Raccontare il «vedere»: un’applicazione per smartphone identifica e descrive ai ciechi le foto

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Il Tempo
Massimiliano Lenzi

Verrà la tecnologia e avrà i tuoi occhi, ovvero una scoperta su come raccontare il «vedere» ai ciechi. C’è qualcosa di straordinario nell’applicazione Aipoly sviluppata per i non vedenti da due imprenditori e ideatori, l’italiano Alberto Rizzoli, figlio di Melania e di Angelo, e l’australiana Marita Cheng.

Accade negli Stati Uniti, alla Singularity University, un istituto nel centro di ricerca della NASA a Mountain View, che seleziona giovani imprenditori da tutto il mondo per assisterli nel costruire progetti che miglioreranno la vita di un miliardo di persone entro dieci anni. Quest’anno il giovane Rizzoli rappresenta l’Italia ed assieme all’australiana Marita Cheng, ha sviluppato un applicazione che permettere di identificare e descrivere qualunque fotografia in linguaggio parlato. In questo modo i non vedenti possono ricevere descrizioni precise di quello che si trovano di fronte.  

Il nome dell’applicazione è Aipoly e si tratta di un sistema intelligente per non vedenti che permetterà di esplorare e comprendere i propri dintorni analizzando fotografie tramite visione artificiale e formulando frasi che le descrivano. Proviamo a fare un esempio per spiegare meglio la scoperta che parla italiano (ed australiano).

L’utente scatta una foto che viene raccolta dai computer di Aipoly, che analizzano e riconoscono centinaia di migliaia di oggetti diversi, e rispondono con una frase che descrive sia gli oggetti che la loro posizione, colore, e ruolo nella fotografia. Ciò significa che i non vedenti potranno sapere in pochi secondi, per esempio, quello che stanno indossando i propri figli, riconoscere cartelli stradali, oggetti fuori portata, oppure ottenere la libertà di fare compere senza ulteriore assistenza umana. «Il potenziale – ha commentato Steve Mahan, presidente del centro per non-vedenti di Santa Clara (Santa Clara Blind Centre) ed il primo utente delle automobili che si guidano da sole di Google – sta nell’aiutarci a costruire un’immagine mentale, solo alcuni ciechi sono capaci di formulare tali immagini. Molti di noi (ciechi) hanno questo problema, a volte per capire dove ti trovi serve molto più che un indirizzo».

Da un punto di vista del funzionamento, l’algoritmo di visione artificiale è ottimizzato per l’utilizzo dei non vedenti grazie all’inclusione degli oggetti più importanti per la loro navigazione come segnali stradali, ed oggetti comunemente difficili da individuare altrimenti. Per quanto riguarda invece la visione artificiale, si tratta di una tecnologia che migliora esponenzialmente anno dopo anno. Con l’utilizzo delle reti neurali convolutional, un sistema che simula il processo di pensiero del cervello umano sui microchip di un computer, i due giovani, Rizzoli e Cheng hanno inventato un modo che permette ad uno smartphone di riconoscere un numero di oggetti, creature, e scene che presto oltrepasserà ciò che un essere umano può ricordare durante la propria vita.

Per dare dei numeri in termini di costi e di progresso: questo processo di calcolo informatico richiedeva computer da milioni di euro solo 10 anni fa ed oggi può essere compiuto per pochi centesimi da un telefono, utilizzando la rete. Una scoperta che potrebbe migliorare la qualità di vita quotidiana dei 285 milioni di ipovedenti nel mondo di cui, stando alle stime, entro il 2020, uno su tre utilizzerà uno smartphone. Alberto Rizzoli, cofondatore di Aipoly, riguardo la visione a lungo termine del progetto, spiega che «far crescere questa tecnologia significherebbe, a breve, poter identificare gli oggetti nel mondo fisico, quello reale, e cercarli come se fossero sul web con Google. La nostra ricerca – continua Rizzoli – cammina su investimenti di anni delle aziende della Silicon Val-ley e su anni e anni di ricerche delle Università. Quanto all’applicazione poi, non è nuova, ciò che è nuovo è la sua applicazione ai non vedenti».

E la Cheng, aggiunge che «questo progetto si integra con il lavoro compiuto negli ultimi 40 anni da Ray Kurzweil (pioniere nella tecnologie per non vedenti e inventore del riconoscimento ottico dei caratteri e del sintetizzatore ndr) perché ogni comunità di ipovedenti che abbiamo incontrato ci parlavano delle tecnologie sviluppate da Kurzweil e come le utilizzano giornalmente. La stessa Singularity University venne fondata nel 2008 da Ray Kurzweil, da molti considerato una sorta di Edison dei nostri tempi. Per chi fosse interessato ad approfondire, alcune informazioni che ci ha indicato lo stesso Rizzoli: l’applicazione Ai-poly sarà disponibile nell’app store a breve e per adesso gli utenti possono registrarsi gratuitamente al programma beta sul sito http://aipoly.com. 

L’Associazione Luca Coscioni è una associazione no profit di promozione sociale. Tra le sue priorità vi sono l’affermazione delle libertà civili e i diritti umani, in particolare quello alla scienza, l’assistenza personale autogestita, l’abbattimento della barriere architettoniche, le scelte di fine vita, la legalizzazione dell’eutanasia, l’accesso ai cannabinoidi medici e il monitoraggio mondiale di leggi e politiche in materia di scienza e auto-determinazione.