
La piccola Sofia, affetta da una grave malattia degenerativa, potrà essere curata con il metodo Stamina, che prevede l’estrazione dal bacino di cellule staminali, moltiplicate e infuse nel paziente stesso. Ma non nel laboratorio degli Spedali Civili di Brescia, definito dall’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) «assolutamente inadeguato dal punto di vista strutturale per le cattive condizioni di manutenzione e pulizia». Lo ha comunicato il ministro della Salute Renato Balduzzi, ricordando che «non è il ministero a decidere se una terapia deve essere interrotta oppure no», e ribadendo come, stando alle indagini dell’Aifa, «il trattamento al quale era sottoposta Sofia era dannoso per la sua salute. Per questo la cura è stata interrotta». I genitori, da parte loro, hanno affermato che «Sofia sta morendo per un cavillo burocratico» e che «l’unica terapia che vogliamo per Sofia è quella di Stamina, cioè quella che è già stata regolarmente avviata con un protocollo d’intesa tra noi e gli Spedali Civili di Brescia». Di diverso tenore il commento del padre di Salvatore, un altro ragazzo che, grazie all’autonzzazione del giudice di lavoro, potrà essere trattato con il metodo Stamina, ma non a Brescia «È una sentenza bellissima», ha detto, aggiungendo comunque che se la terapia non fosse stata interrotta, «Salvatore sarebbe potuto ulteriormente migliorare». Sul trattamento con le staminali, comunque, emergono non poche perplessità. :’Stiamo parlando di un metodo che non ha alcuna sperimentazione», aveva dichiarato ad Avvenire il genetista Bruno Dallapiccola, direttore scientifico dell’Ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma. E ieri il ministro Balduzzi ha invitato a Fare chiarezza: «Se Stamina vuole fare un passo avanti, può rendere accessibili e trasparenti i suoi protocolli, permettere che vengano verificati e sperimentati in condizioni di sicurezza, condividere i risultati finora ottenuti con la comunità scientifica. Finora questo Stamina non lo ha fatto».

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