
Due importanti notizie, in materia di cura e ricerca scientifica, sono giunte dall’Europa.
La prima: la Commissione europea ha deciso di non dare seguito alla richiesta, avanzata dall’iniziativa “Embrione Uno di noi” e sostenuta da 1,7 milioni di firme raccolte in sette Paesi dell’UE, di vietare ricerche che prevedano la distruzione di embrioni umani. Respinta dunque l’equiparazione tra embrione e persona, che avrebbe solo minato la possibilità di cercare le cure per malattie gravi ed invalidanti, ancora inguaribili.
La seconda: la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha stabilito che la decisione di un tribunale italiano di rifiutare l’accesso al metodo Stamina a una donna, affetta sin dall’adolescenza da una malattia degenerativa del cervello, non ha leso i suoi diritti. Tre i punti fondamentali messi in evidenza dalla decisione che ribadiscono anche quanto più volte dichiarato dall’Associazione Luca Coscioni: il metodo Stamina non ha fondamento scientifico; è compito di una società democratica tutelare il miglior interesse di una persona, e non sempre i genitori ricoprono il ruolo di garanti di tali interesse; negare l’accesso a Stamina è legittimato al fine della tutela della salute.
L’Europa dunque dà risposta laddove i Governi nazionali latitano. Per approfondire i rapporti tra diritto e scienze della vita in prospettiva comparata italiana e internazionale è da segnalare il progetto Biodiritto dell’Università degli Studi di Trento, presentato ai microfoni di Radio Radicale.

L’Associazione Luca Coscioni è una associazione no profit di promozione sociale. Tra le sue priorità vi sono l’affermazione delle libertà civili e i diritti umani, in particolare quello alla scienza, l’assistenza personale autogestita, l’abbattimento della barriere architettoniche, le scelte di fine vita, la legalizzazione dell’eutanasia, l’accesso ai cannabinoidi medici e il monitoraggio mondiale di leggi e politiche in materia di scienza e auto-determinazione.