
La scomparsa di uno dei maggiori filosofi del diritto contemporanei, Ronald Dworkin, deve indurre a meditare le basi fondamentali del suo pensiero sia sotto il profilo dell`interpretazione delle nostre vite quotidiane, sia degli
scopi che le società attuali in grande crisi si devono porre. Il suo insegnamento rimane esemplare e costante, mentre ci mancheranno gli interventi di attualità sulla “The New York Review of Books”, il cui ultimo, sul numero del 9 gennaio,
riguardava le decisioni della Corte Suprema sui diritti delle minoranze all`istruzione superiore, dove etica e diritto si intrecciano inun`argomentazione
di indimenticabile eccellenza. In questo momento di notevole confusione delle istituzioni del nostro Paese, vale la pena di riprendere una delle conclusioni
del suo ultimo libro, “Giustizia per ricci”, a proposito della democrazia, la quale se non è trattata e accettata come un valore intrinsecamente fondamentale,
rende la gran parte della nostra vita politica inutile, stupida e sciocca.
Il pensiero di Dworkin può costituire stimolo e indicazione a tutti noi che ci apprestiamo al voto contribuendo alla formazione di un nuovo governo
per il Paese. Tutto ciò in una situazione, sia nazionale sia internazionale,
di grande instabilità e incertezza, che una frastornante campagna elettorale
tende ad esasperare. È comunemente accertato che tra le principali cause del disastro finanziario e della grave recessione economica, che il mondo occidentale, e l`Italia in particolare, non riesce a superare, due paiono fuori discussione. La prima sta nell`ideologia neoliberista del mercato efficiente che si autoregola ed equilibra, ispirato alla politica del “laissez-faire” e della deregolamentazione delle attività economiche. Queste hanno prodotto le enormi diseguaglianze che Dworkin proponeva di superare attraverso un disegno
politico che unisse necessità di governo della comunità con personale responsabilità e tutela dei diritti dei cittadini. La seconda coincide con la
predominanza totale del capitalismo fmanziario su quello industriale, sicché l`incremento indefinito del profitto non è dato dalla produzione di beni, quanto dalla speculazione finanziaria, dominata da conflitti di interesse con effetti domino, che hanno prodotto oltre che un fallimento dei governi, ormai servi della finanza, una vera crisi del capitalismo che pare ormai, secondo il recente saggio di Emanuele Severino, un “Capitalismo senza futuro”. Le terribili disuguaglianze e la scomparsa della ricerca dell`interesse comune hanno provocato, non solo, ma in particolare in Italia, un grave deficit di
democrazia e soprattutto una diffusa corruzione delle élites del potere politico
ed economico, inserito in una varietà di centri di potere diffusi e frammentati,
come dimostra l`incredibile quantità di liste tra le quali deve scegliere l`elettore. Questi centri di potere si presentano tra loro in un conflitto, non più solo sociale, come peraltro la democrazia giustificherebbe, ma generalizzato e
patologico, che minaccia l`esistenza stessa della democrazia, prospettandone
di riflesso la sua inutilità. Il loro diffondersi in sostituzione dei partiti politici, sfibrati a volte da logoramenti interni, attraverso nuovi assembramenti,
nascondendosi dietro al velo di una inesistente ma continuamente richiamata
società civile, portano al disorientamento dei cittadini, al loro disprezzo per la
politica, ed alla sottovalutazione del loro fondamentale diritto di voto in
democrazia. Le conseguenze negative di questa frammentazione del potere e della sempre più diffusa e vergognosamente quasi accettata corruzione, porta ad un unico catastrofico esito, da alcuni anche per quel che cercherò di illustrare subito, auspicato, cioè l`ingovemabilità del sistema politico.
L`ingovernabilità alimenta i misfatti di un sistema corrotto, di un basso livello
della vita politica ed economica, e di un declino della società e dell`estinzione
delle virtù civiche e dello spirito pubblico. Una società degradata, come ho spesso sottolineato, si alimenta della sua degradazione e, occupandosi in modo per lo più punitivo nei confronti di coloro che più soffrono delle disuguaglianze
provocate da quel sistema, attraverso discutibili quando non totalmente
scorrette politiche economiche, trascura completamente la fondamentale tutela
dei diritti umani. Vi è allora poco da compiacersi e da auto-ammirarsi, cercando a dritta e a manca riconoscimenti, quando la Corte europea dei diritti umani di Strasburgo ha recentemente condannato (ed è la quinta volta in quattro anni) l`Italia per il trattamento inumano e degradante dei carcerati detenuti in un sovraffollamento carcerario di natura strutturale. Non ho al
riguardo migliore commento da fare che citare la frase di Fédor Dostoevskij nel
romanzo “Memorie da una casa di morti”: «Il grado di civiltà di una società è rivelato dalla visita alle sue prigioni». Vi è altresì davvero poco da
compiacersi con un governo che ha ricorso contro la sentenza della Corte
europea che giustamente bocciava la “legge 40” sulla procreazione assistita, la
peggiore legge europea in materia. La Grande Chambre ha appena confermato
la sentenza emessa in primo grado, bocciando nuovamente la legge che nega
ad una coppia fertile, ma portatrice di una malattia genetica, di accedere alla
diagnosi preimpianto degli embrioni. Non è la prima volta che ai cittadini
italiani si impongono delle scelte difficili sul loro futuro. Molte volte hanno saputo correttamente scegliere, e così ora debbono evitare di cadere nelle trappole di un sempre più diffuso “cesarismo”, dettato solo dalla ricerca di potere personale, o di governi eterodiretti, magari alla ricerca di Stati Etici, imposti da varie tecnocrazie. Nella doverosa indipendente scelta politica, ciascuno deve preferire chi prospetta la tutela dei diritti fondamentali, contenuti nella nostra Costituzione, sicché alla rabbia ormai pericolosamente manifestata in vari modi si sostituisca la speranza di una comune vita migliore, non a favore di pochi, ma per il benessere di tutti.

L’Associazione Luca Coscioni è una associazione no profit di promozione sociale. Tra le sue priorità vi sono l’affermazione delle libertà civili e i diritti umani, in particolare quello alla scienza, l’assistenza personale autogestita, l’abbattimento della barriere architettoniche, le scelte di fine vita, la legalizzazione dell’eutanasia, l’accesso ai cannabinoidi medici e il monitoraggio mondiale di leggi e politiche in materia di scienza e auto-determinazione.