Chi non si ricorda le vicende di Piergiorgio Welby o di Eluana Englaro?
Proprio il caso della figlia di Beppino Englaro aveva suscitato un grande dibattito e, al momento della comunicazione alla Camera dei Deputati circa la morte della ragazza, il coro levatosi dalla maggioranza e da Gaetano Quagliariello in particolare fu: «ASSASSINI!», rivolgendosi alla parte dell’emiciclo in cui sedeva l’opposizione.
Un passo indietro è d’obbligo al fine di spiegare, seppur in breve, le due vicende che riguardano Welby ed Englaro.
Piergiorgio Welby era stato colpito da una distrofia muscolare progressiva all’età di 16 anni.
I medici avevano affermato che non avrebbe superato l’età di vent’anni ma Welby aveva continuato a vivere fino ad essere completamente paralizzato, nonostante avesse mente lucida, a giacere su un letto e respirando attaccato a una macchina.
Piergiorgio Welby aveva chiesto di morire nel 2006: eutanasia, dunque, che tradotto letteralmente dal greco sarebbe “buona morte” (εὔ: bene , θάνατος: morte, nda).
Nello stesso anno e precisamente il 20 dicembre poco prima della mezzanotte, Welby spirò come aveva scelto.
La Chiesa, però, aveva negato i funerali cattolici per tale caso, come si legge nel comunicato del Vicariato di Roma del 22 dicembre 2006 in cui si afferma che «il Vicariato di Roma precisa di non aver potuto concedere tali esequie perché, a differenza dai casi di suicidio nei quali si presume la mancanza delle condizioni di piena avvertenza e deliberato consenso, era nota, in quanto ripetutamente e pubblicamente».
Funerali laici, dunque.
Più complessa e lunga la vicenda di Eluana Englaro che, di ritorno da una festa di compleanno, aveva perso il controllo dell’automobile su cui viaggiava causa manto stradale gelato.
Per un incidente ha vissuto per ben 17 anni in stato vegetativo.
La vicenda giuridica, però, entra nel vivo negli ultimi anni della vita della ragazza: nel 2008 la Corte di Cassazione ha respinto il ricorso della Procura di Milano andando incontro alle istanze del padre per la cessazione di idratazione ed alimentazione artificiale nei confronti della figlia Eluana.
Dunque il ministro Maurizio Sacconi, che aveva emanato un atto di indirizzo in senso opposto alle richieste del padre della ragazza, vietava alle strutture del servizio sanitario nazionale l’interruzione di idratazione ed alimentazione forzata.
Si mobilitano i Radicali, la corte europea dei Diritti dell’Uomo, l’Associazione Luca Coscioni (e dunque lo stesso Marco Cappato nda): “infuria la bufera”.
Solo il 9 febbraio del 2009 Eluana Englaro poteva morire ma non senza lasciarsi un vero e proprio seguito di polemiche e continue indagini per altro tempo a venire che avevano visto il padre Beppino, il primario della clinica di Udine Amato de Monte e gli infermieri che avevano partecipato all’attuazione del protocollo della Cassazione per omicidio volontario aggravato.
Entrambi casi di Eutanasia, dunque.
Già nel 2006, in un sondaggio di IPR Marketing, commissionato dal quotidiano ‘La Repubblica‘ si evidenziava come alla domanda «I medici dovrebbero accogliere la richiesta di Welby?» una buona parte di cattolici aveva risposto di sì.
Il 75 su 100 interpellati degli atei e dei non credenti aveva risposto affermativamente mentre solo il 28 su 100 dei cattolici praticanti coinvolti nel sondaggio aveva dichiarato che i medici non dovevano accogliere la richiesta di Piergiorgio Welby.
Al contrario, il 50 su 100 dei praticanti aveva risposto con un “sì”.
Oggi la situazione non è diversa.
Il “Rapporto Italia 2013” di Eurispes riporta queste cifre«Tra il 2012 e il 2013 aumenta il numero di quanti si dichiarano favorevoli all’eutanasia dal 50,1% all’attuale 64,6%. Al suicidio assistito – che determina la fine della vita con l’intervento di un medico anche in assenza di malattie – è contrario il 63,8%»
Già, infatti, in un sondaggio di Demos del 2011, commissionato da ‘Il Gazzettino’, gli italiani favorevoli all’eutanasia nel Nordest raggiungevano il 62%.
