La cannabis “buona” che cura i pazienti

La Nuova Ferrara

In alcuni Stati degli Usa la cannabis è stata legalizzata a scopo ricreativo, uno scenario che sta incontrando sempre più sostenitori anche in Italia dove un esteso schieramento politico, composto da più di 200 parlamentari, si è dichiarato favorevole a un progetto di legge che consenta la coltivazione casalinga della pianta. La notizia ha iniziato a “bucare” i tg, anche se nessuno è in grado di prevedere se quella legge vedrà mai la luce. Non tutti sanno però che in medicina l’uso della cannabis è già consentito anche in Italia.

Nel nostro Paese i principi attivi della cannabis sono impiegati nella terapia dei dolori da turno-re, per trattare alcuni sintomi della Sla, della sclerosi multipla, ma anche neuropatie e disturbi dell’appetito. In passato l’unico centro autorizzato a coltivarla è stato il Cro di Rovigo, messo in difficoltà nelle ultime settimane dalla spending review mentre Firenze iscrive negli annali il primo raccolto autorizzato (l’obiettivo è produrre la pianta in Italia per evitare di doverla importare).

All’ospedale Sant’Anna dal 2013 – quando la legge ne ha consentito l’uso — vengono utilizzati due principi attivi dell’essenza combinati in un farmaco, il Sativex, per trattare un sintomo specifico della sclerosi multipla: la spasticità. «Il ministero ha rigorosamente definito l’ambito di utilizzo del farmaco che può essere somministrato, come miorilassante, solo ad alcuni pazienti che presentano un determinato quadro clinico», spiega il direttore della Neurologia, Valeria Tugnoli.

A Ferrara tra il 2013 e il 2014 sono stati una trentina su circa 650, ma alcuni «hanno sospeso il trattamento per loro esplicita richiesta». Non tutti infatti riescono a tollerare gli effetti collaterali della somministrazione del medicinale, che differiscono da paziente a paziente. I principi attivi della cannabis, contenuti nel farmaco, il Thc e il cannabidiolo, vengono assorbiti attraverso la mucosa orale grazie all’uso di uno spray. La modalità di assunzione può risultare faticosa per chi soffre di una grave forma di rigidità muscolare e può scoraggiare in alcuni casi il paziente. Chi ha rinunciato ha manifestato in vari casi depressione oppure uno stato di confusione che possono essere associati all’assunzione del farmaco.

«Non stiamo parlando di una sperimentazione — precisa Valeria Tugnoli assieme alla collega Luisa Caniatti, referente per la sclerosi multipla della Neurologia del S. Anna — il Sativex è un farmaco distribuito dal Servizio sanitario nazionale. La dose viene modificata gradualmente fino a quando si evidenzia un’eventuale efficacia. Il paziente – che in genere non è ricoverato – durante le visite periodiche comunica gli eventuali miglioramenti e gli effetti collaterali dell’assunzione. Sappiamo che chi ne ha tratto beneficio riesce a controllare meglio, ad esempio, i disturbi della vescica oltre alla contrazione muscolare». Dei circa 30 pazienti malati ammessi al trattamento attualmente il Sativex viene somministrato a una quindicina.

L’Associazione Luca Coscioni è una associazione no profit di promozione sociale. Tra le sue priorità vi sono l’affermazione delle libertà civili e i diritti umani, in particolare quello alla scienza, l’assistenza personale autogestita, l’abbattimento della barriere architettoniche, le scelte di fine vita, la legalizzazione dell’eutanasia, l’accesso ai cannabinoidi medici e il monitoraggio mondiale di leggi e politiche in materia di scienza e auto-determinazione.