
Mentre fra Firenze e Roma scoppia la polemica sulle cure con le cellule staminali di Sofia, la bambina di tre anni e mezzo affetta da una gravissima malattia degenerativa, a Torino un giudice del tribunale del Lavoro ha autorizzato l’applicazione di «cure compassionevoli» usando le stesse cellule con il metodo della Stamina Foundation su un uomo di 39 anni, Salvatore, affetto dalla sindrome di Niemann Pick, grave malattia genetica. Il protocollo Stamina è quello avviato anche per Sofia agli Spedali civili di Brescia. In quei laboratori però la cura è stata sospesa il 15 maggio 2012 dall’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) a seguito di un’ispezione. L’Aifa aveva concluso che il laboratorio era «assolutamente inadeguato». Lo scorso 22 gennaio il giudice di Firenze ha così ritenuto di bloccare le infusioni a Sofia. Sulla vicenda era intervenuto Adriano Celentano, al quale ha replicato il ministro della Salute Renato Balduzzi sulle colonne del Corriere della Sera: «Sofia potrà continuare con le staminali», aggiungendo ieri che «non c’è alcuna persecuzione nei confronti di Stamina e dei suoi responsabili. Se Stamina vuole fare un passo avanti, al di là del caso urgentissimo di Sofia, può rendere accessibili e trasparenti i suoi protocolli». Al ministro ha replicato la madre della bambina, che due giorni fa lo aveva incontrato con il marito: «Il problema è che a Sofia non resta abbastanza da vivere per aspettare i tempi della sperimentazione. Il ministro ha proposto di aprire a Sofia le porte di una delle tredici cell factories che trattano le staminali. Ma noi vogliamo esclusivamente portare a compimento le cure avviate col protocollo Stamina. Quelle che, lo scorso Natale, le hanno salvato la vita». Un protocollo al quale il giudice di Firenze ha detto no e quello di Torino ha detto sì.

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