Nel nostro Paese chi parla di eutanasia si sente uno straniero

Venerdì di Repubblica
Michele Serra, Paolo Izzo

Caro Serra, dal 13 settembre scorso  una legge di iniziativa popolare per  rendere legale l`eutanasia giace  alla Camera dei Deputati: l`hanno proposta  i radicali dell`associazione Luca Coscioni ed  è stata sottoscritta da 67 mila cittadini,  senza considerare le altre migliaia di persone  che continuano a sostenerla online. La  presidente Laura Boldrini non ha ancora  risposto ai ripetuti appelli affinché quella  legge sia almeno presa in considerazione  dai suoi onorevoli colleghi. Ed è passato più  di un mese. Cioè: una concreta proposta  sull`eutanasia si trova in «stato vegetativo»  nelle stanze del Palazzo, nonostante il  parere dei cittadini, e non la rianima nemmeno  il suicidio di Carlo Lizzani che, proprio  come Mario Monicelli tre anni fa, sarebbe  ricorso all`eutanasia, ma invece è stato co-  stretto a gettarsi dalla finestra.  Visto come è andata (male) ai referendum  radicali contro la legge Bossi-Fini, che tutti  adesso vogliono abolire per via delle centinaia  di morti di Lampedusa, cosa dobbiamo  aspettare per vedere discussa una legge  sull`eutanasia? Un suicidio di massa?  Paolo Izzo (Roma)  

Caro Izzo, spero che nel lasso di tempo  che separa l`arrivo della sua lettera  e la sua pubblicazione qualcosa si sia  mosso. Ma non si faccia troppe illusioni:  il problema non è certo la presidente  Boldrini. Il problema è che tutte o quasi  le leggi di natura «etica» che in qualche  maniera contravvengano la morale  cattolica hanno, in Italia, una vita  terribilmente difficile. Sono tra quelli  che ripongono molte speranze nel  pontificato di Bergoglio. Ne ripongo  assai meno in un personale politico  ancora molto impacciato quando   si tratti di distinguere tra le morali  religiose (che sono, tra l`altro, più di  una) e l`attività del legislatore,  che dovrebbe invece garantire a tutti  (compresi, ovviamente, i credenti delle  varie fedi) la libertà di scegliere come  procreare e come morire. La realtà  dei fatti ci costringe a credere che  questa libertà, in Italia, è ancora molto  lontana. Si va all`estero per procreare  giovandosi delle nuove tecniche  mediche, si va all`estero per disporre  della propria morte, come fece Lucio  Magri e come non hanno fatto  Monicelli e Lizzani, costretti  a soluzioni ben più cruente.  La questione è sempre la medesima:  chi crede che vita e morte siano  nella disponibilità di Dio  e non degli uomini, in Italia può sentirsi  a casa sua. Chi invece non ci crede,  e pretende di disporre del proprio  destino, in Italia è uno straniero. ¦ 

L’Associazione Luca Coscioni è una associazione no profit di promozione sociale. Tra le sue priorità vi sono l’affermazione delle libertà civili e i diritti umani, in particolare quello alla scienza, l’assistenza personale autogestita, l’abbattimento della barriere architettoniche, le scelte di fine vita, la legalizzazione dell’eutanasia, l’accesso ai cannabinoidi medici e il monitoraggio mondiale di leggi e politiche in materia di scienza e auto-determinazione.