Fecondazione assistita, non c’è alcun vuoto

fecondazione_artificiale.jpg
L’Unità
Carlo Flamigni

Non sono mai stato bravo a far previsioni, ma ci sono occasioni in cui è impossibile non indovinare cosa ci sta preparando il futuro e questa delle donazioni di gameti, finalmente ammesse anche in Italia dopo la sentenza della Corte Costituzionale, è una di quelle. Avevo effettivamente previsto che il mondo cattolico (quello intollerante e cattivo, quello che ha scritto sui suoi giornali che bisogna eliminare la Corte Costituzionale, quello che sollecitai «fedeli» a fare obiezione di coscienza nei confronti di questo Stato che trasuda immoralità, quello stesso che ha scritto che l`Onu, con le sue dichiarazioni favorevoli all`aborto volontario, ha lasciato cadere la maschera e si è rivelata quello che abbiamo sempre saputo, alito del demonio) non avrebbe accettato questa sentenza senza qualche convulsione e che la crisi epilettica più probabile ci avrebbe riportati in Parlamento, alla ricerca di soluzioni utili per attutire il colpo e diminuire il dolore. A dire il vero, avevo persino detto cosa avrebbe chiesto il suddetto mondo cattolico al Parlamento e anche questa previsione, lo ammetto, non richiedeva particolari arti divinatorie. Adesso leggo sul Corriere della Sera che il ministro Lorenzin (che su questa materia si comporta come un playmaker di terza divisione, finte e controfinte ma mai un canestro) ha annunciato di aver nominato una commissione ad hoc composta da venti esperti, di voler preparare le necessarie linee guida e di ritenere indispensabili alcuni «passaggi parlamentari». Sono riuscito a conoscere i nomi dei venti esperti (in realtà c`è anche il direttore dell`Istituto che si occupa della conservazione di organi e tessuti, che di queste cose sa pochino, e una professoressa di chimica, che ne sa meno di quanto ne so io di coltivazione del radicchio) e mi limito a fare la stessa critica che faranno tutti coloro che hanno fatto parte di molte commissioni: le migliori sono quelle composte da due membri, quelle tra cinque e dieci fanno solo confusione, sopra i 15 finiscono generalmente in questura per disturbo della quiete pubblica. Vorrei che la signora Lorenzin capisse che tutto questo è inutile, che esistono già le regole necessarie, che non c`è alcun vuoto legislativo. Ma la cosa che mi preme maggiormente è di far capire al ministro che dovrebbe smettere di pensare alla Procreazione Medicalmente Assistita (Pma) come a un «Far West», non si lasci imbrogliare dai suoi amici e consulenti. Voglio essere concreto e proporre un confronto. Ci sono più di 300 centri di Pma e il numero di quelli che sono stati coinvolti in qualche scandalo (donazioni di gameti a donne ultrasessantenni, sperimentazioni su embrioni et similia) non supera le quattro o cinque unità, senza contare il fatto che per ora  nessuna di esse ha ancora subito processi per aver violato le leggi dello Stato. Ci sono 315 senatori nel Senato della Repubblica: andate a vedere quanti di loro sono stati o sono coinvolti in problemi legali, per aver imbrogliato, rubato o complottato con la mafia, poi mi direte dove si trova in realtà il Far West. Potrei chiedervi di fare conti analoghi con i ministri della nostra religione di Stato e cercare quanti hanno interpretato a modo loro il vangelo di Marco («sinite patvulos venire ad me», 10,14), o hanno trafficato destramente col denaro delle loro banche: non lo faccio solo perché sono un uomo fondamentalmente tollerante. Quello che il ministro deve cercar di capire, invece, riguarda il fatto che bussa prepotentemente alle porte un nuovo paradigma, un nuovo modello di riferimento, quello che in filosofia si chiamerebbe archetipo. Maurizio Mori, che è molto paziente con me e mi dà lezioni di filosofia – io sono un povero ginecologo – mi fa fare sempre un confronto con un antico scontro tra paradigmi, quello tra Galileo e il Santo Uffizio, in cui il punto simbolico della querelle era un versetto della Bibbia: «Fermati, Sole!». Oggi lo scontro è tra due prospettive antropologiche, e il punto simbolico è ancora la Bibbia («Maschio e femmina li creò»), la Pma non è solo una cura della sterilità di coppia, è un modo nuovo di pensare alla generazione, l`annuncio di una rivoluzione scientifica. Vuole qualche esempio? Negli Usa un numero sempre crescente di donne giovanissime lascia le proprie cellule uovo in frigorifero con l`intento di andarsele a riprendere dopo 20 anni, sottraendosi così alle punizioni sociali che gli uomini continuano a imporre alle ragazze; in molti laboratori si sperimentano modelli di ectogenesi che consentiranno alle donne di sottrarsi alla schiavitù delle gravidanze; nel 2013 la Corte Suprema degli Stati Uniti ha dichiarato illegittimo  il Defence ofmatriage act, che impediva di riconoscere i matrimoni gay. Potrei continuare, ma non credo che ne valga la pena: si tratta solo di capire che il mondo sta cambiando, perché il nuovo paradigma definisce un nuovo modello di società destinato a durare per un certo periodo di tempo, quanto nessuno lo può sapere. Una rivoluzione biomedica che si unisce a quella tecnologica e a quella sociale (spero che nessuno si sia dimenticato dell`aborto, del divorzio, dei milioni di bambini educati -e bene -da un solo genitore). E su questa straordinaria novità arriva la benedizione delle Corti di giustizia che ci avvertono che la regola etica si fa sulla base della morale di senso comune. Come sempre c`è chi difende disperatamente il vecchio paradigma; come sempre c`è chi si propone come mediatore (ieri lo fece Thycho Brahe, oggi il ministro Lorenzin). Temo (faccio per dire) che sia tutto tempo sprecato. Questo articolo doveva finire qui, ma poi sono andato, con alcuni colleghi del Comitato Nazionale della Bioetica, dal Presidente Napolitano che ci ha ricevuti con la sua solita cortesia e ha approfittato dell`occasione per sollecitare il Parlamento a non continuare a ignorare i problemi della bioetica, importanti per il Paese altrettanto quanto lo sono quelli dell`economia. La prima reazione al suo discorso, è venuta da Sacconi, e non posso proprio ignorarla. Con raro senso delle circostanze il nostro ex-socialista ha subito replicato che non era proprio il caso di sollecitare un interesse che avrebbe aumentato le divisioni del Paese, ignorando del tutto il fatto che il Presidente aveva chiaramente parlato di «una serena discussione». Lo cito dunque come un difensore del vecchio paradigma. Se fossi sicuro che conosce il latino gli direi di non agitarsi troppo, perché le forze del radicalismo cattolico, purtroppo per loro, non prevalebunt. Capirà?   

L’Associazione Luca Coscioni è una associazione no profit di promozione sociale. Tra le sue priorità vi sono l’affermazione delle libertà civili e i diritti umani, in particolare quello alla scienza, l’assistenza personale autogestita, l’abbattimento della barriere architettoniche, le scelte di fine vita, la legalizzazione dell’eutanasia, l’accesso ai cannabinoidi medici e il monitoraggio mondiale di leggi e politiche in materia di scienza e auto-determinazione.