L’Europa, la biologia e l’identità dell’embrione

capsule.jpg
Sole 24 ore
Gilberto Corbellini, Michele De Luca

In questa rubrica ospitiamo le lettere di uno o più lettori a un collaboratore della «Domenica» e la risposta del destinatario. Le lettere, della lunghezza massima di 40 righe per 60 battute, vanno inviate a «II Sole 24 Ore Domenica», via Monte Rosa 91, 20149 Milano, oppure per email, al seguente indirizzo: fermoposta@ilsole24ore.com

Scrivo con riferimento all’articolo di Gilberto Corbellini e Michele De Luca, pubblicato a pagina 25 del Suo quotidiano domenica 13 luglio 2014, dal titolo «In vitro sono solo cellule», nel quale si fa menzione del ricorso da me proposto, nell’interesse della signora Adele Parrillo, davanti alla Corte europea dei diritti dell’uomo in relazione al divieto posto dalla legge n. 40 del 2004 di donare per fini di ricerca scientifica gli embrioni creati nell’ambito del procedimento di fecondazione medicalmente assistita, crioconservati e non utilizzati per l’impianto. Ebbene, debbo smentire che la Corte europea abbia — come si legge nel predetto articolo — «pilatescamente evitato di prendere posizione, giudicando irricevibile il ricorso e rimpallando tutto al Governo italiano». Invero, il ricorso in questione è ancora sub iudice. In particolare, il ricorso è stato discusso all’udienza del 18 giugno scorso a Strasburgo davanti alla Grande Chambre della Corte europea dei diritti dell’uomo e la sentenza verrà pubblicata nei prossimi mesi. Osservo inoltre che non solo quanto affermato dagli autori non corrisponde al vero ma il linguaggio dagli stessi utilizzato è inopportuno e irrispettoso dell’organo giurisdizionale internazionale di cui si tratta. Debbo altresì fare una precisazione in merito alla sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea Brüstle vs Greenpeace del 18 ottobre 2011, che è stata citata nel medesimo articolo. Infatti, detta sentenza riguarda esclusivamente la brevettabilità delle invenzioni biotecnologiche che utilizzano embrioni umani e non la ricerca scientifica in quanto tale. Anzi, affermando il divieto di brevettabilità dei risultati della ricerca scientifica sugli embrioni, in quanto ciò implicherebbe un loro sfruttamento industriale e commerciale, la Corte di Giustizia ha implicitamente ammesso che tale ricerca possa essere fatta, poiché, com’è ovvio, per esserci un risultato ci deve essere una ricerca.

Avv. Nicolò Paoletti

Sollecitati dall’articolo apparso sul Sole 24 Ore di domenica 13 luglio scorso a firma di Gilberto Corbellini e Michele De Luca «In vitro sono solo cellule» riteniamo essenziale intervenire per sottolineare che quanto riportato, pur esprimendo le legittime opinioni degli autori, contiene gravi inesattezze scientifiche che lo rendono assai discutibile se non inaccettabile. Riteniamo che la manipolazione ideologica della realtà, compresa quella biologica, è una operazione che non aiuta la verità e il dialogo ma genera solo faziosità e confusione. Per brevità vorremmo limitarci ai punti essenziali:

• L’unione dei due gameti dà origine a una specifica cellula che si chiama “Zigote” da cui si sviluppa un nuovo essere umano. Questo evento di unione di duegenomi — materno e paterno — rappresenta la trasmissione genetica del patrimonio dei genitori ed è l’inizio di tutti quei processi biologici che costituiscono lo “sviluppo” e la crescita di un individuo umano.

• Quello che gli autori definiscono «un aggregato di cellule tutte uguali tra loro» non è altro che la prima fase della crescita di ciò che attraverso tappe successive assumerà la forma definitiva per poi giungere alla nascita. Queste cellule non sono «un aggregato» ma rappresentano un «nuovo elemento biologico» che contiene tutte le informazioni necessarie per sviluppare un intero essere umano completo dal punto di vista biologico e anche neuro-psicologico.

