“Lo Stato è a servizio e a tutela della persona e del suo "benessere" nei suoi molteplici aspetti, a cominciare dal diritto alla vita, di cui non può mai essere consentita deliberata soppressione”. Così il papa Benedetto XVI si è espresso nell’Incontro mondiale delle famiglie di Milano, scagliandosi contro l’aborto e l’eutanasia. Ora, a differenza dell’eutanasia, l’interruzione di gravidanza è legale nel nostro Paese dal 1978. Piaccia o no, una donna può decidere di abortire e le strutture sanitarie statali glielo devono consentire e garantire. Si chiama diritto. E, piaccia o no, è stata un’importante conquista per le donne e per la civiltà del nostro Paese, a cui si è arrivati dopo lunghe e faticose battaglie. Certo, la vita è importante, così com’è importante la prevenzione, l’aiuto alle donne, il sostegno sociale a chi rimane incinta e non ha mezzi per portare a termine la gravidanza.
Dopodiché è importante anche il rispetto della scelta individuale e della salute delle mamme e nessun Paese civile può permettersi di ripiombare nell’aberrazione degli aborti clandestini fatti in un sottoscala da chi non è medico. La legge 194 dunque c’è. Ma viene davvero rispettata? L’ultima relazione sull’attuazione della legge fa venire i brividi. I ginecologi obiettori sono passati, a livello nazionale, dal 58,7% del 2005 al 69,2% del 2006 al 71,5% del 2008 (ultimo dato disponibile). E le percentuali crescono anche tra gli anestesisti (arrivati al 52,6%) e il personale non medico degli ospedali (43,3%). Un’obiezione di coscienza che al Sud supera 1’80% (in Basilicata, Campania, Sicilia, Molise) e che, in alcune realtà ospedaliere, tocca addirittura il 100%. E questo nonostante la legge preveda che la struttura debba comunque garantire l’interruzione di gravidanza. Cosa significa. tutto ciò? Innanzitutto, che l’illegalità degli aborti clandestini pia che i un rischio è una certezza. Poi, che le donne che possono permetterselo sono costrette a migrare in un’altra regione o perfino all’estero, con costi umani ed economici. Infine, che la magistratura è costretta a intervenire per perseguire chi non rispetta la legge. La cronaca ci racconta storie terribili di medici obiettori in ospedale che poi praticano aborti a carissimo prezzo in cliniche private o denunce per mancata assistenza a donne che avevano programmato aborti terapeutici per malformazioni del feto. E chissà quante sono le donne, magari immigrate, che manco ci vanno in ospedale e vengono fatte abortire da persone non qualificate e in condizioni igieniche pericolose per loro. Com’è possibile che tutto questo avvenga nel 2012 in un Paese che si dice civile? Certo, la Chiesa fa il suo mestiere, ma lo Stato non dovrebbe legiferare e far rispettare le sue leggi in piena autonomia e secondo il solo principio della tutela dei cittadini? Anche se abbiamo la legge sull’aborto, a vedere questi dati allarmanti nei fatti non viene rispettata in pieno. Purtroppo non è la prima, né sarà l’ultima. E chi ci va di mezzo sono, ancora una volta, le donne.