Il dramma di Walter Piludu: i parlamentari favorevoli alla eutanasia siano “liberi e forti”

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Cronache del Garantista
Carlo Troilo

Di Carlo Troilo, Associazione Luca Coscioni

La percentuale  degli italiani favorevoli alla eutanasia,  secondo i più recenti sondaggi oscilla fra il 60% e il 70%. Collocandoci a metà della forcella, diciamo il 65%. E’ legittimo  stimare che almeno la stessa percentuale si registri fra i parlamentari, per cui dovremmo avere 614  parlamentari  a favore.

Mi rivolgo a  questi 614 fra Senatori e Deputati  per un urgente appello. Dalla Sardegna  è giunta una accorata richiesta di aiuto.  Walter Piludu, malato di SLA, ex Presidente della Provincia di Cagliari, ha rivolto al governo e ai segretari di partito (ma anche al Papa)   delle domande semplici: “E’ accettabile – ha chiesto –  è umano, è pietoso costringere una persona e i suoi cari ad un tale fardello di prolungata, indicibile sofferenza? Mi chiedo e vi chiedo: perché costringermi ad andare in Svizzera invece di poterlo fare vicino ai miei affetti, nella mia terra, nella mia patria? Ancora, mi chiedo e vi chiedo: se, come temo, non potrò andare in Svizzera, in ragione di insuperabili ostacoli logistici ed emozionali, in quale altro modo potrò realizzare la mia volontà se non col rifiuto di acqua e cibo e, dunque, con una lenta morte per sete e fame?” E’ esattamente quel che è toccato nel luglio del 2007 a Giovanni Nuvoli, un uomo di 53 anni, anche lui sardo e malato di SLA.  L’anestesista Tommaso Ciacca, che si era detto disponibile a “staccare la spina” del respiratore, fu bloccato dai carabinieri, per ordine della magistratura, mentre entrava a casa del malato.  Nuvoli    decise allora di intraprendere uno sciopero della fame e della sete che lo condusse a morte dopo otto giorni di atroce agonia.  Dopo oltre sette anni dalla tragedia di Nuvoli (una vicenda di vera e propria tortura, decretata dai magistrati) ed alla vigilia  dell’ottavo anniversario della  morte di Piergiorgio Welby (20 gennaio 2006) si ripropone al paese lo stesso dilemma di allora. Solo l’eutanasia (o il suicidio assistito, se  questa formula fa meno paura) potrebbe risolvere il dramma di Piludu e consentirgli di morire serenamente accanto ai suoi cari, senza inutili e prolungate sofferenze. Ma quali sono le prospettive? La legge popolare della Associazione Luca Coscioni, depositata il 13 settembre del 2013 in Parlamento con 67mila firme di cittadini/elettori, attende ancora di essere calendarizzata alla Camera, malgrado la calda sollecitazione rivolta al Parlamento il 18 marzo scorso dal Presidente Napolitano.  E fa impressione pensare che lo stesso  Napolitano aveva rivolto un analogo  appello già nel dicembre  del 2006, rispondendo a Piergiorgio Welby.  Per questo mercoledì 10 dicembre, alle ore 11, presso la sede del Partito radicale è convocata una conferenza stampa dell’Associazione Luca Coscioni e del Comitato EutanaSiaLegale per affrontare il diritto umano più violato in Italia: il diritto di morire. L’oggetto della conferenza sarà il lancio di un video senza precedenti per la politica italiana e unico al mondo nel suo genere: un appello di malati, medici, infermieri, cittadini e personalità del mondo della scienza, della cultura, del giornalismo e dello spettacolo per sollecitare un dibattito sul tema dell’eutanasia e del testamento biologico. L’appello, curato dagli stessi creativi premiati dall’ADCI per il video “Vivere” della campagna EutanaSiaLegale, vede la partecipazione di 70 persone in 3 minuti. Tra gli altri: Corrado Augias, Marco Bellocchio, Emma Bonino, Marco Cappato, Maurizio Costanzo, Rosanna D’Antona, Vittorio Feltri, Filomena Gallo, Giulia Innocenzi, Selvaggia Lucarelli, Mara Maionchi, Neri Marcorè, Aldo Nove, Paolo Mieli, Marco Pannella, Rocco Papaleo, David Parenzo, Platinette, Roberto Saviano, Umberto Veronesi, Mina Welby.

