Fine vita, il Parlamento tace. Vargiu: è ora che parlino i partiti

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A distanza di una settimana dall’appello del capo dello Stato a riaprire il dibattito sul fine vita, in Parlamento nessuno in Parlamento ha il coraggio di prendere l’iniziativa. Le parole di Giorgio Napolitano – che in un messaggio inviato a un appuntamento pubblico sull’eutanasia promosso dall’associazione Luca Coscioni ha esortato a non “ignorare il problema delle scelte di fine vita” e a non “eludere un sereno e approfondito confronto di idee su questa materia” – hanno suscitato sia reazioni positive sia critiche. Ma anche tra quanti hanno accolto positivamente l’impulso partito dal Quirinale, la cautela e il timore di dare vita a sterili contrapposizioni prevalgono, almeno per ora, sulla volontà di agire. La presidente della Camera, Laura Boldrini, ha esortato, nella riunione dei capigruppo di Montecitorio, ad accogliere l’invito di Napolitano; dalle commissioni parlamentari giungono manifestazioni di disponibilità a lavorare sul tema. Ma nulla, a Montecitorio e Palazzo Madama, si muove. Interpellato dal VELINO, Pierpaolo Vargiu, esponente di Scelta civica e presidente della commissione Affari sociali della Camera, rileva che all’intervento di Napolitano non sono seguite prese di posizione da parte dei gruppi parlamentari. “Se mai, come ho potuto verificare in veste di presidente della commissione, la sollecitazione del capo dello Stato ha consentito di riaprire la discussione al livello dei singoli parlamentari”. 

Anche perché – nota l’esponente di Scelta civica – “le posizioni su un tema così delicato sono trasversali ai partiti, sono per lo più legate alle coscienze individuali”. E destinate – se il tema sarà affrontato senza un percorso ad hoc – “a replicare le divisioni, anche interne alle forze politiche, che sono già emerse anche nelle passate legislature”. Vargiu dice sì a “un confronto che rispetti le differenze: di elementi di equilibrio, se davvero li vogliamo trovare, ce ne sono. Ma occorre dire no agli estremismi, occorre trovare una zona mediana che non offenda la sensibilità di nessuno”. A confermare quanto il tema si presti a conflitti e polemiche ci sono le reazioni di segno disparato seguite all’invito di Napolitano. “Le reazioni in parte dipendono dalla più o meno reale volontà di affrontare il problema”, chiosa Vargiu. Ma come dare seguito all’appello del capo dello Stato in modo proficuo, senza prestare il fianco a contrapposizioni destinate a produrre un dibattito sterile? Per il presidente della commissione Affari sociali di Montecitorio “la cosa migliore è che siano i partiti a esprimersi, che si costruisca con attenzione un percorso mirato, rinunciando alla via ordinaria, alla semplice iscrizione all’ordine del giorno – della commissione e poi dell’assemblea – di una proposta di legge presentata da uno o più deputati. Serve, secondo me, un lavoro preparatorio”. 

Ma i partiti temono di riaprire ferite anche interne e si guardano bene dal riaprire il dossier. Anche perché la loro attenzione, con le elezioni europee ormai alle porte, è focalizzata su altro. Vargiu tiene comunque a puntualizzare che quello di Napolitano è stato “un giusto invito al Parlamento affinché si occupi di temi che danno il segno del cammino civile intrapreso dal Paese nel campo della bioetica: la questione del fine vita non può essere figlia di un dio minore”. Al contempo, però, Vargiu ribadisce che si tratta di temi “estremamente laceranti, dal momento che riguardano la coscienza dei cittadini”. Per questo, secondo il presidente della commissione Affari sociali della Camera, “forse il modo migliore per occuparsene è quello del confronto e del ragionamento, senza contrapposizioni frontali: se il tema è affrontato all’insegna della contrapposizione è inevitabile che si finisca per rimanere bloccati”. Un timore che contribuisce però a disincentivare tutti gli attori politici dal fare la prima mossa. Come a dire che, per la paura di replicare lo stallo, non si esce dallo stallo.

L’Associazione Luca Coscioni è una associazione no profit di promozione sociale. Tra le sue priorità vi sono l’affermazione delle libertà civili e i diritti umani, in particolare quello alla scienza, l’assistenza personale autogestita, l’abbattimento della barriere architettoniche, le scelte di fine vita, la legalizzazione dell’eutanasia, l’accesso ai cannabinoidi medici e il monitoraggio mondiale di leggi e politiche in materia di scienza e auto-determinazione.