Spunti sul tema eutanasia per la riunione del consiglio generale del 26 maggio
Primo quesito: terminologia
Che terminologia usare?
La formula “suicidio assistito” sarebbe valida perché è la soluzione praticata in Svizzera ed anche perché in Olanda e in Beglio la eutanasia è stata introdotta modificando proprio gli articoli relativi al suicidio assistito. E’ però vero che anche parola “suicidio” è carica di aspetti negativi.
I termini privi di connotati negativi sono quelli che aggettivano positivamente l’idea della morte: la “morte opportuna” di Welby o la “morte dignitosa” delle leggi spagnole. Restano da valutare l’efficacia e la comprensibilità di queste formule.
In conclusione, sarei favorevole ad insistere comunque nell’usare il termine “eutanasia”, che è quello che usano tutti, anche se gli oppositori accentuano la connotazione negativa del termine (vedi il frequente ricorso alla minaccia di “derive eutanasiche” ed i riferimenti alla “eutanasia” di Hitler). Trovo sbagliato “nascondersi dietro un dito” e non affrontare la battaglia in campo aperto.
Secondo quesito: indagine sulla eutanasia clandestina
Non so se riproporre l’idea della indagine parlamentare sulla eutanasia clandestina. Non solo per la difficoltà di far passare la proposta, ma anche perché l’indagine, se davvero si facesse, avrebbe come primo effetto quello di intimorire i “medici pietosi”, inducendoli a sospendere la loro coraggiosa azione.
Terzo quesito: l’iniziativa popolare
La raccolta delle firme (e la loro autenticazione) per una proposta di legge di iniziativa popolare avrebbe un costo – in termini di spesa e di lavoro – sproporzionato rispetto al risultato, che sarebbe solo quello di richiamare l’attenzione dell’opinione pubblica sul tema. Infatti è certo che la proposta, una volta raccolte le firme, finirebbe nei cassetti di una commissione parlamentare.
Proposte conseguenti ai quesiti
1) La strada più complessa – ma anche la più forte – è quella seguita in Inghilterra dove Sir Terry Pratchett (il famoso scrittore malato di Alzheimer) ha dato vita alla “Commission on Assisted Dying”, presieduta da Lord Falconer, avvocato ed ex ministro della Giustizia, di cui fanno parte diverse personalità favorevoli alla eutanasia. Il rapporto conclusivo della Commissione ha avuto larga eco sulla stampa. Ma soprattutto il Parlamento – che in passato ha già bocciato due volte proposte di legalizzazione della eutanasia – ha deciso di riaprire il dibattito sul tema. Non entro nel merito di chi potrebbero essere i membri della commissione italiana perché mi sembra preliminare una decisione sul tema (ottimi nomi non mancano di certo).
2) Una ipotesi meno complessa – ma comunque utile e non alternativa alla precedente – sarebbe un nuovo appello in cui avanzare per la prossima legislatura due richieste: a) una legge valida sul testamento biologico; b) un dibattito parlamentare sul tema della eutanasia. Ai cento firmatari del dicembre 2008 se ne dovrebbero aggiungere almeno altri 100 o 200 di livello elevato. Questo risultato sarà possibile solo se tutti i dirigenti della Associazione si impegneranno in questo lavoro.
3) Valutare se dar vita a qualcosa di simile alle organizzazioni in favore della eutanasia che esistono in molti Paesi europei (*).
4) Chiedere ai nostri parlamentari di giungere ad una stesura aggiornata dei due ddl sul testamento biologico e sulla eutanasia.
5) Valutare se, oltre ai parlamentari radicali, sia opportuno avere firmatari di altri partiti, come io personalmente ritengo.
• L’associazione francese per una morte degna – AMD – ha 48.000 iscritti. Non a caso sabato 31 marzo 2012 ha portato in piazza 2.000 persone che sostengono Hollande ed il suo impegno per l’eutanasia. La quota di iscrizione è di 26 euro, ridotta a 15 per i giovani (fino a 36 anni).
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