“Italia, impara dalla Germania. Là la ricerca è presa sul serio”

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La Stampa
Andrea Grignolio

«Se nei casi di frode scientifica l`Italia dovrebbe sviluppare seri interventi restrittivi, nei casi d`eccellenza della ricerca è importante che incrementi i fondi e l`attenzione verso la scienza. Alla luce delle difficili condizioni in cui emergono le eccellenze sono stata delusa dal disinteresse e, mi permetto di dire, della poca competenza che gli ultimi governi hanno mostrato verso le innovazioni biomediche.»

A spiegarlo è Alison Abbott, firma di lunga data della rivista scientifica più celebre, «Nature». Tra gli ospiti del convegno «Etica della ricerca scientifica», organizzato all`Accademia dei Lincei, ha sottolineato le contraddizioni del sistema Italia, in cui non mancano le luci, come evidenzia l`editoriale del 24 febbraio, nel quale «Nature» ha lodato Elena Cattaneo per l`esito della vicenda Stamina e l`ideazione del primo farmaco a base di staminali per le ustioni della cornea, Holoclar, realizzato da Michele De Luca e Graziella Pellegrini.

Negli scandali medici italiani degli ultimi 50 anni – siero Bonifacio, metodo Di Bella e Stamìna – la politica ha avuto notevoli responsabilità e merito dell`Accademia dei Lincei è aver lanciato il dibattito sulla necessità di nuove regole: perché l`Italia è così soggetta alle derive antiscientifiche e quali possono essere i rimedi?

«Il fenomeno del negazionismo scientifico è diffuso, perché appartiene alla natura umana, ma penso che tra i compiti delle democrazie ci sia quello di proteggersi da questo irrazionalismo. Basti pensare agli antievoluzionisti negli Usa, ma per restare in Europa prendiamo il caso della Germania».

Lo spieghi.

«All`inizio del 2000 vi fu lo “scandalo Schòn”: un giovane fisico, Hendrik Schòn, assunto dai prestigiosi Bells Labs americani, pubblicò una serie di articoli sui superconduttori che gli fruttarono diversi premi. Ma una scienziata di Princeton, Lydia Sohn, si accorse che due test, a temperature molto differenti, avevano lo stesso risultato, un`anomalia che sottopose agli editors di “Nature”.

Controlli successivi mostrarono che non solo in quell`esperimento ma ín tutti quelli precedenti il fisico tedesco aveva manipolato i dati. Tutti gli articoli furono quindi ritrattati e l`università che gli aveva conferito il dottorato decise di ritirarglielo per condotta disonorevole. L`aspetto importante è che in Germania si aprì un ampio dibattito, che portò all`adozione di regole stringenti».

E anche lì c`è stato un «caso Stamina», non è così?

«Sì. Sempre a inizio 2000 un cardiologo tedesco iniziò a pubblicare esperimenti interessanti che sembravano dimostrare che le staminali derivate dal midollo spinale erano in grado di riparare alcuni danni al cuore. Ma anche in questo caso si scoprì che i dati erano stati alterati in ben 48 articoli».

In Germania, quindi, si è dimostrata una capacità di reazione anche basata su un senso di vergogna collettivo – che è essenziale per una democrazia, ma che l`Italia ha scordato.

«In Germania il sístema-Paese si è mostrato coeso, gli errori sono stati evidenziati dalla comunità scientifica, che ha isolato chi imbroglia, mentre le istituzioni hanno subito risposto, chiedendo maggiore trasparenza. La politica, quindi, non è dovuta intervenire!».

Oggi, comunque, a livello globale, gli scienziati sono talvolta visti con sospetto: sono sempre consapevoli delle conseguenze delle loro scoperte e delle loro responsabilità sociali?

«Una delle sfide sarà quella di intercettare l`approvazione pubblica. Si prenda il caso di Horizon 2020, il finanziamento-quadro dell`Ue che prevede, tra le linee di ricerca, gli studi sull`invecchiamento. Lo ritengo un giusto tentativo di dialogare con le esigenze della società, che diventa sempre più longeva. Mi pare chiaro che la società stessa non accetta la scienza solo perché lo dicono gli scienziati. E la scienza che deve creare le condizioni di benessere collettivo e, dunque, si tratta di qualcosa di molto più vasto dei dati che spesso vengono proposti per difenderla dagli antiscientisti».

Come pensa che cambierà la scienza nel XXI secolo?

«Sarà diversa nel metodo e nei contenuti. Per quanto riguarda il primo, ora disponiamo dei Big Data e questa massa di dati permette di porre domande e offrire risposte prima impossibili. Per quanto riguarda il contenuto, si sta passando dalla comprensione di come qualcosa funziona alla spiegazione del perché funziona. È significativo l`esempio del cervello: si intensificano le ricerche su mente e coscienza. Una questione tradizionalmente speculativa inizia a essere affrontata con approccio biologico».

L’Associazione Luca Coscioni è una associazione no profit di promozione sociale. Tra le sue priorità vi sono l’affermazione delle libertà civili e i diritti umani, in particolare quello alla scienza, l’assistenza personale autogestita, l’abbattimento della barriere architettoniche, le scelte di fine vita, la legalizzazione dell’eutanasia, l’accesso ai cannabinoidi medici e il monitoraggio mondiale di leggi e politiche in materia di scienza e auto-determinazione.