
“Ciao Daniele, ti interessano i mobili di casa mia? Vado a stare da un’altra parte”. Quello strano sms, spedito poco più di un anno fa, segna l’inizio del viaggio di Pierina Franchini verso la scelta di andare a morire in Svizzera. Daniele Duso, 37 anni, collaboratore del Gazzettino, lo ha ricevuto così, come ogni tanto riceveva i saluti o gli auguri per le feste da Pierina. Ma tutto suonava strano, e lui l’ha subito chiamata. Scoprendo quello che segnerà le loro vite per i mesi a venire.
Come vi eravate conosciuti?
«Pierina aveva 75 anni ed era stata un’esponente di Rifondazione comunista. Abitava a Chirignago dalle parti del Circus e, ogni tanto, mi segnalava le cose che avvenivano in quartiere, oltre a seguire personalmente qualche famiglia in condizioni disperate. Era una persona dedita agli altri»
Cos’è successo dopo quell’sms?
«Le ho risposto subito. Le ho ho chiesto cosa c’entrassero i mobili… “Non posso dirtelo, ti ferirei troppo”, altro sms. Poi la chiamo e mi racconta tutto. Era stata qualche giorno prima all’ospedale di Padova per un controllo al fegato. E lì le avevano detto che non c’era più nulla da fare, che era in metastasi. Ma quello che l’ha “uccisa” era stato il medico che le ha spiegato nei dettagli cosa le sarebbe successo nei mesi successivi».
Pierina Franchini viveva da sola.
«Ha, aveva, una figlia che vive altrove. Era spaventata a morte. Fece un altro esame poco dopo. Stessa diagnosi. Le proposero radioterapia e chemioterapia, ma lei, che l’aveva già fatta in passato, sapeva a cosa andava incontro. Disse di no a tutto, perché non c’erano speranze di guarigione».
Iniziando a pensare all’eutanasia.
«Non sapeva navigare in Internet, e voleva saperne di più. Le ho trovato alcuni documenti su Dignitas, l’associazione svizzera dove ha terminato le sue sofferenze, nei quali era spiegato tutto il percorso da fare, compresi i costi: quasi 8mila euro in vari bonifici. Ma lei non ha mai avuto dubbi».
E tu?
«Ho provato a farglieli venire. Inutile. L’ho spinta a riprendere contatti con i suoi familiari, sua figlia, le amiche. Le avevo anche proposto di ospitarla a casa con la mia ragazza, dove l’avremmo curata fino alla fine. Niente».
Intanto il male aumentava.
«Usava solo dei cerotti antidolorifici, aumentandone progressivamente la dose. Le feci sapere che l’associazione Coscioni cercava testimonianze di malati terminali, e lei mise a disposizione la sua storia girando quel video a Milano prima di recarsi in Svizzera».
Come furono gli ultimi giorni?
«Ha rivisto sua figlia e le ha detto cosa stava per fare. Aveva solo una tremenda paura di far soffrire gli altri. Fosse per lei avrebbe voluto sparire, perché la sua fine era segnata. Alla fine era contenta, sollevata. Mi disse che sua figlia aveva capito».
Il 29 novembre Pierina è andata a morire in Svizzera.
«Mi ha chiamato pochi minuti prima di bere la dose letale di sonnifero. “Va tutto bene, il viaggio è stato perfetto, stiamo per procedere”. Era tranquilla, serena come non la sentivo da mesi».
Cinque minuti dopo Daniele ha ricevuto la telefonata del referente di Dignitas, che gli ha riferito che Pierina se ne è andata sorridendo. «Un paio di settimane fa sono andato vicino a Zurigo per spargere le ceneri di Pierina in un bosco, su una collina. Era il suo ultimo desiderio».
Il Pd: «Ora serve una legge sul fine vita»
«La scelta di Piera Franchini serva da sprone al nuovo Parlamento per adottare una normativa sul fine vita». È quanto riporta un comunicato del Pd provinciale di Venezia il giorno dopo la pubblicazione della video-testimonianza di Piera, veneziana che ha scelto di recarsi in Svizzera per l’accompagnamento alla morte volontaria. Di fronte alla scelta di Piera il Pd, spiega nella nota Gabriele Scaramuzza, responsabile Sanità del Pd veneziano, «sostiene gli sforzi delle Amministrazioni comunali del nostro territorio che si sono dotate o si stanno dotando del registro delle Dichiarazioni anticipate di Trattamento, continuando a credere che quello dell’accompagnamento (e non quello all’eutanasia) sia il vero diritto civile per il malato terminale». Ieri intanto l’associazione Coscioni, che ha raccolto e diffuso la testimonianza di Piera, ha organizzato la prima giornata nazionale di raccolta firme per la legalizzazione dell’eutanasia in Italia. Nelle due piazze veneziane, a Marghera e a Mestre, sono state raccolte in tutto 430 firme.