Decidono di non decidere, i giudici della Consulta che ieri dovevano pronunciarsi sulla costituzionalità del divieto di procreazione medicalmente assistita di tipo eterologo sancito dalla legge 40 del 2004. Hanno restituito gli atti ai tribunali di Firenze, Catania e Milano che li avevano investiti riguardo le eccezioni sollevate da tre coppie infertili o sterili. Ma la Corte costituzionale, riscontrando un vizio di procedura chiede ai tribunali di riformulare i quesiti e di «valutare la questione alla luce della sopravvenuta sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo (3 novembre 2011, S.H. e altri contro Austria), sulla stessa tematica». Nell’ordinanza del tribunale di Firenze, infatti, uno dei motivi addotti per sollevare davanti alla Consulta il dubbio di costituzionalità era la condanna della Corte europea dei diritti umani (Cedu) perla normativa austriaca che vieta la fecondazione eterologa (ma solo in parte: è consentita infatti solo con la donazione del gamete maschile, e in vivo, non in vitro). In appello, però, il Cedu ha ribaltato la sentenza e ha dato ragione all’Austria. Ecco perché i quindici giudici della Consulta ieri, riscontrando un vizio di forma, hanno rinviato le carte al mittente. In sostanza hanno preferito non pronunciarsi nel merito dell’eccezione di costituzionalità sollevata dagli avvocati delle coppie e dalle associazioni Luca Coscioni, Amica Cicogna e Cerco un bimbo ammesse come parti civili già davanti ai giudici del tribunale di Firenze (ammesse anche, nelle altre sedi processuali, le associazioni Menopausa precoce e Hera onlus, mentre la Consulta ha respinto ieri la richiesta di ammissione al procedimento del Movimento per la vita). I giudici dei tre tribunali avevano evidenziato che il divieto effettua una ingiustificata discriminazione in base alla patologia e lede cosi il principio di uguaglianza previsto all’art. 3 della Carta costituzionale, e con esso gli articoli 2, 29, 31, 32 della Costituzione. Una conclusione, quella della Consulta che lascia parzialmente soddisfatte le associazioni perché «tiene in conto i diritti di centinaia di coppie sterili, costrette oggi ad emigrare per realizzare il loro desiderio di famiglia», come spiega l’associazione Luca Cosciotti. «E una decisione positiva – aggiunge l’avvocata Filomena Gallo, segretario dell’associazione radicale – perché i giudici hanno respinto le obiezioni presentate dall’Avvocatura dello Stato che negavano il vizio di legittimità costituzionale».
Fecondazione eterologa- La Consulta non decide quesiti da riformulare
il Manifesto