Lettera- Se rispettassimo il dovere di umanità

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La Repubblica
Corrado Augias, Paolo Izzo

Caro Augias, suona rivoluzionaria la formula dell’Ordine dei medici francesi in merito al dibattito sull’eutanasia in corso: “dovere d’umanità”. Siamo abituati a battagliare-con la poca laicità che ci resta – per quei “diritti” civili negati dalla sottomissione dell’Italia al Vaticano e ai suoi diktat. Oltralpe si ribalta la questione, almeno in tema di fine vita, invocando il “dovere” dello Stato nei confronti di «situazioni cliniche eccezionali (…) per alcune agonie prolungate o per dolori psicologici e/o fisici che, malgrado gli strumenti messi in atto, restano incontrollabili». In Francia dunque il dibattito è aperto e magari si può ancora discutere su quei “dolori psicologici” se si ritiene che le malattie della mente non siano incurabili… ma almeno li se ne può parlare! E persino trasformare il diritto alla libera scelta degli esseri umani in un dovere della società che essi stessi compongono. Di Paolo Izzo

L’ aspetto che trovo positivo e condivisibile in questa lettera è invocare un’apertura alla discussione. Discussione vera, senza preclusioni, aperta ad una possibile soluzione concordata – considerata ogni possibile garanzia e cautela – su un problema che indubbiamente esiste e che è sciagurato negare per principio. Del resto alcuni paesi europei (Paesi Bassi, Svizzera che io sappia, forse anche altri) hanno già introdotto la possibilità di un suicidio assistito e non risulta che ci siano stati inconvenienti degni di nota. In Italia esiste la benemerita associazione Exit che dà a richiesta utili consigli. La cosa più vergognosa che possa accadere è che un artista come Mario Monicelli sia costretto a gettarsi da un balcone, disperato, in mancanza di altra via d’uscita; che un uomo del valore di Lucio Magri debba andare di sotterfugio in Svizzera. Al contrario, l’aspetto positivo della notizia dalla Francia è che sono stati i medici ad aprire la questione, anche al di là delle intenzioni legislative del presidente Hollande. L’hanno aperta invocando ogni possibile cautela e facendo riferimento appunto al “dovere d’umanità” che sul medico incombe. Ciò che non si vorrebbe più vedere è la determinazione cieca che portò all’assurda legge 40 sulla procreazione assistita poi progressivamente smantellata da numerose sentenze della magistratura italiana ed europea. Alla ricerca di un principio che dia statura a questo principio d’umanità, si possono adottare le parole di J. S. Mill nel suo Saggio sulla libertà: «Il solo aspetto della propria condotta di cui ciascuno deve rendere conto alla società è quello riguardante gli altri: per l’aspetto che riguarda soltanto se stessi, la sua indipendenza è, di diritto, assoluta. Su se stesso, sulla sua mente e sul suo corpo, l’individuo è sovrano».

L’Associazione Luca Coscioni è una associazione no profit di promozione sociale. Tra le sue priorità vi sono l’affermazione delle libertà civili e i diritti umani, in particolare quello alla scienza, l’assistenza personale autogestita, l’abbattimento della barriere architettoniche, le scelte di fine vita, la legalizzazione dell’eutanasia, l’accesso ai cannabinoidi medici e il monitoraggio mondiale di leggi e politiche in materia di scienza e auto-determinazione.