La ricorrenza del quarto anniversario dalla morte di Luca Coscioni, il 20 febbraio scorso, offre l`occasione per riaprire il dibattito sull`uso delle cellule staminali. La vita di questo economista e politico, la sua battaglia per i diritti civili, non può e non deve, infatti, finire nel dimenticatoio.
L`esistenza di Luca viene radicalmente trasformata nel 1995, quando gli viene diagnosticata la SLA (malattia degenerativa e progressiva del sistema nervoso che colpisce i neuroni di moto). Ma, integro nelle proprie capacità intellettive. decide di non essere vittima inerme della sclerosi laterale amiotrofica, bensì di dare "più fiato possibile, di chi malato, ha il diritto civile di avvalersi del progresso della riforma scientifica", facendosi promotore della libertà di ricerca anche attraverso le attività dell`Associazione che porta il suo nome. Dal 2001 è costretto ad esprimersi attraverso un sintetizzatore, ma questo non gli impedisce di lanciare pesanti attacchi contro l’ipocrisia generale verso chi è sofferente, contro il disinteresse del mondo politico e i veti ottusi del Vaticano. Muore alle 1 1,20. nella propria casa di Orvieto, in seguito ad una crisi respiratoria dovuta al rifiuto della tracheotomia. Ma la lotta per l`uso delle cellule staminalí non è morta con Coscioni e deve essere combattuta con decisione, tanto più nel nostro Paese dove, come per gran parte delle battaglie civili, la legislazione in materia è puntigliosa e particolarmente restrittiva, lontana da quella di paesi ben più evoluti come la Gran Bretagna e la Danimarca. Oggi, in Italia, le cellule staminali, che con la loro particolarità di non essere ancora specializzate possono sostituire qualsiasi cellula malata del nostro corpo, non possono essere utilizzate a fini di ricerca. Inoltre è possibile prelevarle (dal cordone ombelicale, non recando alcun danno al feto) e depositarle nelle banche cordonali statali solo in caso di necessità di trapianto nel neonato, nella fratria o nei genitori (ed esclusivamente non essendoci metodologie alternative). E` così che molte madri, potendoselo permettere, al momento del parto, inviano il proprio cordone ombelicale in banche straniere. Dunque, nella speranza che qualcosa possa cambiare, ridiamo voce alle parole di Luca Coscioni: "E tra una lacrima ed un sorriso, le nostre dure esistenze non hanno certo bisogno degli anatemi dei fondamentalisti religiosi, ma del silenzio della libertà, che è democrazia… Le nostre esistenze hanno bisogno di libertà per la ricerca scientifica. Ma, non possono aspettare. Non possono aspettare le scuse di uno dei prossimi Papi."
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