
Si può brevettare una parte del corpo umano, cioè i suoi geni? E farlo, come è accaduto a una nota casa farmaceutica, è una conquista per l’umanità o un ostacolo alla cura di molti pazienti? E attorno a queste domande epocali che la Corte Suprema statunitense è chiamata a pronunciarsi, riunita da oggi con gli occhi dell’intera comunità scientifica puntati addosso. La sentenza attesa è storica, come lo fu Roe contro Wade quando aprì le porte alla legislazione pro-aborto. Stavolta di mezzo c’è un patrimonio ancora più prezioso e altrettanto conteso: il complesso dei geni di un individuo, alcuni dei quali – BRCA1 e BRCA2 – sono diventati l’oggetto di sette brevetti della casa farmaceutica Myriad Genetics per mettere a punto test diagnostici in grado di localizzare forme tumorali. Le donne con mutazioni ereditarie di uno dei due geni hanno infatti alte probabilità di sviluppare un tumore al seno o alle ovaie. Difendere il brevetto significa – dicono i sostenitori dell’industria biotecnologica – aiutare prevenzione e cura, non disperdere trent’anni di lavoro e milioni di dollari di investimenti non solo sui test ma anche sui vaccini basati sul Dna. Eppure c’è chi è convinto – è il caso delle associazioni non profit che si sono rivolte alla Corte, la American Civil Liberties Union e la Public Patent Foundation – che una serie di brevetti su singoli geni finisca per impedire lo sviluppo di nuovi test capaci invece di monitorare un numero più alto di geni o un’intera sequenza. È già accaduto: una concorrente della Myriad, la Ambry Genetics, che commercializza test su 14 geni per l’individuazione del tumore alla mammella, è stata costretta a escludere dal monitoraggio proprio i due geni oggetto del contendere, perché brevettati dalla Myriad, che con gli esami sul BRCA nell’ultimo anno ha già incassato oltre 405 milioni di dollari, più del-l’80% dei propri ricavi. La ricerca avanza, insomma, ma i brevetti rischiano di rendere quei progressi parziali e di portare a casi come quello raccontato da Ellen Matloff, direttrice di area dello Yale Cancer Center: una donna con precedenti casi di tumore in famiglia, risultata negativa ai test della Myriad, a cui la casa farmaceutica ha rifiutato di effettuare ulteriori approfondimenti sulle mutazioni del BRCA che si temeva il test non avesse individuato. In atte-sache la Myriad mettessea punto esami più completi, la figlia si è ammalata di tumore al seno. «Se i brevetti fossero applicati, la libertà sui nostri geni sarebbe a rischio», spiega Christopher Mason, del Weill Cornell Medical College, l’istituto che con l’Università del New Jersey ha scoperto come in realtà il 41% del genoma umano è già coperto da brevetti (sono almeno 40mila quelli depositati su circa 20mila geni umani). In genere riguardano sequenze di Dna più lunghe, che spesso coprono interi geni. Ma se tutti i brevetti delle «sequenze brevi» fossero autorizzati, cioè se si considerassero le catene più piccole contenute in quelle lunghe, il 100% del genoma sarebbe già brevettato. «Come farà il mio medico a guardare il mio Dna senza violare un brevetto?», chiede Mason. Domanda più che lecita. Che si somma alla questione amletica sulla quale deciderà la Corte: i geni sono «un prodotto di natura», non brevettabile- come ha sostenuto anche l’amministrazione Obama – o sono «proprietà intellettuale»- come sostiene l’Ufficio brevetti – perché il loro isolamento è una scoperta che ha «utilità sostanziale e credibile»?.

L’Associazione Luca Coscioni è una associazione no profit di promozione sociale. Tra le sue priorità vi sono l’affermazione delle libertà civili e i diritti umani, in particolare quello alla scienza, l’assistenza personale autogestita, l’abbattimento della barriere architettoniche, le scelte di fine vita, la legalizzazione dell’eutanasia, l’accesso ai cannabinoidi medici e il monitoraggio mondiale di leggi e politiche in materia di scienza e auto-determinazione.