La Regione Lombardia dovrà pagare anche l’eterologa

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il Garantista
Filomena Gallo

Aurora e Giuseppe sono una coppia infertile residente in Lombardia e possono accedere alla fecondazione assistita omologa con il pagamento di un ticket.

Anche Elena e Matteo sono una coppia residenti in Lombardia, ma hanno una infertilità più grave: sono sterili. Matteo ha avuto un tumore, ha vinto la sua battaglia contro la malattia, ma ora non ha più gameti fertili. Anche loro possono accedere alla fecondazione assistita, ma a differenza di Aurora e Giuseppe dovranno ricorrere all`eterologa e non potranno fermarsi al pagamento del ticket, dovranno pagare l`intera tecnica. A prevederlo è una delibera della Regione Lombardia.

Qual è la differenza tra le due coppie? Entrambe hanno i requisiti per accedere alla fecondazione medicalmente assistita, ma la patologia di Elena e Matteo è più grave e gli impedisce il ricorso alla fecondazione omologa. Sorge spontanea la domanda: perché questa discriminazione basata sulla gravità della patologia?

L’unica risposta è puramente politica, di quella politica ciellina che sta cercando di introdurre nuovi deterrenti all’eterologa, nonostante la Corte Costituzionale ne abbia cancellato il divieto con la sentenza del 9 aprile 2014.

La delibera della Regione Lombardia è stata impugnata dai pazienti e, se il Tar non ha accolto la domanda cautelare, ieri il Consiglio di Stato, grazie al lavoro delle associazioni di pazienti e dei colleghi con cui in questi anni abbiamo lavorato per la tutela dei diritti delle persone che vorrebbero avere una famiglia con bambini, ha emesso l`unica sentenza logicamente possibile.

Testualmente si legge: «Pur nell`ambito della complessità e della delicatezza proprie delle questioni proposte, allo stato sembra condivisibile la censura di disparità di trattamento sotto il profilo economico tra la procreazione medicalmente assistita omologa e quella eterologa, stante l`incontestata assunzione a carico del servizio sanitario regionale lombardo – salvo il pagamento di ticket – della prima».

Inoltre va tenuto in conto che «quanto al diritto alla salute inteso come comprensivo anche della salute psichica oltre che fisica, non sono dirimenti le differenze tra fecondazione di tipo omologo ed eterologo».

Già la legge 40 ha per anni discriminato le coppie rispetto all`accesso alle tecniche: perché il Consiglio regionale ha voluto continuare sulla stessa strada, prevedendo disparità di trattamento tra chi chiede l`accesso a una fecondazione omologa piuttosto che a una eterologa?

Dobbiamo difendere le sentenze della Corte Costituzionale, dobbiamo difendere i diritti delle persone dai fondamentalismi che hanno generato tutti i divieti la legge 40, quegli stessi divieti che sono stati cancellati oggi dai giudici costituzionali. La strada delle giurisdizioni, chiamata a pronunciarsi per ripristinare i dettami costituzionali e il rispetto dei diritti di tutti, evidenzia quanto la politica negli ultimi 11 anni abbia solo determinato lesioni di diritti fondamentali.

Il Governo e il Parlamento possono oggi, con un atto di discontinuità dal passato, segnare il vero cambiamento in materia di diritti della persona e della famiglia. Lo possono fare eliminando gli ultimi divieti della legge 40, aggiornando le linee guida sulla stessa secondo le indicazioni della Corte Costituzionale.

Ci attende presto un appuntamento importante: il prossimo 14 aprile la Corte Costituzionale si pronuncerà sull`ennesimo divieto della legge 40, quello che impedisce l`accesso alla diagnosi pre-impianto alle coppie fertili con patologie genetiche. Fino a questo momento i Tribunali e la Corte sono stati fondamentali. Spetterebbe ora alla politica agire.

Per questo, come associazione Luca Coscioni, con gli esperti, abbiamo lanciato insieme ad altre associazioni (L`altra Cicogna Onlus, Cerco un bimbo, Famiglie Sma, Parent Project Onlus, Amica Cicogna, Aidagg, Hera) un appello al Parlamento e al Governo.

Con una petizione presente sul nostro sito (www.associazionelucacoscioni.i t), e sottoscrivibile da tutti i cittadini, chiediamo che questo divieto venga cancellato prima dell`intervento della Consulta. 

L’Associazione Luca Coscioni è una associazione no profit di promozione sociale. Tra le sue priorità vi sono l’affermazione delle libertà civili e i diritti umani, in particolare quello alla scienza, l’assistenza personale autogestita, l’abbattimento della barriere architettoniche, le scelte di fine vita, la legalizzazione dell’eutanasia, l’accesso ai cannabinoidi medici e il monitoraggio mondiale di leggi e politiche in materia di scienza e auto-determinazione.