«Mi sa che vado a vivere a san Marino. Siamo un paese assurdo, siamo l’unica nazione in Europa, a parte forse Andorra, a vietare qualsiasi tipo di eterologa». Il professor Carlo Flamigni, tra i pionieri dalla fecondazione assistita e tra i primi a fare l’eterologa in Italia quando non c’era ancora la legge 40, scherza ma non troppo. Cosa pensa della sentenza? «Credo sia un modo di prendere tempo, vista la situazione internazionale l’Italia non può restare così al di fuori dell’Europa con una legislazione cosi profondamente diversa e lontana dalla società civile. Sono convinto che alla fine il divieto di eterologa salterà». Società più avanti della politica? «Non solo all’estero, anche qui è ormai cambiato il concetto di genitorialità, insomma essere padre o madre non è mica questione solo di gameti». Ora cosa accadrà? «Ripartiranno, a migliaia andranno all’estero con alti costi finanziari e umani, col rischio di finire in centri poco seri, come quella coppia che si è ritrovata sola in difficoltà con un figlio malato forse perché non gli hanno fatto gli esami giusti. E invece noi come Stato abbiamo l’obbligo di tutelare i nostri concittadini e non solo». Non solo? «Quando ci decideremo ad essere un stato veramente laico in cui i cittadini hanno diritti e libertà di scelta?» E a chi parla di vendita di ovociti? «All’estero in alcuni casi è vero. Da noi, prima che la legge 40 la vietasse, a Bologna per anni abbiamo fatto l’eterologa e le donazioni erano tutte gratuite, nessuna donna ha mai preso una lira. C’era il senso del dono, della solidarietà nel dare gli ovociti in sovrannumero, regalare speranza. Le venete erano le più generose»
Intervista a Carlo Flamigni: “Ma la norma è destinata a saltare, non possiamo isolarci dall’Europa”
la Repubblica