
Centralini impazziti nelle cliniche per la cura dell’infertilità dopo la sentenza della Corte Costituzionale che ha reintrodotto in Italia la fecondazione eterologa. Le coppie si informano, prendono appuntamento, intravedono nuove prospettive di genitorialità alla quale avevano rinunciato non potendosi permettere di andare nei Paesi più permissivi. La tecnica che prevede l’impiego di gameti (ovociti e spermatozoi) donati da terze persone sarà praticabile la prossima settimana quando verrà pubblicata la sentenza in Gazzetta Ufficiale. Si può partire subito, dunque?
Filomena Gallo, segretario dell’associazione Luca Coscioni, che da 10 anni combatte come avvocato e con successo la legge 40 sulla procreazione medicalmente assistita, non ha dubbi: «La Consulta lo afferma chiaramente. Non c’è vuoto normativo ed esistono già tutti gli strumenti regolatori per attuarla, a cominciare dalla direttiva europea su donazione di tessuti e cellule staminali del 2007».
I centri privati tirano acqua al loro mulino e si dicono pronti. È ovvio che la nuova attività porterà tanti clienti: un’eterologa costa sui 6 mila euro e più. Si spalanca un grande mercato. Il ministero di Beatrice Lorenzin (Salute) però frena gli entusiasmi: «Stiamo verificando gli aspetti di tipo sanitario nei quali la Consulta non è entrata». Le questioni in ballo sono l’accreditamento dei centri che vorranno fare l’eterologa, il recepimento di direttive europee che la disciplinano, la gestione delconsenso informato. Più avanti potrebbero essere aggiornate le linee guida della legge 40 (quella appena ritoccata dalla sentenza) ferme dal 2009. Però nulla impedisce a una struttura bene organizzata di cominciare. E gli ospedali pubblici? In teoria potrebbero dedicarsi all’eterologa, non c’è divieto.
Anonimato
La donazione di gameti sarà anonima, l’identità del donatore sarà coperta dal segreto e la sua cartella clinica conservata nell’archivio del centro dove avviene il prelievo. Un domani potrebbe rivelarsi utile per la salute del bambino. Questo meccanismo è già previsto dal decreto legislativo del 2007 che regola la «distribuzione di tessuti e cellule umane». L’articolo 14 stabilisce che «tutti i dati, comprese le informazioni genetiche, sono resi anonimi in modo tale che né il donatore né il ricevente siano identificabili. L’identità dei riceventi non viene rivelata al donatore o alla sua famiglia e viceversa». Lo scudo dell’anonimato ha retto in Europa fino al 2000. Nei Paesi dove il principio è stato eliminato, ad esempio in Svezia, i volontari sono calati drasticamente nel timore di essere identificati dai figli biologici. Andrà disciplinata la questione del numero delle donazioni che secondo la Corte può essere risolta con l’aggiornamento delle linee guida facendo riferimento ad altre leggi europee. In Spagna c’è il limite di 5 gravidanze ottenuto da uno stesso donatore di spermatozoi.
Gratuità
La stessa legge 40 stabilisce che la donazione è gratuita. Dovrebbe essere un gesto altruistico, chi cede spermatozoi o ovociti riceve un rimborso spese. In Spagna sono previsti non più di mille euro per la donna, come ricompensa per la perdita di giornate di lavoro e del disagio di recarsi al centro almeno tre volte fra controlli e prelievo (deve anche prendere farmaci). In Grecia si arriva a 1.400 euro e si usa il sistema dello sharing: le pazienti già in cura per infertilità che donano ovociti pagano alla clinica metà tariffa. Ma è un’offerta di scarso successo. Nei Paesi extracomunitari invece la gratuità è concetto remoto. Tante ragazze di basso reddito svendono i loro gameti.
Embrioni all’estero
Si stima che circa 30 mila embrioni eterologhi di coppie italiane siano conservati nei centri stranieri, la maggior parte in Spagna e Belgio, mete più battute dal turismo procreativo molto intenso dal 2004 a oggi proprio in seguito ai divieti di casa nostra. Molte donne all’indomani della decisione della Consulta, il 9 aprile scorso, poi seguita dalle motivazioni depositate martedì, si sono infornate sulla possibilità di trasferirli in Italia. Le direttive europee permettono il trasporto di cellule che ha un costo a carico dei genitori.

L’Associazione Luca Coscioni è una associazione no profit di promozione sociale. Tra le sue priorità vi sono l’affermazione delle libertà civili e i diritti umani, in particolare quello alla scienza, l’assistenza personale autogestita, l’abbattimento della barriere architettoniche, le scelte di fine vita, la legalizzazione dell’eutanasia, l’accesso ai cannabinoidi medici e il monitoraggio mondiale di leggi e politiche in materia di scienza e auto-determinazione.