso processo biologico di blocco dello sviluppo delle staminali sovrintende, abbiamo accertato, la proteina Huwel. Se questa è assente o carente, la crescita di queste cellule diventa incontrollata e può portare al tumore. Riportando alla normalità l’attività di Huwel nelle cellule dei tumori cerebrali di pazienti in cui Huwel è assente, speriamo di fermare la crescita del male». L’industria farmaceutica ha di fronte a sé una sfida chiara: creare una sostanza che ripristini questa proteina… «Non sarà né semplice né rapido. Ma soprattutto sarà costoso. Noi abbiamo un precedente. Nel 2000, sempre alla Columbia, abbiamo identificato un’altra proteina, detta Id, che ha una funzione opposta alla Huwe 1: favorisce e stimola la proliferazione delle staminali nell’organismo adulto con tutte le conseguenze nefaste del caso. E` come se la Id fosse un motore che alimenta il tumore, e la Huwel fosse il freno che lo blocca. Bene, sulla Id si sono messe subito al lavoro le industrie americane.

Dopo un po` l’attività si era ridotta alla sola Angiogenex, un’azienda biotecnologica di New York, che aveva cominciato a collaborare con noi. Ma ora con la crisi finanziaria anche l’Angiogenex ha interrotto qualsiasi ricerca, e mi risulta che sia sull`orlo della bancarotta. Oltretutto, la proteina Id è più facilmente drugable rispetto alla Huwel, cioè è più semplice ipotizzare un farmaco, perché è più facile distruggere qualcosa che c`è che creare ex novo qualcosa che non c’è». Le prospettive di arrivare a qualche farmaco che utilizzi la vostra scoperta quindi si assottigliano. E l’Italia? «Nei prossimi giorni incontrerò per valutare iniziative congiunte il ministro Gelmini, il presidente della Regione Campania Bassolino, la professoressa Stefania Giannini dell’università per stranieri di Perugia, i responsabili del Mediterranean Institute of Biotechnology di Benevento. E` quest’ultimo un programma lanciato nel giugno 2007 dall’allora presidente della Provincia Carmine Nardone, e da Pasquale Viespoli, sottosegretario al Welfare: questo delle ricerche sul tumore potrebbe essere uno straordinario avvio operativo, con alcuni partner industriali. Benevento è la mia città, sarebbe meraviglioso poter mettere la mia esperienza a disposizione per realizzarvi qualcosa di concreto in un settore così prestigioso». Professore, lei nona caso vive a NewYork, haavuto esperienze tremende con il clientelismo italiano, crede davvero che sia possibile realizzare un’istituzione scientifica di livello internazionale nel Mezzogiorno d`Italia? «Ma perché no? Non dobbiamo darci per vinti, autoflaggellarci prima di provarci. Ci sono tutte le potenzialità, le capacità, le volontà per poter partire con questa che è sicuramente una ricerca di serie A.

La sinergia fra i capitali di enti pubblici, di università anche internazionali, e istituzioni private, ovviamente con rigorosi standard di trasparenza, può essere decisiva». Proprio questa settimana Business Week dedica la copertina alla rivoluzione della R&D e scrive che il futuro è tutto nelle nuove collaborazioni fra istituzioni di diversa natura e nazionalità. Questo può essere un esempio? «Certo. Bisogna abbandonare le lamentele sul brain-drain, anzi occorre stimolare sempre di più la brain-circulation, cioè incoraggiare i giovani ad andare a studiare e a ricercare all`estero. La scienza non ha frontiere. Il problema è creare in Italia una serie di poli di attrazione in competizione fra di loro e con quelli esteri. A Benevento con il Mib stiamo cercando di introdurre questa mentalità: è già operativo un programma diborse di studio finanziato dal ministero del Lavoro e dalla Provincia che coinvolge la Columbia, l`NYU e Harvard. Ora dovrebbe nascere il centro di ricerca, in grado di attrarre investitori e ricercatori da tutto il mondo. Ripeto, questa è la vera sfida per l’Italia».