Di seguito l’intervista a Marco Cappato, dirigente di Radicali Italiani, tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni, già parlamentare europeo.
Perché una battaglia per l’eutanasia legale?
Da una parte l’obiettivo è quello di rispettare le volontà e le scelte delle persone anche alla fine della vita.
Dall’altra iniziamo adesso questa battaglia perché a fronte del divario fra un’opinione pubblica ampiamente pronta e favorevole a questo tema c’è una classe politica e partitica ostile ed incapace di ascoltare, anche solo per un minimo, i cittadini.
In un lungo articolo sull’ultimo numero della rivista ‘MicroMega’, lei spiega che il testo della proposta di legge in questione «si fonda sulla semplicità e la forza della Costituzione: “Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per predisposizione di legge.”» In pratica: si scrive eutanasia legale, si legge difesa della Costituzione?
Certo: il Testo Costituzionale riguarda la sospensione delle terapie, di fatto.
E’ già stato utilizzato, difatti, per fondare delle disposizioni giurisprudenziali sui casi Welby, sul Caso Englaro e su tante altre situazioni dove è ormai acclarato che questo principio costituzionale vada difeso.
E’ chiaro che un atto medico finalizzato a terminare la vita di un paziente, che chiede di terminarla nelle piene condizioni e facoltà mentali, è un passo ulteriore.
Nel senso: prosegue e trae la conseguenza dal principio costituzionale che il diritto a terminare le proprie sofferenze, e a rinunciare alle terapie, debba essere esteso anche all’assistenza medica.
Sarebbe eccessivo dire che questo diritto discende immediatamente e direttamente dal dettato costituzionale e che, quindi, non consentirlo è già di per sé una violazione della Costituzione.
Però, dal momento che le Carte Costituzionali assumono significati diversi anche in funzione dell’evoluzione della società e della medicina, non si deve dimenticare che quando è stata scritta la costituzione quel diritto era soprattutto funzionale a difendersi dalle violenze dei regimi totalitari – penso ai trattamenti sanitari imposti dalle dittature naziste, fasciste, comuniste.
Ora, però, siamo in una società molto diversa in cui la scelta della modalità del porre fine alla vita riguarda un numero sempre più esteso di cittadini e quindi, a mio avviso, quel principio costituzionale significa non solo diritto ad interrompere un trattamento, ma anche diritto a farlo nelle condizioni di assistenza medica migliore.
L’iniziativa sull’eutanasia legale potrebbe essere visto come una sorta di “referendum silenzioso” sui rapporti Italia-Santa Sede?
E’ uno dei tanti temi dove la dottrina delle gerarchie ecclesiastiche si scontra con una volontà popolare diffusa ma anche con la stessa sensibilità di molti credenti.
E’ chiaro che in uno stato laico la politica dovrebbe assumersi tutte le responsabilità delle scelte politico istituzionali.
Naturalmente il caso-Vaticano rappresenta una anomalia, in quanto le gerarchie ecclesiastiche dispongono anche di poteri e soldi statali.
Un conto, dunque, è la libera dottrina e dibattito teologico, un altro è quando delle prescrizioni religiose si trasformano in pressione istituzionale, in pressione su delle leggi e addirittura in utilizzo delle risorse pubbliche.
Quindi è normale che una questione sull’eutanasia porta con sé anche la questione del rapporto tra Stato e Chiesa.
Tornando per un attimo al suo articolo “Legalizzare l’eutanasia” apparso sullo scorso numero della rivista ‘Micromega’, lei scrive: «La legalizzazione è anche un’alternativa all’esilio della morte, cioè a quella eutanasia di classe (costa fino a 10mila euro) che centinaia di persone ogni anno vanno a cercare all’estero». Quindi la battaglia per l’eutanasia legale è anche una lotta per lo stato di diritto?
E’ come per l’aborto o come noi vorremmo che fosse sulle droghe: si tratta di scegliere il diritto (e quindi lo stato di diritto) e la legalità come strumento migliore per governare dei problemi sociali in alternativa alla clandestinità dello stato etico.
