
Il presidente di Exit-Italia: sollecitiamo una legge che tuteli la libera volontà. «Siamo solidali con l`ex magistrato che ha scelto il suicidio assistito. Ha ottenuto quel che voleva, una morte dignitosa». Si chiama Emilio Coveri, sposato e padre di due figli, ex dipendente Fiat Iveco. E presidente della Exit-Italia che a Torino è una sorta di «punto informativo» per le richieste di morte assistita oltre che centro di iniziative comuni con l`associazione radicale «Luca Coscioni». «Stiamo raccogliendo le firme per una legge d`iniziativa popolare che riconosca il diritto ad una morte dignitosa. Sa, anche io ho gravi problemi di salute e sceglierò questa strada».
Quando ha saputo della scelta dell`ex magistrato? «Stamattina (ieri per chi legge; ndr) grazie alla segnalazione di un amico di Bari»
Quanti italiani scelgono la «dolce morte»? «Il numero non lo conosciamo. So, però, che la nostra associazione ha 300 iscritti».
E di quelli che scelgono di morire all`estero con il suicidio assistito? «Sono una trentina in tutto gli italiani che ogni anno si recano in Svizzera per non fare più ritorno. Connazionali che muoiono in esilio. Nell`ultimo anno sono stati 2-3 al mese, ma si tratta di un numero in aumento».
Malati terminali? «Non solo. Dei malati terminali italiani che hanno deciso di morire in Svizzera, dove l`eutanasia è legale sin dal 1942, nessuno ha più fatto ritorno».
È possibile accedere al suicidio assistito anche in presenza di una sola, sia pur gravissima, depressione? «Certo, dopo un attento esame presso la stessa struttura di tutti gli elementi clinici che la persona presenta. I medici sono obbligati ad un primo colloquio nel quale prospettano al paziente la scelta finale e debbono anche utilizzare argomenti per scoraggiare l`esito infausto. Ma di fronte alla libera scelta reiterata, non resta che eseguire la volontà della persona».
Quanto costa il suicidio assistito? «Intorno ai 7.500 euro. Dipende dai servizi che si chiedono».
Quali? «Se c`è la cremazione, se c`è il rientro delle ceneri. Si spende meno di un funerale in Italia».
Ma tutte le richieste vengono accolte in Svizzera? «All`associazione svizzera Dignitas lo scorso anno sono state inoltrate circa 1.500 richieste di suicidio assistito da malati terminali dei vari Paesi ma il 40% delle richieste viene rigettato».
Cosa accade a quei malati terminali che scelgono l`eutanasia? «La Dignitas, ad esempio, ha una bella casa immersa nel verde, nelle campagne di Pfaffikon vicino Zurigo. Qui si arriva solo dopo aver avuto l` ok alla propria richiesta di suicidio assistito e dopo aver stabilito il giorno. A questo punto, si giunge nella struttura e ci si confronta con medici e volontari».

L’Associazione Luca Coscioni è una associazione no profit di promozione sociale. Tra le sue priorità vi sono l’affermazione delle libertà civili e i diritti umani, in particolare quello alla scienza, l’assistenza personale autogestita, l’abbattimento della barriere architettoniche, le scelte di fine vita, la legalizzazione dell’eutanasia, l’accesso ai cannabinoidi medici e il monitoraggio mondiale di leggi e politiche in materia di scienza e auto-determinazione.