“RU486liberatela", "Libera scelta in libero stato". Sono alcuni degli striscioni esposti davanti alla sede della Regione, nel corso della manifestazione promossa dalle associazioni Vita Donna e Luca Coscioni contro la deliberazione che rinvia la somministrazione della pillola a un atto che dovrà indicare le strutture ospedaliere abilitate.
E che nel frattempo «ne blocca l’utilizzo», denuncia Elisabetta Canitano di VitaDonna, citando l’esempio del Grassi di Ostia dove «sei donne che erano in attesa della Ru486 saranno costrette a fare l’intervento o ad andare in altre Regioni». Mentre Isabella Rauti parla di «proteste pretestuose e ideologizzate» e Veronica Cappellaro annuncia sostegno alla Polverini perché «l’aborto farmaceutico va praticato nelle strutture che offrono le garanzie necessarie», adesioni alla protesta arrivano dai consiglieri regionali Giulia Rodano (Idv), Rocco Berardo (Radicali), Luigi Nieri (Sel), Fabio Nobile e Ivano Peduzzi (Fds), Enzo Foschi (Pd). E dalle donne del Pd Lazio, che denunciano il rischio di «migrazioni sanitarie» verso Puglia e Toscana. Unanime la richiesta: «Polverini indichi i tempi certi con cui la Ru486 verrà messa a disposizione nel Lazio».
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