Dunque: stato di diritto contro stato etico.
Lo stato etico pretende di imporre dei comportamenti, e pretende di farlo, senza curarsi delle conseguenze pratiche di proibizioni e divieti che sono da un lato quello dell’eutanasia clandestina, dell’esilio della morte , ma che sono anche quelli dell’eutanasia clandestina in Italia.
Quest’ultimi possono essere episodi particolarmente rischiosi per persone che forniscono compassione e aiuto a chi la chiede.
Oppure c’è l’eutanasia clandestina che sconfina nella sopraffazione, nella violenza e , sostanzialmente, nell’omicidio.
Favorita dal fatto che non esiste una vera e propria regolamentazione circa l’eutanasia.
Andando per un attimo alle adesioni riguardo la proposta di legge radicale, Margherita Hack ha affermato come essa sia una “questione di civiltà”. Ma allora perché una proposta di legge e non un referendum ?
I referendum in Italia sono abrogativi quindi l’abrogazione delle parti di legge si potrebbe trasformare in proposta.
In questo caso, però, ci sarebbe da abrogare reati come l’omicidio del consenziente. Un conto è depenalizzare in presenza di determinate condizioni, che è quello proposto dalla Pdl, ma, in assoluto, abrogare il reato di istigazione al suicidio o di omicidio del consenziente non so quanto possa essere compreso dall’opinione pubblica.
Un tema così complicato ha bisogno di una legislazione attenta che determini le condizioni in cui questo atto medico non costituisca reato e che non semplicemente si dichiari una sorta di “diritto” al reato di omicidio del consenziente.
In questa fase, abbiamo ritenuto fondamentale avere uno strumento legislativo che provocasse un confronto ed un dibattito all’interno del parlamento, perché si mettessero a confronto le varie tesi, soluzioni ed ipotesi.
Poi vedremo cosa succederà..
Quali partiti e quali organizzazioni politiche appoggiano la proposta di legge sull’eutanasia legale, parte quelle facenti parte del comitato?
Per adesso i sostegni organizzati sono minimi.
Anche perché su un tema come questo sarebbe necessario un confronto con milioni di spettatori come succede in televisione, per esempio…
Che purtroppo per una pdl o per un referendum non è mai avvenuto seriamente….
Ma infatti non è mai avvenuto perché non siamo in democrazia.
Ma non è neanche il fatto che non si parli circa questa proposta di legge, ma proprio che non si dibatte neanche sul tema in generale!
Il punto è questo: io non mi faccio nessuna illusione sulle grandi organizzazioni politico-partitiche del nostro paese e penso ci arriveranno solo quando saranno costretti dai loro elettori ad arrivarci.
E questo avverrà solo quando ci sarà un livello di coinvolgimento attivo dell’opinione pubblica e, anche, di dibattiti televisivi che li costringeranno a questo.
Comunque sia, tornando alle adesioni ricevute, fino ad ora ci sono state adesioni disingoli esponenti politici e di qualche parlamentare..
Le adesioni di parlamentari sono state trasversali?
Sì, ad esempio c’è Giancarlo Galan che è del Popolo della Libertà, Luigi Manconi del Partito Democratico ed alcuni parlamentari del Movimento 5 Stelle.
Non abbiamo iniziato ancora a lavorare sui parlamentari perché questo avverrà quando la proposta sarà depositata.
Per il momento stiamo lavorando dal basso alla ricerca di singoli punti di riferimento in tutta Italia che, anche in piccoli centri abitati, si scaricano i materiali dal sito (www.eutanasialegale.it) e si fanno promotori di questa campagna.
Oggi come oggi è l’unica soluzione.

L’Associazione Luca Coscioni è una associazione no profit di promozione sociale. Tra le sue priorità vi sono l’affermazione delle libertà civili e i diritti umani, in particolare quello alla scienza, l’assistenza personale autogestita, l’abbattimento della barriere architettoniche, le scelte di fine vita, la legalizzazione dell’eutanasia, l’accesso ai cannabinoidi medici e il monitoraggio mondiale di leggi e politiche in materia di scienza e auto-determinazione.