• Affermare che l’individuo inizia solo quando le cosiddette «cellule aggregate» raggiungano l’utero e iniziano a differenziare è una considerazione arbitraria che non ha alcun fondamento scientifico e biologico (e nemmeno logico). Nel corso, infatti, dello sviluppo ci sono infiniti passaggi dei quali si potrebbero sottolineare i cambiamenti morfologici dell’embrione in crescita ma nessuno di questi può essere definito come l’inizio di un individuo. Definire come inizio un momento diverso da quello della formazione dello zigote è solo una decisione arbitraria e ideologica non rispondente alla realtà biologica rappresentata da un “continuum”. Se domani le biotecnologie giungessero a costruire un utero artificiale dovremmo spostare l’inizio della vita umana e il diritto a nascere?

• Anche il Nobel Yamanaka è strumentalizzato a sproposito. Il tema delle iPS apre importanti prospettive e insieme anche molti interrogativi. Tra questi uno decisivo riguarda proprio la identità tra la cellula embrionale totipotente e la cellula riprogrammata pluripotente che nel mondo scientifico è ancora molto controversa. È questo un problema ad alto impatto etico che i nostri autori hanno già risolto per costruire il loro teorema. Anche l’affermazione «se alcuni governi lungimiranti non avessero consentito l’utilizzo di embrioni …Yamanaka non avrebbe vinto il Nobel per la medicina nel 2012» è del tutto gratuita. Infatti è proprio vero il contrario, che la difficoltà all’utilizzo dell’embrione per ricerca ha spinto la ricerca a identificare cellule che avessero caratteristiche simil embrionali tali da poter essere differenziate in diversi tessuti. Ringraziamo Il Sole 24 Ore che aiuta a conoscere cose nuove, a pensare e a riflettere e spesso condividere con colleghi e studenti le letture più interessanti. Ci dispiace che su alcuni temi il giornale sembri a senso unico.

Prof . Augusto Pessina Coordinatore Gruppo Italiano Staminali Mesenchimali (GISM-AICC) Dipartimento di Scienze Biomediche, Chirurgiche e Odontoiatriche. Università degli Studi di Milano. Milano

Dr. Domenico Coviello Direttore Laboratorio di Genetica Umana Dipartimento di Scienze Genetiche e IBMDR E.O. Ospedali Galliera, Genova

 

