Antonietta Gigliotti
Il suicidio di Carlo Lizzani ha suscitato dolore e sconcerto, se posso giudicarlo dal numero di interventi ricevuti dalla rubrica, quali di adesione, quali di dissenso. Dissente per esempio (Graziella Laffi: «Non sono d`accordo né con lei, né come il suo corrispondente quando scrivete sul coraggio dei suicidi. Secondo me il coraggio è di chi- anche fin condizioni difficili – accetta la propria vita giorno (dopo giorno, pur senza capire il perché di tante cose brutte, ingiuste, dolorose. Non so se il suicida ha coraggio, ma so per certo che vivere richiede, questo sì, um grande coraggio. Persone che sanno trovare la forza per alzarsi ogni mattina, che lottano per non lasciarsi andare, per non essere risucchiate dalla solitudine e dalla depressione». Non mi sembra opportuno (e sarebbe comunque difficile) fare una specie di classifica se ci sia maggior coraggio nel decidere di restare o di andarsene.
D`altra parte Paolo Izzo (paolo@paoloizzo.net) mi ricorda che «dal 13 settembre scorso una legge di iniziativa popolare per rendere legale l`eutanasia “giace” alla Camera dei Deputati: l`hanno proposta i radicali dell`associazione “Luca Coscioni” ed è stata sottoscritta da 67 mila cittadini, senza considerare le altre migliaia di persone che continuano a sostenerla online. La presidente Boldrini non ha ancora risposto ai ripetuti appelli affinché quella legge sia almeno presa in considerazione dal Parlamento. Non la rianima nemmeno il suicidio di Carlo Lizzani che, come Mario Monicelli tre anni fa, sarebbe ricorso all`eutanasia, invece è stato costretto a gettarsi dalla finestra». Confesso di temere le mani dei politici, di questi politici, su un tema del genere in un momento difficile e rissoso come l`attuale. Anche per rispondere alla domanda della signora Gigliotti, penso che basterebbe dare piena legittimità al cosiddetto “testamento biologico”, secondo la proposta del professor Veronesi, lasciando ognuno libero di decidere per se stesso.