Ai 614 parlamentari favorevoli alla eutanasia io ricordo – oltre a questi drammi personali, di cui, a causa del clamore che suscitano,  possiamo avere notizia della stampa – che ogni anno in Italia 1.000 malati si suicidano ed altri 1.000 tentano invano di farlo, senza che se ne parli.  E ricordo anche che nei nostri  ospedali ogni anno si verificano 20.000 casi di eutanasia clandestina, che i medici  comprensibilmente definiscono casi di “desistenza terapeutica”, anche per non rischiare di incorrere nelle pene severissime (fino a 12 anni di carcere) previste dall’articolo 580 del codice penale su “istigazione o aiuto al suicidio” (un altro articolo, il 579, stabilisce pene analoghe per il reato di “omicidio del consenziente”).

Quel codice fu emanato nel 1930, 84 anni or sono, in pieno regime fascista e solo un anno dopo il Concordato fra Stato e Chiesa. Risente dunque fortemente del clima fascista e clericale.  E non a caso decine di altri articoli (per citarne un paio, il delitto d’onore e il matrimonio  riparatore)  furono aboliti negli anni Settanta, il miracoloso decennio dei diritti civili.

L’articolo 67 della Costituzione stabilisce che ”ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato”.  L’appello che io rivolgo perciò ai 614 parlamentari favorevoli alla eutanasia (mi piacerebbe poter dire ai 614 “liberi e forti”) è il seguente. Agiscano secondo quanto previsto dall’articolo 67, dimentichino i condizionamenti dei rispettivi partiti e convergano tutti su una soluzione semplice e di rapida attuazione. 

L’articolo 580 si compone di due commi. Il primo definisce il reato e quantifica le pene. Il secondo definisce le cause aggravanti della pena.

Sarebbe sufficiente, con un ddl,  aggiungere un terzo comma che reciti sostanzialmente così (ai legislatori il compito di definire  termini più precisi).

Comma tre –   Il medico che aiuti un malato a morire non è punibile se ricorrono le seguenti condizioni:

–       Il malato,   per conforme dichiarazione di due medici,   non ha speranza né di guarigione né di miglioramenti

–       Il malato é nel pieno possesso delle proprie capacità di intendere e volere e quindi la sua scelta non è  influenzata da terze persone.

Quella della depenalizzazione è proprio  la strada che il legislatore olandese ha seguito nel 2001, modificando i due articoli del codice penale corrispondenti ai nostri 579 e 580 e definendo sei criteri per la depenalizzazione, la sui sostanza ho sintetizzato nei due punti che precedono.  

Naturalmente, mi è chiaro che i nostri parlamentari non possono prescindere totalmente dalla “disciplina di partito”. Ma  facciamo l’esempio del PD. In primo luogo il Partito Democratico  non ha mai assunto una posizione ufficiale sulla eutanasia, lasciando ognuno libero di dichiararsi a favore o contro: dunque, nessuna disciplina di partito.  In secondo luogo, rifacciamo per il solo PD un conto molto semplice. Se i parlamentari PD sono 406, i favorevoli  alla eutanasia sono 264. Ipotizziamo che tutti i 264 sottoscrivano una legge come quella che propongo. Cosa potrebbe fare – ammesso che lo volesse – la segreteria del partito. Espellerli? E lo stesso vale per tutti gli altri partiti.

Dunque, in questo caso si può ben dire che “volere è potere”. E – se penso  ai 5 o 6  malati che ogni giorno si suicidano o tentano di farlo e al disperato appello con cui Walter Piludu ci chiama in causa – vorrei aggiungere: “Se non ora, quando?” 

 

L’Associazione Luca Coscioni è una associazione no profit di promozione sociale. Tra le sue priorità vi sono l’affermazione delle libertà civili e i diritti umani, in particolare quello alla scienza, l’assistenza personale autogestita, l’abbattimento della barriere architettoniche, le scelte di fine vita, la legalizzazione dell’eutanasia, l’accesso ai cannabinoidi medici e il monitoraggio mondiale di leggi e politiche in materia di scienza e auto-determinazione.