
«E’ ora di parlare di droghe leggere legali, controllate e regolarmente tassate»: parola di Benedetto Della Vedova, senatore arrivato a Palazzo Madama con Monti, attualmente sottosegretario agli Esteri al Gruppo Misto ma, afferma, «rimasto sempre radicale».
Ieri ha inviato una mail a deputati e senatori per la creazione di un «intergruppo parlamentare per la legalizzazione della marijuana, capace di rivolgersi insieme a opinione pubblica e forze politiche e di lavorare a una proposta comune, credibile e concreta da presentare, entro questa legislatura, all’attenzione delle Camere».
Senatore Benedetto Della Vedova, perché questa proposta, ora?
«Vent’anni fa per una disobbedienza civile io sono stato arrestato, processato, condannato a tre mesi, con Pannella e Bernardini e, a distanza di vent’anni, cosa è cambiato? Nulla. Con un approccio proibizionista le cose hanno continuato a peggiorare, anziché a migliorare, per quanto riguarda la Cannabis. Dal punto di vista politico nel 2014 in molti stati americani, a seguito di referendum, è iniziata la sperimentazione di politiche di legalizzazione del consumo, del commercio e della produzione della cannabis con esiti molto positivi per il bilancio, per la riduzione delle spese della repressione e per la carcerazione. Si creano anche posti di lavoro regolari e si sottrae al narcotraffico una fonte di reddito».
E poi c’è l’Antimafia.
«Un altro punto è che nell’ultima relazione della Direzione Nazionale Antimafia ci sono argomenti, molto seri, molto rigorosi, che fanno il quadro di come, dopo decenni di proibizione e attività repressiva, la stima del mercato sia tra un milione e mezzo e i tre milioni di chilogrammi all’anno. La Dna afferma inoltre che questo quantitativo permetterebbe un consumo pro capite, compresi anziani e bambini, di 25-50 grammi annui, equivalenti a circa 120 dosi all’anno. Il mercato della cannabis è tale, per la Dna, da poter fornire una cifra tra le cento e le duecento canne all’anno per persona».
Cosa vuol dire?
«La Dna ci spiega che il mercato della cannabis è enorme, evidentemente non legale, ma libero. Questi quantitativi indicano un consumo di massa. Non che tutti usino la cannabis, ma di fronte questi numeri la Dna dice: “si ha il dovere di evidenziare a chi di dovere”, cioè a noi legislatori “che, oggettivamente e nonostante il massimo sforzo profuso dal sistema del contrasto alla diffusione dei cannabinoidi, si deve registrare il totale fallimento dell’azione repressiva”».
Con la legalizzazione l’uso potrebbe aumentare?
«La stessa Dna afferma che spetta al legislatore valutare se sarà opportuna una depenalizzazione della materia. Le esperienze che abbiamo, parlo degli Stati Uniti, non mostrano un aumento. Dobbiamo prendere atto, la Dna ce lo spiega in modo esplicito, che tutto l’apparato repressivo non solo non ha azzerato l’uso di cannabis, ma ha lasciato dei consumi enormi. E questi consumi trasferiscono alla criminalità organizzata redditi e profitti enormi. La legalizzazione, invece, significa controllo, tassazione, dissuasione e legalità. E significa anche liberare quelle forze di polizia per poter essere dedicate ad altri traffici, anche di altre droghe».
Ha già ricevuto risposte a questa sua proposta?
«Ancora non ho avuto il tempo di controllare. Ovviamente questa mia è una proposta personale come parlamentare e antiproibizionista di lunga data, che non riguarda minimamente il governo. Su questa mia proposta, non partisan, che spero venga raccolta, dovranno lavorare persone che non hanno attività di governo».
Crede che la sua iniziativa creerà imbarazzo all’esecutivo?
«Non credo, il fatto di essere un antiproibizionista non l’ho mai sottaciuto. Ma non è una cosa che riguarda minimamente il governo, penso che i parlamentari di maggioranza e opposizione che condividono l’idea debbano prendere atto che c’è bisogno di un cambio di passo».
Lei ha avuto diverse esperienze politiche, ma si considera sempre un radicale?
«Per i radicali vale il “semel semper”. Ho fatto esperienze diverse, le rivendico tutte. Io ho idee liberali e radicali e ho sempre cercato di fare politica in base a queste idee. Quando uno è radicale lo resta».
Gli States di Obama II Colorado è un esempio di piena legalizzazione. Oregon, Alaska, Washington e Washington D.C. hanno comunque legalizzato in forme diverse la cannabis per uso “ricreativo”. Per Della Vedova l’uso di cannabis andrebbe trattato in Italia, sul piano metodologico, come altri consumi nocivi legali, quali alcol e tabacco.

L’Associazione Luca Coscioni è una associazione no profit di promozione sociale. Tra le sue priorità vi sono l’affermazione delle libertà civili e i diritti umani, in particolare quello alla scienza, l’assistenza personale autogestita, l’abbattimento della barriere architettoniche, le scelte di fine vita, la legalizzazione dell’eutanasia, l’accesso ai cannabinoidi medici e il monitoraggio mondiale di leggi e politiche in materia di scienza e auto-determinazione.