«Constato che c’è una brutta gara fra regioni a favorire l’aborto anziché ad affermare il diritto alla vita»: il ministro della Salute, Francesco Storace, commenta così l’iniziativa della Asl di Pisa di tentare l’utilizzo della pillola abortiva senza passare per la sperimentazione attraverso l’utilizzo di un decreto del ’97 che permette l’importazione dei farmaci non autorizzati se ritenuti utili da medico. «Al di là delle questioni di carattere etico, che rientrano nella sfera delle scelte personali, non ci sarebbe alcun impedimento legale in Italia all’uso della Ru486 nella interruzione volontaria di gravidanza, secondo i parametri posti dalla legge sull’aborto; l’unico ostacolo reale sono i tempi di approvvigionamento di un farmaco disponibile solo all’estero» replica il dottor Rocco Damone, direttore sanitario della Asl di Pisa che, sollecitato dal primario di ginecologia dell’ ospedale di Pontedera Massimo Srebot, ha deciso di mettersi in contatto con la casa farmaceutica francese produttrice del farmaco, per attivare un canale di rifornimento celere per consentire al presidio ospedaliero di soddisfare eventuali richieste di aborto chimico. La strada imboccata dalla Asl di Pisa per introdurre la Ru486 non è quindi né quella della sperimentazione, né esce dalla normativa esistente, come sottolinea l’assessore toscano alla sanità, Enrico Rossi, il quale ricorda che la legge sull’aborto non indica la metodologia da seguire, che in Toscana esiste già un parere favorevole alla Ru486 espresso nel 2003 dal comitato di bioetica e dal consiglio sanitario regionale e che la pillola abortiva è già inserita dalla Regione tra i farmaci esteri di cui si accolla la spesa. «Il nostro intento è quello di applicare una legge dello Stato in tutte le sue parti, con le procedure consentite» aggiunge Rossi.
Pillola abortiva, altra bufera
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Storace: una brutta gara tra le regioni. Dalla Toscana: seguiamo la legge