Eterologa, la battaglia è partita da Brescia

Qui Brescia

E’ una sentenza ”interlocutoria”. Cosìl’avvocato Filomena Gallo, che ha assistito la coppia di Brescia il cui ricorso contro il divieto di fecondazione eterologa nella legge 40 ha dato il via all’iter istituzionale che ha portato al pronunciamento di martedì della Consulta, ha commentato la decisione della stessa Corte Costituzionale di restituire gli atti ai Tribunali che l’avevano investita del caso.
Tale pronunciamento, ha spiegato Gallo, ”comporta che i magistrati che hanno sollevato dichiarazione di incostituzionalità di riformulare il quesito, basandosi però solo sulle norme nazionali e non avendo come parametro”, ha concluso l’avvocato. “La sentenza della Corte Ue per i diritti dell’uomo che trattava del divieto parziale alla fecondazione eterologa riferito alla legge austriaca”.
Tutto è iniziato con Giuseppina e Michele. Una coppia giovane, i nomi sono di fantasia, con il desiderio di avere un figlio. La legge 40 glielo ha negato e loro, decisi a non darsi per vinti, hanno presentato un ricorso, per avere la possibilità di utilizzare quell’unica tecnica che potrebbe rendere possibile il loro sogno: la fecondazione eterologa. Il loro ricorso, che definiscono una ”battaglia per la giustizia”, è arrivato fino alla Consulta, che martedì ha deciso di restituire gli atti ai Tribunali che l’avevano investita del caso.
Giuseppina e Michele vivono a Brescia, poco più di 30 anni lei e 35 anni lui. Michele eè sterile. L’idea di rivolgersi a qualche centro estero per effettuare la fecondazione eterologa la escludono sin da subito: hanno paura, troppe le storie di esperienze negative di loro amici o conoscenti. E poi c’è il fattore, non trascurabile, di natura economica: hanno entrambi un lavoro dipendente e non abbastanza soldi per affrontare un simile ‘viaggio della speranza’. Da qui la decisione, due anni fa, di rivolgersi ad un avvocato, per ”affermare i propri diritti proprio qui, in Italia”. Il ricorso è presentato presso il tribunale di Firenze, ed il giudice decide di sollevare il dubbio di legittimità costituzionale per il divieto dell’eterologa. Altre due ordinanza sulla stessa questione, dei tribunali di Catania e Milano, sono state riunite con il provvedimento del tribunale di Firenze ai fini del pronunciamento della Consulta.
”Non so se riuscirà mai ad avere una gravidanza”, ha detto Giuseppina, “ma volevo affermare un diritto. La nostra, arrivata fino alla Consulta, è una battaglia di giustizia. Siamo pronti, nel caso di un pronunciamento negativo, a rivolgerci alla Corte europea dei diritti dell’uomo”.
E poi c’è la storia di Emma (anche questo è un nome di fantasia). Affetta da endometriosi, patologia che all’età di 28 anni l’ha portata alla menopausa precoce. Oggi di anni ne ha 39 e lei, al contrario di Giuseppina, ha effettuato 4 tentativi presso un centro di fecondazione in Spagna per cercare di avere una gravidanza con la fecondazione eterologa. I tentativi sono andati male. La spesa sostenuta, in totale, ha raggiunto i 30mila euro. Così Emma e suo marito hanno deciso di presentare anche loro un ricorso, al tribunale di Salerno: anche loro chiedono di poter ricorrere all’eterologa in Italia, senza essere costretti a ulteriori viaggi all’estero. Ma il tribunale non ha deciso. Lo farà ora, sulla scorta del pronunciamento della Consulta.
”Ritengo giusto poter avere il diritto alla fecondazione eterologa in Italia”, ha detto Emma, “perché sono una cittadina che paga le tasse, e non vedo perchè mi debba essere impedito di curarmi nel mio Paese. Non è giusto che una legge impedisca il diritto alla salute”. Perchè la sterilità, ha ricordato Emma, ”è una vera malattia, ed è davvero crudele costringere tante donne come me a viaggi allucinanti per potersi curare”.