
Roma — I bambini che hanno iniziato i trattamenti con il metodo Stamina potranno proseguirli. Dopo mesi di prese di posizione, dopo relazioni di commissioni di esperti che hanno bocciato come «pericolose per la salute le tecniche messe a punto negli Spedali civili di Brescia da Davide Vannoni e Marino Andolina, dopo un’ordinanza dell’Aifa (il primo atto del genere nella sua storia) contraria a quella procedura, il ministero della Salute cambia posizione. Aveva cercato di bloccare il laboratorio, adesso permette ai suoi responsabili di andare avanti con la trentina di pazienti che sono già in cura, prevalentemente grazie alle sentenze di vari giudici italiani. La presa di posizione del ministro Renato Balduzzi lascia di sasso un bel pezzo del mondo scientifico medico, e sembra non essere gradita a tutti nemmeno all’interno delle istituzioni sanitarie. Nel regolamento adottato ieri dal consiglio dei ministri (che con un altro atto ha anche deciso di prorogare di un anno la chiusura degli ospedali psichiatrici giudiziari) si dispone che i trattamenti a base di cellule staminali mesenchimali, da farsi comunque in strutture pubbliche, possano proseguire per chi li ha iniziati «anche se preparati presso laboratori non conformi ai principi delle norme europee di buona fabbricazione dei medicinali e in difformità dalle disposizioni del decreto ministeriale 5 dicembre 2006, sotto la responsabilità del medico prescrittore». Il governo riconosce diritto di cittadinanza a chi è fuori dalle regole, in un provvedimento in cui non si cita Stamina, ma che è stato pensato esclusivamente per quel laboratorio. L’effetto è dirompente. Da un lato alcuni genitori che hanno lottato per fare curare i figli a Brescia, come il padre della piccola Celeste, segnalano una spaccatura tra chi è dentro e chi è fuori dal trattamento: «E una gioia incompleta, non tutti i bambini possono accedere alle cure». Dall’altro lato c’è la comunità scientifica, quasi senza parole. «È stata autorizzata una non terapia, che non ha alcuna efficacia dimostrata e non è preparata secondo i canoni delle agenzie europee perla tutela della salute e della sperimentazione delle staminali., dice Elena Cattaneo, direttore del centro di ricerca sulle staminali dell’Università di Milano: «Il malato e i suoi parenti sono al di sopra di ogni giudizio. Hanno un’extraterritorialità rispetto al buon senso e alla razionalità che non consente la formulazione nei loro confronti di qualsiasi “stigmatizzazione”. Diversa è la posizione di un ministro che deve tutelare la salute con armi vere, per tutti e a spese della collettività. Le fa eco Michele De Luca, direttore del centro veneto per le staminali, tra i pochi al mondo ad avere trovato con queste cellule una terapia che funziona: «Avevamo mandato una lettera aperta al ministro, ora sono senza parole. Ma che dicono I’Istituto superiore di sanità e l’Aifa? Qui non si rispettano le leggi.. Marino Andolina invece è contrariato perché teme un nuovo decreto che blocchi le cure compassionevoli: «Ora salviamo 30 vite, ma ci apprestiamo a vivere una tragedia peggio di Chernobyl. E una porcata.. In realtà, spiegano dal ministero, è pronto un nuovo regolamento per ridisegnare la materia «tenendo conto dei singoli casi, come nelle malattie rare». Se questi pazienti avranno bisogno di una terapia cellulare ci vorrà tra l’altro la prescrizione di un medico e il farmaco dovrà essere prodotto in una struttura che garantisca qualità. Dal ministero e dall’Istituto superiore spiegano che la decisione di ieri è stata presa dopo le sentenze, alcune di segno opposto, che avevano di fatto reso obbligatoria la cura per i bambini. Balduzzi aggiunge: «La norma si basa sul principio etico per cui un trattamento sanitario già avviato che non abbia dato gravi effetti collaterali non deve essere interrotto.. Con il provvedimento si conta anche di ottenere più informazioni sui risultati di Stamina. Gli unici ad aver provato lo stesso metodo sono stati i ricercatori del Burlo Garofalo di Trieste, nel 2010. Su cinque bambini trattati, è il risultato del loro studio, due sono morti e gli altri sono tutti peggiorati.

L’Associazione Luca Coscioni è una associazione no profit di promozione sociale. Tra le sue priorità vi sono l’affermazione delle libertà civili e i diritti umani, in particolare quello alla scienza, l’assistenza personale autogestita, l’abbattimento della barriere architettoniche, le scelte di fine vita, la legalizzazione dell’eutanasia, l’accesso ai cannabinoidi medici e il monitoraggio mondiale di leggi e politiche in materia di scienza e auto-determinazione.