«Legge popolare da varare subito»

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il manifesto
Eleonora Martini

Ses­san­ta­cin­que­mila firme rac­colte dal Par­tito Radi­cale, quin­di­ci­mila in più del neces­sa­rio, ma la legge di ini­zia­tiva popo­lare per la lega­liz­za­zione dell’eutanasia è ancora ferma al palo. In nome del popolo igno­rato, come aveva tito­lato il mani­fe­sto quasi tre mesi fa. E nel silen­zio totale dei media di massa. Negli ultimi giorni, però, si è tor­nati a dibat­tere sull’argomento gra­zie a un paio di medici corag­giosi – il pro­fes­sor Mario Saba­telli, neu­ro­logo respon­sa­bile del cen­tro Sla del Poli­cli­nico Gemelli, e Giu­seppe Maria Saba, già ordi­na­rio di Ane­ste­sio­lo­gia e ria­ni­ma­zione all’Università di Cagliari e alla Sapienza di Roma – che hanno avuto il corag­gio di rac­con­tare ciò che tutti sanno, e cioè che anche nelle cor­sie di ospe­dale ita­liane l’eutanasia pas­siva è prassi con­so­lidata da anni, ben lungi dall’essere in con­trap­po­si­zione col codice deon­to­lo­gico dei sanitari.

E ieri, men­tre Carlo Troilo, con­si­gliere gene­rale dell’Associazione radi­cale Luca Coscioni, ha rive­lato di essere stato diretto testi­mone di pra­ti­che euta­na­si­che appli­cate in ospe­dali pub­blici della capi­tale, i suoi com­pa­gni di par­tito, Marco Cap­pato, Filo­mena Gallo e Mina Welby, con una let­tera aperta ai mem­bri delle Com­mis­sioni Affari costi­tu­zio­nali e Giu­sti­zia di Camera e Senato hanno chie­sto la calen­da­riz­za­zione urgente della pro­po­sta di legge popo­lare «Rifiuto dei trat­ta­menti sani­tari e liceità dell’eutanasia» che giace dal 13 set­tem­bre scorso a Mon­te­ci­to­rio senza che sia stata avviata nem­meno la discus­sione.
È della scorsa set­ti­mana l’appello lan­ciato da alcuni fami­liari di per­sone malate che hanno vis­suto il dramma del sui­ci­dio — Fran­ce­sco Liz­zani, Chiara Rapac­cini, Carlo Troilo e Mina Welby — per­ché si lega­lizzi ciò che nel nostro Paese avviene nella com­pleta clan­de­sti­nità. «Ogni anno nei reparti di tera­pia inten­siva 20 mila malati ter­mi­nali muo­iono con l’aiuto dei medici, quasi sem­pre con l’assenso dei fami­liari. Sono i dati di uno stu­dio del 2007 dell’Istituto Mario Negri di Milano — spiega Carlo Troilo — anche se nes­suno ne parla per­ché sia la stampa che la poli­tica sono ferme su que­sto argo­mento. In Ita­lia quindi si regi­strano ogni anno 20 mila casi di euta­na­sia clan­de­stina e il 67% dei malati ter­mi­nali è accom­pa­gnato dal pro­prio medico».

«Il mol­ti­pli­carsi dei segnali che arri­vano dalla società, che si aggiun­gono all’invito espli­cito del Capo dello Stato ad affron­tare il tema del fine vita, con­fer­mano l’urgenza di un dibat­tito par­la­men­tare — scri­vono nella let­tera i diri­genti radi­cali dell’Associazione Coscioni – In par­ti­co­lare, le dif­fi­ci­lis­sime con­di­zioni nelle quali sono chia­mati ad ope­rare i medici ren­dono neces­sa­rio l’avvio di un’indagine cono­sci­tiva sul “Come si muore in Ita­lia” per rac­co­gliere infor­ma­zioni su come le scelte indi­vi­duali dei pazienti e medici influi­scono sul pro­cesso del morire, anche in com­pa­ra­zione con ciò che accade all’estero». In effetti, il numero di ita­liani «che muo­iono in esi­lio» in Sviz­zera, dove il sui­ci­dio assi­stito è rego­la­men­tato, è in con­ti­nuo aumento, come spiega Emi­lio Coveri, pre­si­dente di Exit Ita­lia, asso­cia­zione «per il diritto a una morte dignitosa».

Coveri rac­conta di rice­vere «circa 40 tele­fo­nate alla set­ti­mana di per­sone dispe­rate» e che da gen­naio a mag­gio di quest’anno la sua asso­cia­zione ha rad­dop­piato gli iscritti. «Nei primi cin­que mesi del 2014 — spiega Coveri — sono almeno 14 le per­sone che si sono recate in Sviz­zera. E in 29 hanno fatto domanda di atti­va­zione della pro­ce­dura di morte volon­ta­ria assi­stita per i tre cen­tri elve­tici: Digni­tas di Zurigo; Exit inter­na­tio­nal di Berna e Life­cir­cle di Basi­lea».
Ma in Ita­lia la poli­tica latita. Forse aspetta che ancora una volta sia un giu­dice a rico­no­scere il diritto a sce­gliere per sé una «dolce morte».

L’Associazione Luca Coscioni è una associazione no profit di promozione sociale. Tra le sue priorità vi sono l’affermazione delle libertà civili e i diritti umani, in particolare quello alla scienza, l’assistenza personale autogestita, l’abbattimento della barriere architettoniche, le scelte di fine vita, la legalizzazione dell’eutanasia, l’accesso ai cannabinoidi medici e il monitoraggio mondiale di leggi e politiche in materia di scienza e auto-determinazione.