La priorità del ministero dovrebbe essere la tutela della salute

fecondazione_artificiale.jpg
Left
Filomena Gallo

Scrivere oggi di fecondazione medicalmente assistita significa evidenziare due carenze: la prima riguarda il decreto di aggiornamento delle linee guida della legge 40 del 2004, che regola la Procreazione medicalmente assistita (Pma); la seconda concerne il divieto di ricerca sulle staminali embrionali, previsto dalla stessa legge 40.

Il ritornello è sempre lo stesso da oltre dieci anni: non c`è la volontà politica di facilitare l`applicazione delle tecniche di fecondazione assistita per tutte le coppie che ne hanno necessità, trincerandosi dietro questioni tecniche burocratiche.

Come accade da tempo anche per i Livelli essenziali di assistenza e il Nomenclatore tariffario (il primo dovrebbe includere anche l`inserimento delle tecniche di Procreazione Medicalmente Assistita), ancora in questo caso il ministero di competenza, quello della Sanità, non agisce in base alle reali, e spesso vitali, esigenze dei cittadini.

Partiamo dalla tecnica eterologa: è passato più di un anno da quando la Corte Costituzionale ha cancellato il divieto di fecondazione con gameti esterni alla coppia. Eppure il ministero della Salute non ha messo in moto nessuna campagna informativa per fornire informazioni e invitare le persone per donare i propri gameti che potrebbero aiutare una coppia meno fortunata ad avere un bambino.

Su questo punto il ministero scrive «mentre tutto ciò che riguarda i donatori di gameti sarà contenuto nel testo di un nuovo Regolamento, già approvato dal Consiglio superiore di Sanità, che sta proseguendo il suo iter». E perché intanto non predispone una campagna informativa ministeriale, come ad esempio quella per la donazione del sangue intitolata in questo caso “Campagna di comunicazione per la sensibilizzazione alla donazione dei gameti”?

Tanto più che è previsto sia dalle direttive comunitarie che abbiano recepito dal 2007 che dalla stessa legge 40/04. Oppure rispettare quanto previsto dalla Corte, cioè aggiornare le linee guida e di indicare il numero di donazioni per donatori sul modello della Francia e della Gran Bretagna?

Sempre nelle linee guida appena firmate, il ministro Lorenzin ignora completamente che il 14 maggio 2015 la Corte Costituzionale ha cancellato il divieto di accesso alle tecniche di procreazione medicalmente assistita per le coppie fertili portatrici di patologie genetiche.

Dal ministero continuano a sostenere che occorra l`intervento del legislatore per modificare i requisisti di accesso: per fortuna, invece, a oggi possiamo affermare che già due coppie hanno iniziato l`iter per accedere alla diagnosi preimpianto, avendo i requisiti previsti dall`art. 6 della legge 194/78, cioè coloro che corrono il rischio di dovere interrompere una gravidanza perché la salute della donna è messa a rischio.

Purtroppo la maggior parte delle strutture pubbliche non esegue diagnosi preimpianto, il più delle volte perché non hanno personale e attrezzature adeguate: il tribunale di Cagliari nel 2012 ha ordinato a una struttura pubblica di eseguire la tecnica e la struttura ha attivato una convenzione con un centro privato per eseguirla. Mentre a Roma in esecuzione di sentenza della Corte Edu, sempre una struttura pubblica ha attivato una convenzione con laboratorio esterno per fornire la Pgd a una coppia.

La seconda carenza invece riguarda il divieto di utilizzo per la ricerca di embrioni non idonei per una gravidanza: gli scienziati italiani sono oggi costretti ad utilizzare cellule staminali embrionali importate dall`estero, come ha sottolineato lo scienziato Michele De Luca in un appello inviato ai parlamentari e ai membri di governo. Un paradosso che potrebbe essere eliminato cancellando questo divieto dalla legge 40 e permettendo ai ricercatori italiani di tentare la strada per nuove cure a malattie al momento inguaribili, come quelle della retina o il morbo di Parkinson, che i loro colleghi all`estero stanno già sperimentando sull`uomo.

In sintesi la priorità del ministero dovrebbe essere quella di estendere la tutela della salute, non limitarla con la scusa di cavilli che celano in realtà limitazioni ideologiche e proibizioniste.

L’Associazione Luca Coscioni è una associazione no profit di promozione sociale. Tra le sue priorità vi sono l’affermazione delle libertà civili e i diritti umani, in particolare quello alla scienza, l’assistenza personale autogestita, l’abbattimento della barriere architettoniche, le scelte di fine vita, la legalizzazione dell’eutanasia, l’accesso ai cannabinoidi medici e il monitoraggio mondiale di leggi e politiche in materia di scienza e auto-determinazione.