
Nell`assoluta (forse voluta) disattenzione dei media, qualcosa sta cambiando nel sistema dei valori dell`universo Italia. Vecchi, apparentemente incrollabili tabù si sgretolano e, tra mille difficoltà ed errori, si potrebbe parlare addirittura di una sorta di mutazione antropologica.
Un esempio su tutti, ma significativo. Nel giugno del 2005 in Italia si tenne il referendum abrogativo della Legge 40, che regolamentava in modo irragionevolmente repressivo la procreazione medicalmente assistita. L`anno prima era stato consegnato alla Corte di Cassazione oltre un milione di firme per un quesito di abrogazione totale e oltre 700.000 per altri quattro quesiti parziali. Il Cardinale Ruini, Presidente del Consiglio Permanente della CEI, si attivò abilmente perché nelle parrocchie venisse orchestrata una campagna di disinformazione, su base ideologica e teologica, al fine di dissuadere i fedeli dal recarsi alle urne. Il quorum non fu raggiunto, vinse l`astensionismo.
A dieci anni di distanza dal referendum fallito, di quella legge 40 non resta quasi più nulla, grazie in particolare all`Associazione Luca Coscioni e agli avvocati Filomena Gallo, Gianni Baldini e Angelo Calandrini, che si sono attivati presso i tribunali e una Corte Costituzionale oggi sicuramente più attenti ad una opinione pubblica sempre più scopertamente favorevole ad una concezione laica dei valori etici.
Le pronuncie giurisdizionali che sono seguite hanno smantellato il medievale dispositivo, e finalmente anche in Italia le coppie sfavorite da problemi di infertilità, sterilità o con malattie genetiche trasmissibili possono raggiungere il loro obiettivo di tentare una gravidanza.
Mentre quel referendum veniva avviato, in casa radicale e nell’Associazione Luca Coscioni si pensò a cosa si potesse fare per contrastare i disegni reazionari, che tra l`altro vietavano anche la ricerca sugli embrioni. Marco Pannella suggerì di organizzare un “Congresso Mondiale per la Libertà della Ricerca Scientifica”. Si ricollegava idealmente a quel “Congresso per la Libertà della Cultura” che nel 1950 aveva riunito intellettuali, scienziati, artisti di mezzo mondo nello sforzo di arginare l`avanzata dell`ideologia totalitaria del comunismo staliniano in un momento ancora critico per una Europa ferita e profondamente dissanguata dalla guerra.
L`iniziativa prese rapidamente corpo: la sessione costitutiva ebbe luogo a Roma nell`ottobre 2004, con Luca Coscioni e il sostegno di 51 premi Nobel; ad essa sono seguiti il primo incontro a Roma nel febbraio del 2006, un secondo a Bruxelles nel marzo 2009, mentre la terza sessione si è svolta lo scorso anno, sempre nella capitale.
Un agile libro ci ripropone oggi i testi degli interventi dell`incontro del 2014 e di quello preparatorio del 2013 al Parlamento europeo. E` una documentazione ancora di forte attualità. Perché se oggi il pericolo dei fondamentalismi (a partire da quello religioso/cattolico, determinante nell`esito del referendum del 2005) sembra attenuarsi, il rapporto della scienza con le istituzioni politiche, anche democratiche, resta difficile e contrastato.
Nei confronti della scienza vige una inveterata diffidenza, che rimastica ancora gli argomenti su cui la Marv Wollstonecraft Shelley impostò ai primi dell`ottocento il suo romanzo, “Frankenstein”, con la figura del mostro creato dalla scienza, espressione della paura per lo sviluppo tecnologico.
E` una paura forte e incoercibile, oggi come ieri. Lo stesso mondo politico vi resta invischiato creando ostacoli quando non addirittura favorendo, o non impedendo, che si verifichino episodi di evidente deriva antiscientifica, con il risultato di frenare lo sviluppo, economico ma anche etico/intellettuale, del Paese. E` un problema non solo italiano, anche se nel nostro paese si presenta con specifici tratti ed evidenza.
