Per la ricerca scientifica e la libertà

Andrea Lorenza Principi Nini

luca coscioniLa ricorrenza del quarto anniversario dalla morte di Luca Coscioni, il 20 febbraio scorso, offre l`occasione per riaprire il dibattito sull`uso delle cellule staminali.   La vita di questo economista e politico, la sua battaglia per i diritti civili, non può e non deve, infatti, finire nel dimenticatoio.

L`esistenza   di Luca viene radicalmente trasformata   nel 1995, quando gli viene diagnosticata   la SLA (malattia degenerativa   e progressiva del sistema nervoso   che colpisce i neuroni di moto).   Ma, integro nelle proprie capacità   intellettive. decide di non essere vittima   inerme della sclerosi laterale   amiotrofica, bensì di dare "più fiato   possibile, di chi malato, ha il diritto   civile di avvalersi del   progresso della riforma   scientifica", facendosi   promotore della libertà   di ricerca anche attraverso   le attività   dell`Associazione che   porta il suo nome. Dal   2001 è costretto ad     esprimersi attraverso   un sintetizzatore, ma questo non gli impedisce   di lanciare pesanti   attacchi contro l’ipocrisia generale verso   chi è sofferente, contro   il disinteresse del   mondo politico e i veti   ottusi del Vaticano.   Muore alle 1 1,20. nella   propria casa di   Orvieto, in seguito ad   una crisi respiratoria dovuta al rifiuto   della tracheotomia.   Ma la lotta per l`uso delle cellule   staminalí non è morta con Coscioni   e deve essere combattuta con decisione,   tanto più nel nostro Paese   dove, come per gran parte delle battaglie   civili, la legislazione in materia   è puntigliosa e particolarmente   restrittiva, lontana da quella di paesi   ben più evoluti come la Gran   Bretagna e la Danimarca. Oggi, in   Italia, le cellule staminali, che con la   loro particolarità di non essere ancora   specializzate possono sostituire     qualsiasi cellula malata del nostro   corpo, non possono essere utilizzate   a fini di ricerca. Inoltre è possibile   prelevarle (dal cordone ombelicale,   non recando alcun danno al feto) e   depositarle nelle banche cordonali   statali solo in caso di necessità di   trapianto nel neonato, nella fratria o   nei genitori (ed esclusivamente non   essendoci metodologie alternative).   E` così che molte madri, potendoselo   permettere, al momento del parto,   inviano il proprio cordone ombelicale   in banche straniere.   Dunque, nella speranza che qualcosa   possa cambiare, ridiamo voce alle   parole di Luca Coscioni: "E tra una   lacrima ed un sorriso, le nostre dure   esistenze non hanno certo bisogno   degli anatemi dei fondamentalisti   religiosi, ma del silenzio della libertà, che è democrazia… Le nostre esistenze   hanno bisogno di libertà per   la ricerca scientifica. Ma, non possono   aspettare.  Non possono aspettare   le scuse di uno dei prossimi Papi."   

© 2010 Associazione Luca Coscioni. Creative Commons: Attribuzione 2.5