Fine vita, è ora di parlarne

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La Repubblica
Guglielmo Pepe

Per scuotere il Parlamento servono a volte atti di forza. Perché solo dopo lo sciopero della fame di Carlo Troilo, consigliere dell’Associazione Luca Coscioni, e il conseguente richiamo del presidente Giorgio Napolitano, affinché l’istituzione non ignori “il problema delle scelte di fine vita”, qualcosa si è mosso tra le forze politiche per iniziare a discuterne.

Non molti sono disposti a confrontarsi sul diritto di vivere e di morire, sull’autodeterminazione, sul significato dell’esistenza, sulla sofferenza, sulla malattia quando non lascia più alcuna speranza. Eppure negli ospedali muoiono ogni anno migliaia di persone (quante non si sa, nessuno indaga sull’argomento), perché rinunciano alle cure. È una “desistenza terapeutica” che medici einfermiericonosconobenissimo. Prendereattodiquesta realtà significa affrontare la discussione su Eutanasia, Testamento biologico, Suicidio assistito, argomenti sui quali i partiti sono divisi tra di loro e, spesso, al loro interno. Bisogna auspicare un dibattito sereno, non condizionato da pregiudizi ideologici e religiosi. Di certo la fine della vita riguarda tutti. Abbiamo il diritto di affrontarla liberamente e con dignità. 

L’Associazione Luca Coscioni è una associazione no profit di promozione sociale. Tra le sue priorità vi sono l’affermazione delle libertà civili e i diritti umani, in particolare quello alla scienza, l’assistenza personale autogestita, l’abbattimento della barriere architettoniche, le scelte di fine vita, la legalizzazione dell’eutanasia, l’accesso ai cannabinoidi medici e il monitoraggio mondiale di leggi e politiche in materia di scienza e auto-determinazione.