Nell’introduzione, Marco Cappato ricorda che se “nel 2004, quando fu fondato Il Congresso Mondiale per la Libertà di Ricerca Scientifica” veniva chiesto “alle istituzioni politiche di difendere la ricerca dai fondamentalismi, in particolare di natura religiosa”, oggi occorre “intraprendere la strada in senso inverso: difendere la politica e la democrazia con alcune risorse che la scienza mette a disposizione”: la scienza procede per fatti, prove, evidenze (ed errori), fornisce dunque certezze (se non “verità”) che sono un solido sostegno allo sviluppo delle istituzioni democratiche, che di certezze hanno assoluto bisogno.
Come e con quale angolatura si dovrà mettere a contatto, o in rapporto, la scienza con l`istituzione politica? E` il premio Nobel per la medicina 2002, John Sulston, a fornirci una indicazione su come raggiungere un buon equilibrio tra le due sfere: la scienza, “la scoperta”, avverte, ” è sempre positiva, come lo è accrescere il proprio sapere. E` da come applichiamo le nostre scoperte che dipende l`insorgere di un conflitto. E` quindi bene essere disposti ad adottare il criterio dell`interesse pubblico prima di mettere in pratica le nostre conoscenze, che non dovrebbero essere applicate automaticamente…”.
La ricerca dell`”interesse pubblico” è il perno su cui instaurare il confronto. Impossibile fare più che un accenno alla varietà degli argomenti discussi nelle due sessioni del “Congresso” e registrati nel volume. Alcuni degli interventi sono da considerare essenziali per la vastità dell`impianto e la complessità delle questioni affrontate, delle quali viene fornita una analisi utile anche oltre il caso considerato: pensiamo all`intervento di Ana Virginia Calzada, già Presidente della Sezione costituzionale della Corte Suprema di Giustizia del Costa Rica, che ripercorre l`iter di un contenzioso aperto dalla Corte Interamericana nei confronti dello Stato di Costa Rica sul tema della fertilizzazione in vitro.
Il dibattito-confronto si mosse alla luce di quanto stabilito dalla Convenzione americana sui diritti umani, divenendo un caso emblematico per l`intera problematica dei diritti dell`uomo, oltre che di quelli dell`embrione. E a proposito di questa esemplare vicenda viene puntuale il richiamo di Emma Bonino che ci ricorda come la democrazia “non sa concepire la libertà senza responsabilità”, perché “ha molto ben chiara la differenza tra libertà e licenza”.
Possiamo qui segnalare solo pochissimi altri nomi di spicco tra i partecipanti: Charles Sabine, ex corrispondente di guerra della BBC, affetto dal morbo di Huntington, Askold Ivantchik, della Accademia delle Scienze di Russia, Tonio Borg, Commissario europeo per la salute, Taieb Baccouche, ministro degli esteri tunisino.
Al dibattito, Pannella aggiunge qualcosa di estremamente significativo quando ci ricorda come “i mezzi condizionano i fini; è importante usare sempre mezzi nonviolenti per affermare lo Stato di diritto”, polemicamente concludendo che lo Stato di diritto “non è il tipo di Stato nel quale viviamo in Italia”. E` un richiamo che non dobbiamo dimenticare.
(“Fra scienza e politica – Il difficile cammino della libertà di ricerca,” a cura di Marco Cappato, Carocci editore, 2015, euro 20.00.)

L’Associazione Luca Coscioni è una associazione no profit di promozione sociale. Tra le sue priorità vi sono l’affermazione delle libertà civili e i diritti umani, in particolare quello alla scienza, l’assistenza personale autogestita, l’abbattimento della barriere architettoniche, le scelte di fine vita, la legalizzazione dell’eutanasia, l’accesso ai cannabinoidi medici e il monitoraggio mondiale di leggi e politiche in materia di scienza e auto-determinazione.