È successo un paio di mesi fa. Ho sottoscritto la proposta di legge dell’Associazione Luca Coscioni per legalizzare l’eutanasia (parliamo di eutanasia, sedazione terminale e nutrizione forzata anche sul numero 20 di Donna Moderna in edicola questa settimana).
L’ho fatto dopo aver visto una puntata delle Iene, Viaggio al termine della vita, in cui vengono intervistate tre persone con gravissime malattie degenerative come la Sla, la Sclerosi laterale amiotrofica. Ida, costretta su una sedia a rotelle, a cui la malattia ogni giorno toglie qualcosa. Walter, che sopravvive solo grazie a un respiratore.
E Gigi, che l’unica cosa che ormai riesce a muovere sono gli occhi. Tutte e tre vogliono poter lasciare questa vita nel momento in cui non potranno più tollerarla. Per ognuna questo momento è diverso. Per Ida, quando perderà l’uso delle mani e non sarà quindi più in grado di essere autonoma.
Per Walter il momento è legato alla perdita totale della parola, mentre Gigi quando gli occhi lo abbandoneranno. Una trasmissione toccante, di quelle che ti lasciano senza parole, che ti arrivano dritto al cuore. Di quelle che guardandole non puoi trattenere le lacrime. Drammatica, cruda, ma vera, drammaticamente vera.
Di quelle che ti fanno riflettere sulla vita, sulla morte e sull’amore. Sì, perché queste sono anche storie d’amore. Come Walter e sua moglie: lei lo sosterrà nel suo desiderio di scegliere di che morte morire. E alla domanda «Cosa direbbe a sua moglie un attimo prima di togliersi la vita?», lui risponde: «Tutto il mio amore». E mentre lo dice gli scendono le lacrime.
Anche la moglie di Gigi ha promesso di aiutarlo: «Quando non ci sarà più soffrirò moltissimo, ma rispettare la sua volontà è più forte di tutto». Ecco, se non sono atti d’amore questi… Ultimi, immensi atti d’amore.
Ma mi chiedo: perché per un atto d’amore si devono rischiare 15 anni di carcere? Perché non si può avere il diritto di decidere quando la vita non è più degna di essere vissuta? La proposta di legge sull’eutanasia, che significa letteralmente buona morte, giace ancora in Parlamento.
Come ha dichiarato recentemente Emma Bonino, protagonista di tante battaglie per i diritti civili: «Una morte serena è parte della vita. Non si tratta di essere a favore o contro, ma di scegliere tra clandestinità e legalizzazione, perché l’eutanasia clandestina esiste».
Anche Walter ha voluto rivolgere un appello ai politici: «Fate bene e in fretta!».
Se anche voi volete sottoscrivere la proposta di legge per legalizzare l’eutanasia cliccate su www.eutanasialegale.it

L’Associazione Luca Coscioni è una associazione no profit di promozione sociale. Tra le sue priorità vi sono l’affermazione delle libertà civili e i diritti umani, in particolare quello alla scienza, l’assistenza personale autogestita, l’abbattimento della barriere architettoniche, le scelte di fine vita, la legalizzazione dell’eutanasia, l’accesso ai cannabinoidi medici e il monitoraggio mondiale di leggi e politiche in materia di scienza e auto-determinazione.