Monicelli amava la vita. Riflessioni laiche sulla morte

Lo Speziale

Stamattina,come quasi succede da un po’ di tempo in qua,mi sono soffermato con un caro amico a chiacchierare del più e del meno e la conversazione ad un certo punto ha preso una svolta inaspettata e gradevolissima:alla mia domanda su come fosse il tempo a Firenze e dintorni il mio amico Libero mi ha risposto che ad una sommaria analisi della situazione dalla sua finestra la giornata sembra essere promettente,come se fosse maturata la supercazzola,in pratica come se fosse Antani con lo scappellamento a destra…

Ora cosa accomuni due amici,uno siciliano e l’altro toscano oltre ad una certa idea della politica e del mondo è stato stamane fatalmente il grande Mario Monicelli,uomo di grande cultura,uno dei padri della grande tradizione cinematografica italiana e puro genio libero e libertario.
Mario Monicelli amava la vita! La amava di un amore puro ed innocente,la amava sopra ogni cosa perché per lui la vita era il suo lavoro e tutto il bagaglio di esperienze straordinarie che poteva e doveva portarsi dietro sempre!!!
Come non sorridere al cospetto dell’Armata Brancaleone,che sembra proprio attualissimo come film se si considerano le a dir poco rassicuranti armate brancaleone che invadono oggi la scena politica italiana?
Come non immedesimarsi nei personaggi strordinari di Amici miei? Come si fa a scacciare la malinconia di certe scene drammatiche vissute dagli interpreti del suddetto film? Semplice. Amando veramente la vita e vivendola sino in fondo in maniera piena. E sorridendo delle zingarate che la vita ci regala,ma che noi in fondo cerchiamo sempre più spesso per sfuggire ad una realtà a volte estranea a ciò che intimamente l’uomo cerca.
Bene i ricordi di scene di film monicelliani si affastellano alla mente ma vengono sovrastati ad un certo punto dal ricordo della tragica fine che Mario ha deciso di voler fare.
Da tempo ammalato di un tumore terminale alla prostata era ridotto in ospedale e si doveva sottoporre a delle cure sempre più aggressive per un mite come lui.
Monicelli in più di un’occasione ha parlato in vita della morte.Senza paura e nonostante il trauma di aver trovato il padre,intelettuale antifascista messo da parte dalla società del perbenismo solo perché non allineato al pensiero predominante,morto suicida in bagno.
Monicelli da grande intelluale ha sempre parlato della morte senza la paura di incontrarla.
Dichiarò una volta:”Non aspetterò la morte in un letto d’ospedale,con i parenti che mi portano la minestrina.”
Oggi ricordo che mi colpì profondamente questa sua presa di posizione scomoda.Si perché in fondo l’Italia è un paese dove di certe cose non si può parlare,quasi fossero dei tabù.E lui invece ne parlava senza peli sulla lingua e dicendo ciò che da uomo libero riteneva fosse giusto ed in linea col suo modo di pensare.
Bene allora traiamo insegnamento da Mario Monicelli e dalla cultura classica.Entrambi ci insegnano che la morte fa parte della vita e deve essere sempre dignitosa.Forse per questo lui si rifiutò di andar a morire fuori dal suo amato Paese.Non dimentichiamoci che l’Italia è un giardino segreto,ma che ai nostri confini si discutono e si accettano le libertà e le volontà dell’individuo!Basta passare il confine con la Svizzera e avrebbe fatto un gesto in Italia considerato scellerato.
Ed invece lui ha deciso in perfetta linea col suo pensiero di andarsene in una serata piovosa in un giorno di fine novembre del 2010 lanciandosi dal balcone della sua stanza di ospedale senza scendere a compromessi.
Tristezza ogni volta che un essere umano muore. Tristezza ancor più grande quando ad un uomo maturo si proibisce di sottrarsi all’ormai inutile accanimento terapeutico.E non siamo tutti quanti degli ipocriti e sappiamo benissimo che il pensiero della morte diventa ricorrente e ci rincorre ad un certo punto della nostra esistenza.
Basterebbe che si capisse che tutti amiamo la vita e che l’eutansia legale non è una scappatoia dalle difficoltà,ma semplicemente darsi una morte dignitosa quando non ci sono altre soluzioni.
Io amo la vita e penso che sia un dovere di tutti gli esseri umani viverla dignitosamente.Ma ritengo altresì che l’accanimento terapeutico sia la forma più grande di egoismo nei confronti dei nostri cari.
Basterebbe che laicamente si discutesse di poter far scegliere una morte dignitosa a chi non vuol venire umiliato dalla falsa compassione,ma anzi vorrebbe esser ricordato per le sue zingarate.

L’Associazione Luca Coscioni è una associazione no profit di promozione sociale. Tra le sue priorità vi sono l’affermazione delle libertà civili e i diritti umani, in particolare quello alla scienza, l’assistenza personale autogestita, l’abbattimento della barriere architettoniche, le scelte di fine vita, la legalizzazione dell’eutanasia, l’accesso ai cannabinoidi medici e il monitoraggio mondiale di leggi e politiche in materia di scienza e auto-determinazione.