La frontiera belga e il miele amaro di Valeria Golino

Repubblica Venerdì
Claudia Arletti

«Una estrema sofferenza psicologica»: con questa motivazione, che ha fatto scalpore, il Belgio tempo fa ha dato l’ok all’eutanasia di due fratelli gemelli di 45 anni. Non erano malati terminali: sordi dalla nascita, stavano per diventare ciechi e lo ritenevano intollerabile . Allo stesso modo, pochi giorni fa, se n’è andato il Nobel per la Medicina Christian de Duve: a 95 anni, era malato e costretto a letto. Nell’ultimo mese aveva scritto lettere agli amici e ai parenti: ha atteso il ritorno del figlio dagli Usa, per morire circondato dalle persone care, lasciando, come si dice, «tutto in ordine». In Belgio la legge sull’eutanasia è in vigore da undici anni e i casi sono in costante aumento,  «dettaglio» che offre armi a tutti gli schieramenti, favorevoli e contrari, proprio quando un altro fronte si apre: in Parlamento ci sono proposte per consentire l’eutanasia a chi soffre di malattie mentali degenerative (Alzheimer) e ai minori di 15 anni. Comunque la si pensi, il Belgio è a una distanza siderale, più lontano ancora della Svizzera, «prima scelta» degli italiani decisi a morire. Da noi i radicali, l’associazione Luca Coscioni e altri ora raccolgono le firme per una legge di iniziativa popolare che riconosca «il diritto di scelta a chi è in condizioni di malattia terminale e incurabile». Ma anche se coraggiosamente se ne parla al cinema (oggi a Cannes arriva Miele, di Valeria Golino), il clima non sembra molto cambiato dai tempi del caso Englaro. L’associazione PerEluana peraltro non partecipa alla raccolta firme: «Siamo favorevoli» spiega il segretario Giuliano Buttazzoni, «però oggi siamo concentrati sul testamento biologico da sottoscrivere all’interno dei Comuni. E poi in Italia vale sempre il detto: piuttosto di una brutta legge, meglio nessuna legge».

L’Associazione Luca Coscioni è una associazione no profit di promozione sociale. Tra le sue priorità vi sono l’affermazione delle libertà civili e i diritti umani, in particolare quello alla scienza, l’assistenza personale autogestita, l’abbattimento della barriere architettoniche, le scelte di fine vita, la legalizzazione dell’eutanasia, l’accesso ai cannabinoidi medici e il monitoraggio mondiale di leggi e politiche in materia di scienza e auto-determinazione.