Perchè quel referendum era sbagliato

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Cronache del Garantista
Marco Cappato

Il referendum greco non chiamava a scegliere un chiaro “sì” o “no” all`Europa, come ritiene Angiolo Bandinelli nel suo intervento sul Garantista (12 luglio). Il popolo greco non è antieuropeo, ma ha votato no. Il premier greco ha condotto la campagna per il “no”, ma poi ha cercato l`intesa con la Ue. Alcuni europei hanno invocato il “sì”, ma ora ostacolano l`accordo. Basterebbero queste “contraddizioni”, per riconoscere una complessità non riducibile alla scelta binaria, o almeno non a quella di un solo popolo nazionale – quello greco quando la posta in gioco riguarda il popolo europeo.

La crisi euro-ellenica è complessa perchè si gioca su almeno due piani: uno, più immediato, è quello delle politiche economiche e del negoziato in corso; l`altro, altrettanto evidente ma privo di “luoghi” istituzionali adeguati per affrontarlo, è quello della legittimità democratica. 

Su nessuno di questi due piani si può arruolare auotomaticamente l`europeismo liberale federalista europeo, degli Stati uniti d`Europa e del Manifesto di Ventotene. Sul piano economico, non bastano certo i limiti delle cosiddette politiche di austerità a trazione tedesca per guardare con favore il mix di statalismo e corporativismo che ha segnato la strategia di Tsipras, il quale, invece di attaccare i privilegi in modo da potersi ritagliare spazio per politiche sociali, si è aggrappato quanto possibile alla conservazione di privilegi insostenibili.

Ma, c`è un ma. Questa Unione europea si è rivelata altrettanto incapace di offrire un modello alternativo di spesa pubblica che sostituisse ai privilegi gli investimenti sul futuro, sull`educazione, sulla creazione di uno spazio europeo della ricerca e dell`energia, sulla “conversione ecologica” -come la chiamava Alex Langer- della spesa pubblica. Nessun serio tentati- vo, ad esempio,di contenere quei 1570 miliardi(!) di euro di debito ecologico stimato dal Journal of Clinical Endocrinology, che ha calcolato i costi scaricati sull`ambiente da parte dell`industria chimica europea, in buona parte tedesca.

Sul piano democratico, schierarsi per il “sì” (o per il “no”) in nome dell`Europa mi sarebbe parso ancora più azzardato. Nessuna delle grandi scelte di politica economica dell`UE è assunta attraverso un processo direttamente democratico, ed anzi spesso manca la stessa conoscibilità ex-post del processo di formazione delle decisioni, tra cancellerie nazionali, burocrazie europee, Bce, Fmi. Il referendum greco ha operato come evento nazionale e in buona parte nazionalista. Ma nazionale e nazionalista (seppur a più voci) è anche la politica Ue: la linea dura di Schauble, o le paure di Renzi, Hollande e Rajoy nei confronti dei loro Grillo-Salvini, Le Pen, Podemos e.

No, caro Angiolo e -sul fronte opposto- cari tifosi di “un`altra Europa possibile” sociale e anti-Ue: non si è votato in Grecia per scegliere tra un “sì” o un “no” all`Europa, ma tra modalità diverse per ridurre i danni prodotti dall`antidemocrazia europea. In un sistema dove un referendum di 10 milioni persone può gettare nel panico economico-finanziario 500 milioni persone e rimettere in discussioni gli obiettivi geopolitici del continente, è il sistema stesso ad aver fallito, prima ancora che le scelte che produce.

Vedremo come va a finire, ma certamente manca il “soggetto politico” federalista europeo: su questo, sì, Bandinelli ha ragione. Non basta dire “serve l`europa politica”, perché è l`Europa democratica che serve, e non si farà senza l`unione laica delle forze convinte che la dimensione democratica europea da costruire sia più importante del merito delle politiche da attuare. In questo, il “no” greco è già superato dai fatti. E` emblematico come, lo stesso giorno in cui era pubblicato l`intervento di Bandinelli che invocava il Manifesto di Ventotene e il ruolo positivo di Mario Draghi, per uno Scalfari che faceva lo stesso su Repubblica c`era un Guido Viale che, su il manifesto, inneggiava a Ventotene proprio contro Draghi e la Bce. Non troppo diverse da quelle di Viale le analisi di Bertinotti. Anche tra i liberali “ufficiali” europei, per un Verhofstadt che le cantava efficacemente a Tsipras sul piano dell`economia greca, una Sylvie Goulard le cantava più discretamente ma non meno efficacemente all`anti-democrazia Ue.

Forse, più che cercare una ragione che prevalga, ci si può chiedere se il soggetto politico federalista europeo che invoca Bandinelli non possa proprio vivere – in modo transnazionale transpartito, come da Statuto del Partito radicale unendo i sostenitori di politiche anche opposte nel merito, ma uniti (se lo sono) da un priorità: quella democratica, dello Stato di diritto e della tutela sovranazionale dei diritti umani fondamentali, inclusi i diritti politici e il diritto alla conoscenza che i radicali chiedono sia riconosciuto in sede Onu.

Bandinelli invita i Radicali ad occuparsi di questo, invece che inseguire illusori localismi. E certamente non sarà un partito della fontanella e del marciapiede a costruire il soggetto politico del federalismo europeo.

Ma sarebbe sbagliato contrapporre dimensione europea e dimensione locale. Tradizioni come quelle sioniste e anarchiche ci ricordano che il federalismo non è solo tendenzialmente “mondiale”, ma deve anche vivere nella comunità locale e nel suo autogoverno. Il deperimento del potere si persegue limitando la sovranità assoluta dello Stato sia “dall`alto”, attraverso diritto e giurisdizioni sovranazionali, sia “dal basso”, attraverso ad esempio la partecipazione democratica referendaria locale della quale la Svizzera è modello.

L`iniziativa popolare referendaria, anche a livello locale, può divenire elemento importante della ricostruzione democratica europea; a patto di essere inserita in un disegno comune, in una visione federalista non coercitiva e con al centro la persona, il suo corpo e il suo ecosistema.

L’Associazione Luca Coscioni è una associazione no profit di promozione sociale. Tra le sue priorità vi sono l’affermazione delle libertà civili e i diritti umani, in particolare quello alla scienza, l’assistenza personale autogestita, l’abbattimento della barriere architettoniche, le scelte di fine vita, la legalizzazione dell’eutanasia, l’accesso ai cannabinoidi medici e il monitoraggio mondiale di leggi e politiche in materia di scienza e auto-determinazione.