Ringraziamo peri commenti, che ci consentono di precisareq uel che abbiamo scritto. L’intento era discutere lo statuto scientifico dell’embrione umano e vedere se le leggi che ne governano l’uso tengono conto dei fatti sperimentali. Lasciamo stare se chiamare “pilatesca” una sentenza sia “irrispettoso” verso la Corte di Strasburgo, sta di fatto che quest’ultima ha giudicato irricevibile il ricorso per la parte relativa alla donazione degli embrioni per fini di ricerca, e si pronuncerà solo in merito alla proprietà degli stessi, mai messa in dubbio dalle norme nazionali. Infine, l’avvocato Paoletti contesta il nostro commento alla sentenza Brustle vs. Greenpeace: non abbiamo scritto che quella sentenza riguarda la ricerca, ma criticato la definizione di embrione adottata dalla Corte di Strasburgo,dicendo che è priva di senso. Pessina e Coviello ci accusano di «manipolazione ideologica della realtà biologica». Ci scusiamo con i lettori per aver saltato la (ovvia) fase di formazione dello zigote, quale conseguenza dell’unione dei gameti, parlando subito della blastocisti, cioè lo stadio dello sviluppo embrionale che interessa la ricerca applicata alla medicina rigenerativa. Non capiamo quale sia la sostanza semantica che differenzia l’espressione «aggregato di cellule» da «nuovo elemento biologico». L’embrione non è altro che un aggregato di cellule identiche tra loro (come sperimentalmente provato) prima che ciò che lo rende un individuo umano abbia fatto la sua comparsa fenomenica. Questa è la nostra posizione filosofica, suffragata da logica e scienza. Certo, cozza con alcune credenze metafisiche. Noi riusciamo a farne a meno, mentre i colleghi no. Pessina e Coviello definiscono arbitraria la nostra scelta di far iniziare la vita di un “individuo” quando avviene l’impianto in utero e parte il differenziamento. Non pensiamo di aver detto chissà quali sciocchezze, dato che per i più autorevoli biologi dello sviluppo l’evento più importante nella storia della vita di un individuo è la gastrulazione (Lewis Wolpert) e l’individuo diventa tale attraverso il processo che accompagna lo sviluppo dei diversi sistemi fisiologici che gli consentono di realizzare un’omeostasi dinamica che lo rende autonomo rispetto alle sfide ambientali (Scott Gilbert). Non basta l’evento che produce il singolo genoma, cioè la fusione dei gameti, a definire l’individuo. Chi conosce un po’ la biologia lo capisce. Per quanto riguarda l’impianto in utero, rimane il fatto che l’utero non appartiene all’embrione, il quale ha un progetto di vita solo se ciò è contemplato da chi ci ha messo i gameti. Un embrione non andrà da nessun parte se la coppia che l’ha generato ha deciso di non usarlo più per scopi riproduttivi e non intende concederlo per un trasferimento eterologo (impropriamente detto “adozione degli embrioni”). È destinato a rimanere un aggregato di cellule crioconservato. Saecula saeculorum. Infine, se ragioniamo in termini di potenzialità, ribadiamo che anche una qualsiasi cellula di un organismo adulto ha la stessa potenzialità di generare un individuo, grazie alle tecniche di riprogrammazione e donazione. Quindi, a rigor di logica, dovremmo vietare la ricerca sulle cellule umane punto? Se qualcuno è rimasto ancorato, per integralismo e faziosità, a un paradigma genomico-centrico dell’uomo e della sua natura biologica, questi sono coloro che hanno cercato un matrimonio impossibile tra scienza e fede religiosa, tra biologia e teologia. Basterebbe scorrere i risultati degli studi di epigenetica per capire che la concezione “zigotica” della persona umana, cioè l’idea che l’embrione “è uno di noi” dal concepimento, difesa dalla teologia cattolica, è priva di basi logiche e teorico-sperimentali. Quanto a Yamanaka, sono i due colleghi a manipolare i fatti. Come sarebbero stati identificati, di grazia, i geni che consentono di riprogrammare le cellule somatiche e indurre la pluripotenza (o addirittura la totipotenza tipica dello zigote, ma forse quei due colleghi non lo sanno ancora…) se non studiando gli embrioni e le staminali embrionali, incluse quelle umane? Stucchevole la discussione sulle implicazioni etiche legate al Nobel dato a Yamanaka. Stiamo scherzando? Nessuna sensibilità etica, nemmeno quella di Yamanaka, è sufficiente a far scoprire quali geni possono restituire alle cellule somatiche la staminalità di tipo embrionale senza fare esperimenti con embrioni umani. Dopodiché, è comodo far propaganda e dire che ora non c’è più bisogno di usare embrioni e staminali embrionali, perché *** ci sono le iPS. Secondo noi, e senza voler costringere nessuno a usare o curarsi con staminali embrionali, serve ancora molta ricerca sugli aggregati di cellule chiamati blastocisti, per capire meglio come viene stabilizzato geneticamente ed epigeneticamente il differenziamento. Numerosi gruppi di ricerca nel mondo investono risorse per far sviluppare la medicina rigenerativa, al di fuori di fedi, ideologie e preconcetti. Gilberto Corbellini Michele De Luca

L’Associazione Luca Coscioni è una associazione no profit di promozione sociale. Tra le sue priorità vi sono l’affermazione delle libertà civili e i diritti umani, in particolare quello alla scienza, l’assistenza personale autogestita, l’abbattimento della barriere architettoniche, le scelte di fine vita, la legalizzazione dell’eutanasia, l’accesso ai cannabinoidi medici e il monitoraggio mondiale di leggi e politiche in materia di scienza e auto-determinazione.