Nuova guerra alla maternità surrogata

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Il Fatto Quotidiano
Furio Colombo

CARO FURIO COLOMBO, non trova strano che le stesse persone, gruppi e chiese che si battono per il cosiddetto diritto alla vita (nel senso che, secondo loro, una vita vale più di un`altra, e quale lo decidono loro), si battano adesso per impedire che, una coppia sterile o gay o con problemi genetici possa avere un bambino (e tutto il suo mondo) attraverso una madre surrogata? Il 14 maggio, l`Avvenire ha pubblicato addirittura un appello, chiedendo firme. L`idea, come sempre, è proibire. Ma proibire ai bambini di nascere? Matilde

LA CONTRADDIZIONE è molto estesa. Prima della guerra contro gli “uteri in affitto” (terminologia rude, perché non ci si commuova all`idea che persino un gay può avere un figlio) c`è stata la guerra contro la fecondazione assistita, che pure è un percorso di vita.

Una guerra così impetuosa nel Parlamento italiano, che: primo, si è dovuto cambiare il presidente della Commissione XII (Igiene e Sanità, che al Senato era Ignazio Marino); secondo, sostituire quel presidente con una persona adatta (che infatti ha poi attraversato diversi altri partiti); e, terzo, partorito la cosiddetta legge 40, che viene abbattuta un po`per volta a colpi di sentenze dalla Corte costituzionale, sia per violazione della Carta, sia per incompatibilità logica e giuridica con fondamentali principi europei e internazionali.

Prima della guerra contro la fecondazione assistita, c`è stata la guerra sul testamento biologico, approvato con una clausola di autodistruzione che consente al medico di non tenere conto della volontà chiaramente espressa dalla persona.

Poi, naturalmente c`è, c`era e continuerà a esserci in futuro, visto il coraggio da leoni dei deputati Pd, il problema del `fine vita” o testamento biologico. Ovvero il momento di dover dipendere dalla decisione di partiti, che vi abbandonano senza assistenza e senza diritti, per non dispiacere ai vescovi, anziché lasciarvi il diritto all`ultima dignitosa decisione.

Ci sono stati momenti, nella storia della Repubblica, in cui su questioni fondamentali come queste, si poteva contare sui Radicali (partito, leader, deputati, persone). Ma un sistema ben congegnato ha fatto in modo che i Radicali siano esclusi da tutto, compresi cinque minuti in tv.

E così, mentre l`Avvenire, giornale dei vescovi (che pure ha molti meriti quando si tratta di immigrati e di rom) si dà da fare affinché gli articoli di fede diventino articoli del codice, e continua a contare sull`interesse carrieristico dei medici (che diventano primari solo se si dichiarano “obiettori” nel luogo giusto – pronto soccorso – al momento giusto – mentre nessun medico normale è al lavoro-), la voce dei Radicali non può essere udita se non con qualche colorito accenno al loro “vecchio leader” Pannella, ma senza il minimo riferimento alle battaglie della sua vita.

La macchina funziona così: il giornale dei vescovi prende sul serio, come le questioni fondamentali del Paese, alcune legittime ma private prescrizioni religiose. Gli altri giornali (di rado) scherzano benevolmente sull`ennesimo digiuno di Pannella, stando bene attenti a non citare le ragioni.

L’Associazione Luca Coscioni è una associazione no profit di promozione sociale. Tra le sue priorità vi sono l’affermazione delle libertà civili e i diritti umani, in particolare quello alla scienza, l’assistenza personale autogestita, l’abbattimento della barriere architettoniche, le scelte di fine vita, la legalizzazione dell’eutanasia, l’accesso ai cannabinoidi medici e il monitoraggio mondiale di leggi e politiche in materia di scienza e auto-determinazione.