La pena di vivere

LA Repubblica
Guido Ceronetti

NON ho saputo di deplorazioni suscitate dalla permanenza di un qualcosa-di-vivente che fu il generale e il primo ministro Ariel Sharon, per circa otto anni, in coma protratto. Si è detto: è morto, ma aveva cessato di vivere otto anni prima!

E il mantenimento in un simile stato di un infelice essere umano — da obeso a spettro nutrito con le sonde e le flebo—viene considerata una fine da agonia normale? Ci siamo adattati mentalmente, moralmente, ad accettare tutto, purché ci resti un simulacro di esistenza mortale? Sbatti la questione in faccia a questi giubilanti ingoiatori di schegge arroventate, di qualunque portento gli venga dalla corte dei miracoli della Tecnologia onnipotente: vi fa o no arretrare di spavento la prospettiva del coma irreversibile protratto per anni e anni, in una sequenza di domani e dopodomani senza fine? In un mio libro del 1971 fornivo alcuni dati ricavati da pubblicazioni inglesi. Tra le previsioni più ravvicinate (1975) c’era: «Accresciuto potere di protrarre la morte clinica», insieme a quest’altra meraviglia: «Cancellazione dei ricordi». Perla fine del secolo XX, il più infame della storia umana, si prometteva quest’altro sollazzo: «Ibernazione e coma prolungati» e anche «Chimere umano-bestiali» (vedi l’isola del dottor Moreau, dove ci invita il genio anticipatore di Herbert George Wells) ma qui siamo un poco in ritardo.

Per l’oltreduemila il radioso futuro dei nostri poveri giorni era caratterizzato dall’arretramento illimitato della morte.Ricordo una mirabile sentenza di Flaiano: Sei stato condannato alla pena di vivere. La domanda di grazia respinta». Ariel Sharon: otto anni da Englaro. Eluana Englaro ebbe sepoltura e pace cinque anni fa, dopo essere stata liberata dal coma in cui giaceva priva di morte e orfana di vita da diciotto anni. Un sondino da bocca a stomaco alimentava questa sventurata creatura come un animale da esperimenti, ma quando il padre Beppino rese pubblico il caso peressere autorimato a togliere da quell’orrore la figlia—ovviamente con tutte le cautele mediche necessarie—si scatenò la peggiore Italia, l’Italia nera, l’Italia dei senza pietà umana. Per farsi perdonare dai cardinali, Berlusconi ebbe un’uscita memorabile: — Può ancora avere figli!! –E impose una legge alla sua maggioranza in cui si vietava di vivere—anche contro la volontà espressa del paziente o degli stretti famigliari—la nutrizione forzata.

La legge sul testamento biologico è ferma da allora (2007), per grazia di un Dio migliore dei suoi prelati (l’orripilante clausola del coma illimitato oggi difficilmente passerebbe): ma tuttora manca in Italia una legge che serva a schivare il ghignante inferno di un accanimento terapeutico in cui la sua stessa famiglia ha voluto Sharon per otto interminabili giri d’anno precipitasse. In Israele la legge laica non vieta di staccare la spina: la colpa di questo crimine di accanimento è del suo stesso sangue. Purtroppo, contare qualcosa nel mondo è quasi sempre punito da un tacito accanimento per prolungare all’ex uomo potente, miserabilmente, la vita vegetativa. In compenso, la posizione elevata e la raggiunta frollitura dei nostri organi invecchiati sono una sufficiente barriera contro indesiderati espianti. Ma il grande generale israeliano ha subito un intollerabile trattamento da Englaro e contro questa oscena pratica dobbiamo ringhiare minacciosamente. Se vogliamo (lo vogliamo?) definirci ancora umani.