Documento di Marco Perduca per il Consiglio generale dell’Associazione Luca Coscioni

Il 2 maggio 2012 il Consiglio regionale della Toscana ha adottato una legge che prevede la somministrazione dei farmaci cannabinoidi e preparati della canapa presso le strutture del servizio sanitario regionale e le strutture private che erogano prestazioni in regime ospedaliero. Per garantire la continuita’ terapeutica e’ previsto che il trattamento possa proseguire anche in ambito domiciliare dopo che il paziente viene dimesso. La Toscana è la prima regione in Italia ad approvare una legge che facilita l’uso della cannabis a scopo terapeutico, ma in altri Consigli regionali esistono progetti anloghi per utilizzare farmaci cannabinoidi o preparazioni “magistrali” al fine di poter essere utilizzate nella cura di varie malattie come, ad esempio, la sclerosi multipla, il glaucoma o accompagnare la chemioterapia. Secondo la legge toscana I farmaci sono da acquistare tramite le farmacie ospedaliere, “nei limiti del budget aziendale”, e tramite le unità sanitarie locali.
Sulle proprietà terapeutiche della cannabis esiste una sterminata letteratura scientifica che ne documenta i benefici, mentre sulle necessarie riforme legislative e di politiche negli anni abbiamo potuto vedere progressi in molte zone del mondo, mai, una volta prese tali decisioni, si è deciso di tornare indietro. L’esempio più lampante sono i proibizionisti Stati Uniti dove la questione è stata quasi sempre avanzata con proposte popolari.
Ci appelliamo al Governo per due motivi:

1) perché venga dato seguito fattivo a un ordine del giorno (G202) presenato il 26 gennaio 2010 nel corso del dibattito per l’approvazione della legge ddl 1771 per garantire l’accesso alle cure palliative e alle terapie del dolore che portava le prime firme dei senatori PORETTI, PERDUCA, BONINO, CHIAROMONTE, MARINO IGNAZIO, SAIA, SARO, PARAVIA, VERONESI, LONGO, BIANCO, DONAGGIO, LIVI BACCI, ANTEZZA, BUBBICO, BARBOLINI, MERCATALI, CERUTI, GASBARRI, AMATI, D’AMBROSIO, PEGORER accolto dal Governo e che prevedeva nel dispositivo l’impegno del Governo “a considerare l’opportunità e la fattibilità, previa valutazione congiunta del Ministero della salute e del Dipartimento per le politiche antidroga della Presidenza del Consiglio dei ministri, di una produzione in Italia di medicinali a base di cannabis, tramite il centro di ricerca per le colture industriali di Rovigo e lo stabilimento farmaceutico militare di Firenze.”

2) perché possa prendere in considerazione quei disegni di legge presentati negli ultimi anni tanto alla Camera quanto al Senato per promuovere la cannabis terapeutica al fine di consentire un maggiore tasso di libertà di cure nel nostro paese, arrivando anche ad ipotizzare l’introduzione in Italia di precise norme sulla produzione per l’uso personale, proposte che andrebbero ad alleggerire i costi delle terapie e ad alleviare il carico che la persecuzione dei reati attualmente previsti arreca all’amministrazione della giustizia italiana, che già versa in gravi condizioni, per non parlare dei possibili proventi fiscali legati ad un nuovo regime di tassazione.

3) perché il governo convochi entro l’anno la VI conferenza nazionale sulle droghe.

Auspichiamo che dalle istituzioni possa venire una risposta dibuon senso che possa garantire una maggiore libertà di cura nel nostro Paese.